Le Ferrovie festeggiano 10 miliardi di ricavi. Ma i passeggeri piangono
Il nuovo corso ‘competitivo’ voluto dalla dirigenza dell’azienda continua a non tener conto della funzione sociale della mobilità . Aumentano i prezzi e diminuisce l’offerta. Ma in compenso gli affari vanno bene.
Investimenti per 27 miliardi di euro in 5 anni, di cui 6 in nuovi treni, e un fatturato di gruppo che nel 2015, con le attività estere, punta a superare i 10 miliardi di euro.
Inoltre, l’abbattimento dei costi operativi di ulteriori 300 milioni con un’incidenza sul fatturato contenuta al 74 per cento e con l’obiettivo di far crescere tutti i principali indicatori di redditività .
Sono i numeri del piano industriale 2011-2015 delle Ferrovie dello Stato, presentato dall’amministratore delegato del gruppo, Mauro Moretti e dal presidente Lamberto Cardia.
Ed anche promesse. Il ‘Capo’ di Trenitalia Moretti ci ha tenuto a dire che dal 2015 sulla tratta Roma-Milano un nuovo convoglio da 360 all’ora coprirà la distanza tra le due metropoli in due ore e venti minuti.
Moretti non ha detto nulla sulle 12 ore e 50 minuti necessari per raggiungere Palermo dalla Capitale. E, forse, mai nulla dirà . Neppure in futuro.
Il piano industriale delle Ferrovie dello Stato che cambiano anche nome ed aggiungono ad Fs anche ’italiane’, prevede pure uno sviluppo all’estero, l’aumento dell’offerta nelle grandi aree metropolitane e lo sviluppo della filiera merci-logistica.
Il gruppo prevede infine di completare entro il 2015 le nuove stazioni dell’alta velocità e di eseguire interventi per 17 miliardi di euro sulla rete convenzionale e di 3,5 miliardi di euro su quella alta velocità /alta capacità .
Fin qui i numeri. Poi c’è la realtà : prezzi dei biglietti salatissimi, sistema dei trasporti locali sempre meno efficiente, standard di qualità molto discutibile, puntualità per nulla assicurata.
Le ferrovie dovrebbero essere uno dei servizi pubblici essenziali. Dovrebbero disporre di risorse statali per tenere i prezzi dei biglietti al minimo, dovrebbero garantire tratte in grado di raggiunge i centri più lontani e piccoli, dovrebbero curare la puntualità e la pulizia.
Insomma, non dovrebbe essere l’utile a governare le scelte, ma il benessere dei cittadini. E se per ottenere questo risultato l’azienda va in passivo poco male.
Invece nel nostro Paese la cultura ‘del mercato’ ha tolto il posto a quella ‘sociale’. E chiunque utilizzi un treno lo sa bene.


Le Ferrovie dello Stato appartengono al 100% al Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Si tratta di un ministero della Repubblica Italiana.
La Repubblica Italiana si fonda su di una costituzione.
Oggi la distanza tra la Costituzione “reale” e Costituzione “materiale” è insostenibile:
Parti dell’Italia in cui lo Stato non esiste.
Il piano delle FSI ne è la conferma: Lo Stato non investe in una parte del Paese (così come negli ultimi 150 anni).
Se un italiano “volenteroso” volesse andare in vacanza nella parte più bella del Paese arrivato “in un batter d’occhio” a Napoli poi …
7 ore per Crotone
impossibile arrivare a Matera (la ferrovia non esiste lì)
12 ore per Palermo
7 ore per Pescara
7 ore per Locri
15 ore per Agrigento
5 ore per Lecce
a morte l’Italia
Lascia un commento