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I referendum seppelliscono Berlusconi

Autore: . Data: martedì, 14 giugno 2011Commenti (0)

Il Cavaliere è ormai finito. Il raggiungimento del quorum travolge anche l’ultima barricata. Ma la svolta non si vede affatto.

Dopo gli schiaffi di Milano, Napoli, Trieste e Cagliari adesso il raggiungimento del quorum e la bocciatura della privatizzazione dell’acqua, del nucleare e, soprattutto, delle leggi ad personam.

In realtà il quesito sul legittimo impedimento era il vero nodo politico di questa consultazione. Astensione o insuccesso sul quorum avrebbero autorizzato il premier a sostenere che i cittadini italiani lo vogliono ‘libero’ da impegni giudiziari, che i giudici ‘rossi’ debbono lasciarlo in pace.

La bocciatura della legge che avrebbe dovuto proteggere Berlusconi dalle aule dei processi (anche se il pronunciamento della Corte costituzionale aveva già ridimensionato il provvedimento) vuol dire molte altre cose.

Prima di tutto che ‘Papi Silvio’ deve sottoporsi come tutti al giudizio dei magistrati e poi che le furbizie legali autorizzate dal Parlamento non piacciono agli italiani.

Da oggi l’uomo del Bunga Bunga è nudo, ha finito di essere il padrone del Paese e di imperversare impunito.

Tuttavia il futuro non si annuncia roseo.

Intorno al Cavaliere, in trent’anni di dominio demagogico, si sono costruiti due fenomeni molto complessi.

Prima di tutto si è affermata una visione del mondo e della vita, detta berlusconismo, che non tiene conto delle regole morali elementari, non rispetta le minoranze, ritiene che il raggiungimento del ‘successo’ autorizzi chiunque a far qualunque cosa.

Intorno a questa ideologia si è costruito un gruppo di potere e di interesse molto vasto, composto da politici, faccendieri, puttane e nani. Gente (e gentaglia) che si è impossessata di una parte rilevante della macchina pubblica.

Parlamentari, manager, giornalisti, funzionari e medici, ragazze e ragazzi senza qualità si sono imposti in veste di ‘classe dirigente’ ed insieme al leader hanno portato il Paese oltre la rovina.

La rifondazione della Repubblica dovrebbe essere da anni al primo punto dell’agenda politica, ma i partiti, di maggioranza e di opposizione, non hanno neppure immaginato un programma per farlo.

L’opposizione, in tutte le sue componenti, non offre garanzia. Il centro sinistra o il cosiddetto Terzo polo non danno segni distintivi concreti dal berlusconismo ed in quelle forze hanno preso piede e non solo la corruzione, ma anche il personalismo spinto lanciato dal Cavaliere.

A dimostrarlo è ‘l’astro nascente’ della ‘sinistra’, ovvero il governatore pugliese Vendola.  Il leader di Sel è un’immagine riflessa del premier, un personaggio che attraverso un linguaggio gassoso promuove se stesso e non un processo collettivo di individuazione di temi ideali e politici utili per tirare fuori il Paese dal degrado e dalla crisi.

Bersani fa finta di governare un partito multiplo, nel quale convivono anime inconciliabili tra loro, mentre il Terzo polo non ha una fisionomia unitaria e neppure mostra di poterla avere in futuro.

Insomma, Berlusconi è ormai crollato sulle sue balle, ma lascia agli italiani la pesante eredità del nulla sul quale ha costruito la sua squadra di terz’ordine.

Se i cittadini non sapranno riversare dentro i partiti la passione con la quale hanno saputo battere la burocrazia dei partiti di centro sinistra ed affermare la voglia di cambiare di questi giorni lo sforzo sarà stato vano.

Accadrà il miracolo?

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