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Referendum: quella brutta gioventù

Autore: . Data: mercoledì, 15 giugno 2011Commenti (0)

A mente fredda la ‘festa per la vittoria’ di Roma ha mostrato un ‘movimento’ settario, superficiale e conservatore. Per fortuna ci sono gli italiani.

Per un motivo ignoto alcuni pensano di essere i proprietari della vittoria del Si ai referendum di domenica e lunedì scorsi.

E’ la prima cosa che sorprende, perchè mostra con una disarmante facilità come il berlusconismo sia radicato anche tra i suoi oppositori.

Il raggiungimento del quorum e la percentuale plebiscitaria che ha messo il governo in un angolo hanno un solo protagonista: il popolo italiano.

I comitati, i partiti, le associazioni, i club o circoli che hanno promosso l’iniziativa sono solo una parte minima ed ininfluente di questo successo. In una parola: un tramite.

Se milioni di cittadini si recano alle urne in una fase storica tanto delicata della vita politica italiana, durante una crisi senza precedenti e nonostante un regime in gran parte corrotto abbia fatto di tutto per ‘narcotizzarli’, è palese il desiderio di cambiamento che scuote le coscienze di una nazione intera. Tanto forte da superare steccati, distanze, differenze e culture politiche incompatibili tra loro.

Sono andati alle urne cittadini di destra, di sinistra, del centro. Qualunquisti per un attimo distrattisi e tifosi di basket, macellai ed ingegneri nucleari, studentesse ed anziani pensionati.

MIlioni di persone stanche, avvilite dopo tre decenni di spazzatura berlusconiana, di proclami vuoti e di inganni. Esasperati dai festini di potenti al Bunga Bunga.

Non è vero che il voto si sia concentrato sui quesiti del referendum: acqua, nucleare, legittimo impedimento. L’affluenza è stata determinata dalla voglia di testimoniare un disagio ormai incontenibile, dal fastidio di vivere secondo gli schemi dell’oligarchia, dalla necessità di tornare ad esistere in un Paese nel quale si possa di nuovo immaginare il futuro.

Per loro natura i referendum sono sciabole: tagliano senza distinguere, non indicano mediazioni.

E’ evidente che per l’acqua in Italia siamo in guai seri. Anni di incuria, compromessi, furti e malgoverno hanno reso la rete distributiva un colabrodo. Milioni di metri cubi del prezioso liquido si consumano ogni minuto in uno spreco immorale.

Lo Stato e le amministrazioni locali non hanno i soldi per risanare la situazione, per cui sarà per forza necessario trovare soluzioni ‘miste’, pubblico-privato, per evitare che lo sperpero continui.

L’energia è il grande problema del nuovo millennio. Razionalizzazione delle reti, contenimento dei consumi, ottimizzazione delle risorse da soli non basteranno a produrre il necessario. L’eolico deturpa in modo terribile l’ambiente e non basterà, come non sarà sufficiente il solare. La ricerca dovrà scoprire nuovi sistemi e nuove ipotesi per ‘nutrire’ non solo l’Italia, ma il mondo intero. Ed il nucleare non può essere escluso. ‘Questo’ nucleare è pericoloso, ma molte altre possibilità rendono l’energia atomica un probabile protagonista del futuro prossimo venturo.

I referendum hanno ‘bocciato’ leggi scritte prima di tutto da affaristi, ma i temi della gestione dell’acqua e dell’energia non possono essere affrontati con dogmi. Il progressismo non prevede l’abrogazione delle ipotesi, delle possibilità, delle eventuali chiavi nuove offerte dalla ricerca.

Per il legittimo impedimento, pur riformato dalla Corte costituzionale, si è votato con un solo ed esplicito scopo: dire a Berlusconi che non ha diritto all’impunità.

Se l’opposizione, se una parte di essa, suppone di aver chiuso i capitoli acquedotti e centrali sbaglia perchè è evidente che si riproporranno ed anche presto. E chi ritiene di aver cancellato degli argomenti di discussione annuncia un pericolo tanto grave quanto il berlusconismo. Si tratta dell’integralismo ideologico che per molti decenni ha animato la sinistra burocratica, di apparato e stalinista, quella che ha distrutto gli ideali di riscatto e libertà proposti dai pensatori comunisti e socialisti.

Un’avanguardia, se così si può chiamare con un linguaggio antico, di quella temibile corrente è stata  rappresentata lunedì da moltissimi dei giovani che si sono riuniti a piazza della Bocca della verità per festeggiare il risultato dei referendum.

Non si cede al moralismo se si sottolinea che questi ‘difensori’ dell’ambiente, dei sentimenti e del rispetto si sono presentati insieme ad fiume di birra che ha attraversato la piazza già dal primo pomeriggio di una calda giornata di quasi estate romana. All’antiestetico spettacolo della politica etilica si sono aggiunti il tappeto di immondizia lasciato al termine della manifestazione o i cori scomposti e da stadio, poco appassionati e molto ultras, lanciati dalla folla informe al cielo e rimbalzati nel nulla.

Ma ancora peggio faceva impressione un drammatico sentire comune di quella strana gente, che dava l’impressione chiara di ritenersi proprietaria dell’unica verità possibile, la propria. Insomma, alla Bocca della verità non c’era il ‘popolo progressista’ o ‘laico’, ma un ‘conglomerato conservatore’, qualunquista e pericolosamente settario.

In un collegamento dalla ‘piazza’, il direttore del Tg3 Bianca Berlinguer ha invano tentato di far parlare uno dei presunti leader di un qualche Comitato. Per tutta risposta il ragazzotto ha ululato accuse incomprensibili e quando la giornalista gli ha chiesto di spiegare il senso ‘politico’ del referendum non ha ottenuto nulla, se non l’espulsione della troupe dalla manifestazione.

Dopo tre decenni di follia la Repubblica deve essere rifondata, il Paese è in ginocchio. Le panzane del berlusconismo, il razzismo della Lega, l’intransigenza mascherata dalla destra fascista nascosta nel Pdl hanno ferito l’Italia gravemente e l’attuale opposizione non ha saputo contenere e contrapporsi a questo processo devastante.

Tornare al futuro vorrà dire, allora, prima di tutto ricostruire la capacità di ascolto, di dialogo, di rispetto reciproco.

Quella piazza di ‘vincitori’ ricordava in modo preoccupante la strategia del ‘non facciamo prigionieri’ che è propria del Cavaliere e dei suoi La Russa, Verdini, Gasparri, Cicchitto, ecc. Ed anche ne rispecchiava il populismo, la rozzezza, la semplificazione dei pensieri, la tendenza a non tollerare le idee diverse.

Bene ha fatto Di Pietro a restituire ai cittadini il merito di una vittoria. A tutti i cittadini, a prescindere dal loro orientamento politico. Perchè solo imparando la coesistenza pacifica ed i suoi valori si impara a vincere il berlusconismo.

E’ il caso di affrontare la questione movimenti prima che sia tardi. Prima che le sciocchezze sulla ‘centralità di Facebook’ o della ‘rete’, le intransigenze ideologiche, le velleità e soprattutto l’assenza di spessore caratteriale finiscano col respingere di nuovo i milioni di italiani saggi ed intelligenti che nelle elezioni amministrative ed al referendum hanno chiesto un cambiamento.

Un popolo per nulla moderato, assolutamente non prevenuto e decisamente stanco. Milioni di persone che vogliono partecipare ‘prima che sia troppo tardi’. Sono loro i vincitori e solo loro debbono avere il privilegio di scrivere le ipotesi per il futuro.

Roberto Bàrbera

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