Nucleare: i trucchetti di Berlusconi non funzionano più
La Cassazione conferma il referendum sulle centrali e boccia il tentativo del governo di annullare la consultazione.
Nel lontano 1990 un Tribunale, quello di Venezia, certificò che il premier aveva mentito. Scrisse senza mezzi termini la Corte: “Ritiene il Collegio che le dichiarazioni dell’imputato non rispondano a verità… Ne consegue quindi che il Berlusconi, il quale, deponendo davanti al Tribunale di Verona nella sua qualità di teste-parte offesa, ha dichiarato il falso su questioni pertinenti alla causa ed in relazione all’oggetto della prova, ha reso affermazioni non estranee all’accertamento giudiziale e idonee in astratto ad alterare il convincimento del Tribunale stesso e ciò (a prescindere dal mancato utilizzo processuale delle dichiarazioni menzognere medesime da parte del giudicante) ha compiutamente realizzato gli estremi obiettivi e subiettivi del contestato delitto… Il reato attribuito all’imputato va dichiarato estinto per intervenuta amnistia”.
Insomma, non condannato, ma comunque bugiardo. Sul nucleare in un recente summit con il presidente francese Nicholas Sarkozy, altro personaggio dalla fervida immaginazione, il premier aveva detto che dopo il gravissimo incidente di Fukushima il governo italiano aveva compreso che i cittadini non volevano le centrali previste dal governo. Secondo il Cavaliere il disastro giapponese “ha spaventato gli italiani, come dimostrano anche i nostri sondaggi” e che per questo aveva deciso di inserire una moratoria per dare tempo all’opinione pubblica di “tranquillizzarsi”. In pratica, il provvedimento inserito nel dl omnibus serviva a far saltare il referendum, guadagnare tempo e poi far ripassare il programma di straforo e senza troppo clamore.
“L’energia nucleare è sempre la più sicura”, aveva pontificato ‘Papi Silvio’, aggiungendo: “Se fossimo andati oggi a quel referendum, il nucleare in Italia non sarebbe stato possibile per molti anni a venire. Il governo quindi responsabilmente ha ritenuto di introdurre questa moratoria per far sì che si chiarisca la situazione giapponese e per far sì che magari dopo un anno o due si possa ritornare ad avere un’opinione pubblica consapevole della necessità di tornare all’energia nucleare”.
La trovata degli azzeccagarbugli berlusconiani è rimasta una speranza. La Corte di Cassazione ha accolto una istanza presentata dal Pd che chiedeva di applicare il quesito referendario alle nuove norme appena votate ed in questo modo lasciare immutata la richiesta di abrogazione. Adesso invece di applicarsi alla precedente legge la domanda alla quale dovranno rispondere gli elettori si applicherà alle nuove norme sulla produzione di energia nucleare, ovvero alla cosiddetta “moratoria”.
Per Berlusconi è davvero un periodo nero, nel quale sembrano fallire tutte le strategie di manipolazione delle regole. Adesso non resta che andare raggiungere il quorum.


Lascia un commento