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Rai: Lottizzato io? Neppure a parlarne!

Autore: . Data: giovedì, 30 giugno 2011Commenti (0)

Il direttore di RaiTre, ‘in quota opposizione’, conferma lo strapotere dei partiti nell’azienda pubblica. Il ‘malanno’ colpirebbe tutti, tranne naturalmente lui.

Paolo Ruffini, capo reintegrato dal tribunale di quella che fu la Terza rete di Guglielmi e Curzi, ha parlato della Rai. Nessuna novità di rilievo nell’intervista rilasciata al ‘Corriere della Sera’, salvo l’ennesima autoesclusione di un dirigente dalle pratiche di spartizione che sembrano alla base di qualunque nomina avvenga in viale Mazzini.

Il capo di RaiTre è un giornalista nato nel 1956 ed arrivato nella stanza dei bottoni della rete assegnata al centrosinistra per motivi misteriosi. Figlio di un potente ministro democristiano degli anni ’70, Attilio, nipote del cardinale Ernesto e parente stretto di uno dei principali collaboratori di Berlusconi, Enrico La Loggia, Ruffini si era occupato con molta professionalità di informazione, ma mai di programmi. Nonostante ciò nel 2002 fu nominato direttore di rete.

In un’altra lontana intervista, il direttore aveva affermato: “Sono laureato in legge ed ho compiuto tutti gli studi dai Gesuiti. Da loro ho imparato un metodo che cerco di applicare sempre nella vita e nella professione: la pratica del dubbio come la costante ricerca della verità, e la necessità di rispettare chi ha idee diverse” Ed ancora: “Ho sempre creduto che la mia testimonianza di vita come uomo e credente potesse servire agli altri come stimolo e confronto. La verità deve essere sempre proposta e mai imposta, con una grande apertura al dialogo verso chi la pensa diversamente”.

Nonostante la stimabilissima temperanza dell’uomo, ci sarebbe da chiedersi in quale altro Paese del mondo occidentale un dirigente pubblico che si è definito “credente”, quindi sincero assertore di un dogma, possa essere autorizzato a dire “la verità deve essere sempre proposta e mai imposta”. Cos’è la verità e soprattutto quale verità? E perchè non lasciare la religione (come le idee partitiche) fuori dalla porta dell’ufficio?

Al ‘Corriere’ Ruffini ha detto: “La politica è ossessionata dalla televisione. Vuole decidere tutto: i palinsesti, le scalette, gli ospiti e i conduttori”. Il suo ‘prodotto’ ha successo, è molto ben fatto (in alcuni casi), gode di un seguito ampio di telespettatori. Ma se la “politica vuole decidere tutto” come fa Ruffini a resistere?

“Ma la politica si illude – ha risposto -. È un’ossessione perdente. Rai3 non è un partito. Non siamo un fortino da espugnare. La politica dovrebbe essere al servizio della società e dovrebbe fare un passo indietro”. Infatti lui ad un certo punto fu sostituito da un altro giornalista, l’ex direttore del Tg3 Antonio Di Bella, e poi reintegrato “perché la rimozione era venuta sulla base di una decisione che non aveva motivazioni aziendali ma che era frutto di una discriminazione politica”, ha raccontato lui stesso.

Chissà i consiglieri di amministrazione nominati dall’opposizione cosa pensano di quell’incidente, nel quale un ‘loro’ nominato fu silurato per far posto ad una altro ‘loro’ nominato.

Nelle dichiarazioni al quotidiano milanese, infine, Ruffini ha parlato della lottizzazione.

Domanda del ‘Corriere’: “Qual è il problema la politica invadente? La politica che designa?”

Ruffini: “Non solo in Italia ma in particolar modo in Italia, la politica è ossessionata dalla tv. Pensa che la soluzione ai problemi del Paese sia il controllo della tv. Cioè la costruzione di un mondo virtuale attraverso la televisione. Questa cosa non funziona”.

‘Corriere’: “Però anche lei è arrivato su indicazione del mondo della politica”.

Ruffini: “E a lei chi l’ha detto?”.

‘Corriere’: “Non è così?”.

Ruffini: “No, non lo so… a me non risulta (ride, ndr). Le racconto come è andata, poi ognuno la pensa come vuole. Sono entrato in Rai nel ’96 quando il direttore del giornale radio fu chiamato a fare il direttore del Tg1. Io non me l’aspettavo, fui chiamato da Enzo Siciliano e Franco Iseppi, presidente e direttore generale della Rai. Presumo… presumo…, onestamente presumo, scelto perché ero un giornalista discreto e così feci, credo abbastanza bene, il direttore di Radio Uno. Poi mi è stato chiesto di fare il direttore di rete. Sicuramente sono note le mie idee politiche ma chi vede Rai3 sa che cerco di dirigerla secondo un principio di libertà e non di appartenenza politica. Non sono iscritto ad alcun partito. Francamente non capisco come si possa arrivare a censire le opinioni politiche di ciascuno di noi per poter dire che si appartiene a questa o a quella area politica, cioè finalizzato a dire che quel lavoratore Rai è un funzionario di partito. Anzi, personalmente ho avuto molti attacchi e non sono stato mai al guinzaglio di alcuno”.

Negli anni nessuno ha mai smentito l’esistenza della lottizzazione e chiunque abbia varcato i cancelli di viale Mazzini sa molto bene di cosa si tratti. Eppure chi raggiunge i vertici dell’azienda si considera sempre un’eccezione alla regola. Insomma, i lottizzati sono sempre gli altri.

La notizia non può che confortare.

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