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Napoli: camorra ed opportunisti alla guerra della monnezza

Autore: . Data: lunedì, 27 giugno 2011Commenti (0)

L’attacco al sindaco De Magistris è cominciato subito. Nella città sommersa di spazzatura si sta giocando una complessa lotta per il potere ed il nuovo inquilino di Palazzo San Giacomo deve essere ‘normalizzato’ immediatamente. A tutti i costi.

Il capoluogo è nel caos. Ovunque rifiuti, gente che appicca incendi ai cassonetti, blocchi stradali ed un fetore immondo. Tra sabato e domenica in 13 ore i pompieri hanno eseguito 75 interventi tra Napoli e provincia. Dalle 8 alle 11 sono state 15 le richieste al 115 di intervento per spegnere il fuoco appiccato alle montagnole di spazzatura. La maggior parte degli interventi si è verificata nel Giuglianese a Varcaturo Giugliano e Melito, a Napoli in centro e in periferia e nel quartiere di Pianura.

Inoltre, secondo i pediatri nell’ultimo mese si è notato un aumento del 10-20 per cento delle patologie respiratorie tra i bambini. Il presidente della Federazione italiana pediatri (Fimp), Giuseppe Mele, ha reso noto che “da circa un anno la rete dei pediatri a Napoli ha avviato un monitoraggio per verificare l’eventuale aumento di patologie pediatriche in relazione alla questione rifiuti”.

Se per patologie di tipo oncologico e per quelle gastrointestinali, ha spiegato Mele, “non è stato riscontrato un aumento significativo dell’incidenza rispetto al resto del territorio nazionale”, per le malattie respiratorie “nell’ultimo periodo si è riscontrato un aumento percentuale significativo di disturbi quali asma, tossi, faringiti e bronchiti asmatiche nei bambini, soprattutto in quelli più ’predisposti’ come, ad esempio, i bambini allergici”.

“La causa – ha continuato il medico – è da ricercarsi nei roghi di rifiuti che continuano a verificarsi e che sono molto tossici per le sostanze, come la diossina, che vengono prodotte a seguito della combustione della plastica”.

Mele ha chiarito che “è fondamentale tenere i bambini lontani dai roghi di immondizia ed è importante, soprattutto in questa situazione cercare di portarli a mare il più possibile, poichè l’esposizione all’aria e all’acqua marina può ridurre gli effetti di tali disturbi’. Altro consiglio è quello di consumare cibi ben cotti: “Con l’aumento delle temperature in questi giorni, infatti – ha insistito il pediatra – prevediamo in generale un aumento dei disturbi gastrointestinali nei bambini, anche se non collegabili per il momento all’emergenza rifiuti”.

Il segretario della Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg), Giacomo Milillo, da parte sua ha dichiarato che anche i medici di famiglia “hanno attivato sul territorio napoletano un monitoraggio in particolare su tre tipi di patologie: le malattie della pelle e quelle respiratorie, suscettibili di un aumento dell’incidenza a causa dei roghi di immondizia, e le patologie gastrointestinali, eventualmente collegabili a infezioni batteriche da rifiuti”. Per il momento, “nella popolazione adulta – ha affermato Milillo – non sono stati riscontrati dati epidemiologici significativi”. Ma il prevedibile aumento delle temperature nei prossimi giorni, ha concluso il clinico “è sicuramente un fattore di rischio in piu’, perchè il caldo facilita la fermentazione dei rifiuti per strada e la proliferazione dei batteri patogeni”.

In questi scenario desolante il governo è immobile. La Lega, infatti, impedisce di prendere provvedimenti che consentano di smaltire i rifiuti fuori dal territorio della Campania. I celtico-padani, sempre più in crisi e per questo costretti a battere sul tema del razzismo antimeridionale per tentare di riconquistare credito, non ricordando però che numerose aziende del Nord, anche a volte con la ‘collaborazione del crimine organizzato’, hanno spedito rifiuti speciali al Sud, contribuendo al degrado territoriale di quella parte del Paese.

Il disastro campano non sembra comunque facilmente risolvibile. Dalla raccolta dei rifiuti al loro smaltimento finale c’è una lunga strada da percorrere. In Campania  si producono in media circa 7200 tonnellate al giorno di ’solidi urbani’.  Una quantità in linea con la media nazionale.

La competenza della raccolta dalle strade, la differenziata e il trasporto in discarica compete ai singoli Comuni. La legge, poi, assegna alle Province la gestione dell’impiantistica, ovvero degli impianti Stir (gli ex Cdr) e delle discariche.

Alla Regione, invece, attraverso l’ufficio flussi, spetta l’assegnazione dei quantitativi di spazzatura ai vari impianti: quote che sono assegnate quotidianamente sulla base della capacità ricettiva dei singoli impianti e delle esigenze delle singole province.

Dallo scorso mese di gennaio le altre province hanno dato hanno offerto aiuto a quella di Napoli, accogliendo parte dei rifiuti. Il capoluogo di Regione, che ha il maggior numero di abitanti, ha una produzione media di 1200 tonnellate al giorno, con picchi che si registrano tra la primavera e il mese di luglio e durante le festività natalizie. I rifiuti ’tal quale’ (quelli che finiscono in maniera indifferenziata nei cassonetti) e quelli che provengono dalla raccolta differenziata (ovvero dopo la selezione e separazione di vetro, plastica, carta, alluminio e della sostanza umida da destinare ai compostaggi) finiscono agli Stir che in Campania sono sette. Tre in provincia di Napoli, Giugliano e Tufino, gestiti dalla società provinciale Sap.Na e Caivano, uno a Pianodardine in provincia di Avellino, uno a Casalduni in provincia di Benevento, uno a Santa Maria Capua Vetere nel Casertano e l’ultimo a Battipaglia, in provincia di Salerno.

