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Il capolinea adesso aspetta Bossi

Autore: . Data: giovedì, 16 giugno 2011Commenti (0)

Il leader leghista travolto dall’abbraccio mortale con Berlusconi. La coppia, 145 anni in due, lascia in eredità il periodo più cupo della storia repubblicana.

A prendere le  sberle nelle ultime due consultazioni popolari non è stato solo il Cavaliere.

Anche il Senatùr esce malconcio dall’avventura, anzi del tutto tramortito.

Tradendo le sue indicazioni un celtico-padano su due ha deciso di andare a votare per i referendum e, per di più, bocciando il ‘legittimo impedimento’, il lasciapassare che ‘Papi Silvio’ ha preteso per evitare le aule dei tribunali e le possibili condanne per reati non da nulla: corruzione, prostituzione minorile, concussione, ecc.

Da tempo ascoltando Radio padania si ha la sensazione che la base leghista sia sconcertata. L’alleanza di ferro con il presidente del Consiglio non convinceva e tantomeno convince oggi. Tanto che alcuni hanno anche sostenuto che l’emittente abbia fatto ricorso, qualche volta,  alla censura per evitare troppe critiche alla linea ufficiale del partito.

Bepi Covre, ex sindaco di Oderzo ed una volta un leghista di rilievo, ha detto: “Dietro Flavio Tosi e Luca Zaia c’è un’intera pattuglia di sindaci 40enni, gente che si è fatta sul campo e ragiona con la propria testa. Lo si è visto sui referendum…”.

Tosi e Zaia, infatti, hanno deciso di partecipare al voto, anche loro in conflitto con ‘Capo’.

Per Covre, che si definisce un “maronita”, ovvero un seguace di Maroni, “Umberto (Bossi, ndr) è un mito, è la Lega, ma oggi deve capire che è il momento di passare la mano”. Questo perchè “la politica italiana ha un grande difetto: una classe dirigente inamovibile. La gente non ne può più”, ha aggiunto. Per poi pronunciare la frase fatidica: “I totem vanno messi da parte. Anche Bossi, certo. Un grande attore sa quando uscire di scena”.

Tuttavia, se è chiara l’inadeguatezza del ‘lìder maximo’, non appare certa la capacità dei suoi delfini  a tenere in piedi una formazione politica che ha basato il proprio successo sulle chiacchiere.

Il federalismo (cosa della quale nessun italiano è in grado di spiegare il significato), l’acqua ‘sacra’ del Po, le origini celtiche, il sole delle Alpi e soprattutto la padania sono sciocchezze che si sono affermate grazie alla capacità del Senatùr ad attrarre persone confuse, qualunquiste o semplicemente in cerca di una soluzione alla crisi della partitocrazia.

Il collante vero che ha tenuto in piedi la Lega sono stati razzismo, paura e livore verso uno Stato vorace e inefficiente. Ma dopo anni di governo nella Roma ladrona i cittadini del nord stanno cominciando a capire che il partito di Bossi non è stato capace di concludere nulla, mentre il nepotismo (Renzo detto ‘il trota’, il figlio del Capo e consigliere regionale a 23 anni e tre bocciature alla maturità)  e gli scandali sessuali del premier hanno fatto il resto.

Bossi, forse stanco per la malattia o semplicemente per incapacità, non ha capito che l’alleanza con il Pdl stava indebolendo il ‘ribellismo qualunquista’ dei suoi.

Ed il gruppo dirigente leghista, Maroni, Calderoli, Castelli, Zaia, Tosi ed altri, sono personaggi in cerca d’autore, individui che quando in Italia si faceva politica, quella vera, non avrebbero trovato in un partito vero neppure il posto di usciere.

Adesso la sgangerata armata guidata da Brancaleone-Bossi si sta preparando al ‘raduno di Pontida’ per chiarire le posizioni future del movimento. E quel che è peggio il centro sinistra spera che i celtico-padani rompano gli indugi e lascino Berlusconi al suo destino.

Il cinismo di Bossi permette di non escludere nulla, anche un ribaltone.  Ma una cosa è certa: quel partito, con il Pdl, è stato il portatore del tornado razzista, xenofobo ed antinazionale che col berlusconismo ha avvelenato la vita pubblica italiana negli ultimi anni.

Il problema politico, allora, non è quello di ‘recuperare alla democrazia’  quel partito, ma piuttosto il contrario. E’ il momento di relegarlo in un isolamento senza sconti che ne accelleri la dissoluzione.

Nella giornata di ieri i ‘celoduristi’ hanno offerto l’ennesimo caso di razzismo. Hanno proposto durante la discussione parlamentare del dl Sviluppo di adottare “punti in graduatoria in base alla residenza, così i prof. del Sud non supereranno quelli del Nord”. Aggiungendo: “No all’invasione da parte degli insegnanti meridionali. No allo stravolgimento delle graduatorie. Come Lega dobbiamo tutelare i nostri docenti. Ci sarà un’invasione di persone dal sud perché da noi ci sono più possibilità di inserimento”.

Gli elettori più accorti hanno già cominciato a capire la miseria di questa politica e gli altri seguiranno, non appena sarà chiaro che l’esperienza volge al termine.

Partiti con ben altra storia si sono dissolti nel nulla per molto meno: la Dc, i socialisti, i repubblicani, i liberali. Lo stesso processo toccherà la Lega, sempre che l’ambulanza del ‘centro sinistra’ non corra in soccorso. Però anche da Bersani e soci c’è da spettarsi di tutto, come è tristemente noto.

Non resta che sperare nel fato.

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