Negli Stir ha luogo la lavorazione, dalla quale si ricavano la frazione umida trattata che finisce successivamente in discarica e quella secca destinata alla combustione nell’unico impianto di termovalorizzazione di Acerra. Delle sei discariche attive nella regione due sono in provincia di Napoli: quella di Chiaiano, ormai quasi satura e cava Sari a Terzigno che, però, dopo le proteste dello scorso autunno accoglie solo i rifiuti ’tal quale’ di 18 comuni della zona vesuviana mentre prima smaltiva anche un quantitativo proveniente da Napoli. Poi c’è la discarica di Macchia Soprana, a Serre, nel salernitano, San Tammaro, in provincia di Caserta, Sant’Arcangelo Trimonte nel beneventano, e infine Savignano Irpino, in provincia di Avellino.

La legge prevedeva l’apertura di altre discariche, come quella di Cava Vitiello, sempre a Terzigno, poi ’cancellata’ dopo le proteste dello scorso autunno. Inoltre la ricettività delle discariche non è adeguata alle esigenze e per questo si è fatto ricorso al trasferimento del ’materiale trattato’ fuori regione. Insomma, se non c’è dove buttar via i rifiuti c’è poco da fare.

Il centro destra e la camorra, che gestisce il mercato clandestino della spazzatura e le discariche illegali hanno lanciato una campagna anti De Magistris, che forse per inesperienza, forse per superficialità aveva promesso di “risolvere” il problema in pochi giorni.

Se Calderoli si oppone nel governo al conferimento della spazzatura in altre Regioni, ìl suo collega di partito, il governatore del Veneto Luca Zaia, ha detto: “Non si tratta di mancanza di solidarietà da parte nostra. L’emergenza rifiuti a Napoli si trascina da troppi anni. Noi li avevamo avvisati, lo sapevano. A questo punto la spazzatura napoletana non la vogliamo, sarebbe imbarazzante”.

Zaia, con la sempre meno tollerabile attività segregazionista del partito di Bossi, ha dato l’ennesimo esempio di quanto sia pericolosa la strategia razzista del Carroccio.

Il governatore della Campania, Stefano Caldoro, membro di un partito guidato da Nicola Cosentino, sospettato dalla magistratura di collusioni con la camorra, dopo essere stato indagato dalla Procura di Napoli per epidemia colposa, ieri ha reagito: ”Non ci sto a pagare le colpe di 15 anni di inadempienze e responsabilità dei Comuni, responsabilità anche perduranti ancora oggi”. “Non ci sto a pagare le colpe dei ricatti e del boicottaggio della camorra”, ha aggiunto, rendendo chiaro di non voler tollerare i “comportamenti irresponsabili, di fronte a questa emergenza nazionale, della Lega Nord”.

Per Caldoro “la posizione della Lega incomprensibile e inaccettabile”. Quindi, ricorrendo al solito scaricabarile il governatore ha aggiunto: “Come Regione Campania noi abbiamo fatto tutto quello che dovevamo mentre altri no, a partire dai Comuni e anche il governo con l’inaccettabile posizione della Lega”.

Per tutti questi motivi “la Regione Campania esce dai tavoli istituzionali locali e con il governo nazionale”. La decisione “non è una protesta, ma una messa in mora”. “Se si è a un tavolo e si fa quello che si deve fare, è giusto pretenderlo anche dagli altri. Uscire dai tavoli ci mette in condizione di fare il nostro lavoro in piena libertà”, ha chiarito Caldoro.

Il nuovo vicesindaco di Napoli, Tommaso Sodano, per fortuna ha reso noto che “grazie ad un’attività di raccolta incessante, oggi (domenica, ndr) si registrano 1720 tonnellate di rifiuti per strada, mentre ieri (sabato, ndr) erano 1850. Tenendo conto che si sta procedendo ad un impegno di 24 ore su 24, dovremmo scendere sensibilmente anche oggi”.

”La situazione resta critica, ma da quattro giorni continuiamo a registrare una diminuzione del numero di tonnellate di rifiuti in strada – ha proseguito – E’ di fondamentale importanza, però, che da domani la Regione liberi il transito verso le altre province, come si era impegnata a fare nei giorni scorsi in sede istituzionale, e autorizzi i mezzi della città di Napoli a sversare”. “Senza questa disponibilità e senza l’approvazione del decreto da parte del Governo – ha affermato Sodano – la situazione si aggraverebbe di nuovo, vanificando tutti gli sforzi compiuti fino ad ora”.

Ma come è chiaro se non si definisce dove mettere l’immondizia il problema rimarrà aperto. E gli interessi convergenti degli avversari della nuova giunta ‘senza padrini’ di Palazzo San Giacomo difficilmente permetteranno di chiudere una vicenda nella quale camorra ed esponenti dei partiti (di tutti gli schieramenti) hanno troppo da perdere.

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