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Dramma-stalking: la parola all’esperto

Autore: . Data: lunedì, 27 giugno 2011Commenti (0)

Andrea Falcetta, avvocato in Cassazione, ha una lunga esperienza alle spalle sul delicato problema dello stalking. Del tema si è discusso in occasione del recente seminario svoltosi a Roma a palazzo Marini (organizzato dall’Argos, la onlus della Polizia di Stato con l’Upcar, in collaborazione con gli Amici della Romania) e siamo tornati sull’argomento con un giurista esperto in materia.

“In termini esistenziali – spiega Falcetta – lo ‘stalker’ è, per una donna, un vero e proprio ‘spossessamento’ di qualsiasi libertà del quotidiano, dal fare la spesa al recarsi al lavoro, all’uscire per una passeggiata, al poter vivere alla luce del sole sentimenti o relazioni con altri uomini o persino con le amiche o gli amici: un sostanziale ‘esproprio’ di abitudini e piaceri, anche i più  piccoli, ma egualmente preziosi, che precipita la vittima in una sensazione di assedio continuato ed instancabile da parte del persecutore.

In termini giuridici, “il codice penale all’art. 612 bis – continua l’avvocato – lo definisce come un insieme di ‘atti persecutori’ la cui caratteristica è la reiterazione e la cui conseguenza è quella di causare alla vittima un perdurante stato di ansia, ovvero un fondato timore per l’incolumità propria o dei propri cari e di costringere, perciò, ad alterare, con sofferenza emotiva, le proprie abitudini di vita”.

E’ punibile su querela che può essere presentata entro 6 mesi dall’ultimo in ordine cronologico  degli atti persecutori, l’arresto è facoltativo e la carcerazione preventiva dello stalker è consentita.

Falcetta introduce così la sua esperienza sul campo: “Nel 1998 ho seguito una mamma e la sua bimba di 16 anni, che subivano atti persecutori spesso estremamente violenti da un ex della donna, che non era il padre della bimba: costui tentava di investirla con l’auto, le aveva bruciato la porta di casa, e sebbene un giudice molto capace lo avesse mandato in prigione per qualche mese, non appena uscito, ricominciò ben sapendo che quel giudice era stato  isolato dai suoi colleghi per tale decisione. Si trattava di un contesto ambientale ristretto, e l’autore delle persecuzioni sembrava godere di una sorta di immunità di polizia. Investigando capii ad un certo punto che, nella sua attività illecita di riscossione di prestiti usurai per conto degli strozzini del luogo, si barcamenava abilmente come informatore dei carabinieri. Le leggi di oggi – prosegue – non c’erano ancora, e dunque era tutto più difficile: cominciai a mandare telegrammi al comando generale dei carabinieri ogni volta che il persecutore poneva in essere violenze o molestie o minacce, cioè anche più di una volta al giorno, e poi denunziai tre magistrati della Procura che non davano seguito alle decine di querele della vittima”.

Avendo assunto una posizione così decisa, l’avvocato si sentì vulnerabile di fronte a possibili ritorsioni: “Temevo che il contesto di magistrati e carabinieri del luogo potesse vendicarsi sulla mia carriera – puntualizza Falcetta – avevo appena 35 anni ed ero avvocato già da 8, così mandai una dettagliata informativa all’Ordine degli Avvocati di Roma chiedendo l’apertura di una pratica a mia tutela”.

In data 22/9/1998 il Consigliere Titta Madia, uno dei più grandi penalisti d’Italia, “mi inviò – ricorda l’avvocato – un encomio scritto, mentre pochi giorni dopo fui contattato da un tenente dei carabinieri che il comando aveva mandato a sostituire il precedente: tanti dettagli extraprocessuali non mi furono riferiti e non sono in grado di riportarli, ma entro poco tempo la vita della signora e della sua giovanissima figlia tornò normale.

Ci si domanda dunque se il diritto possa rappresentare un’arma vera e propria contro lo stalker: “A mio parere – replica Falcetta – nella maggior parte dei casi costui è prima di tutto un narciso, vigliacco ed insicuro, che non riesce a tollerare un rifiuto. La legge nuova è un passo gigantesco in avanti, e certamente produrrà ottimi risultati, ma il problema rimane, come sempre, di natura culturale: a me è stato insegnato che una donna si può tirare indietro da una relazione o anche da un incontro occasionale in qualsiasi momento, perché la bellezza di una ‘conquista’ sta nel convincere, non nel prendere a forza. Non sono un santo, se vedo una bella donna per strada mi giro di sicuro, e tuttavia mi dispiace sembrare un po’ bacchettone se dico che questa ripetuta mercificazione della donna intesa come corpo e null’altro è deviante per i ragazzi; così come trovo deviante, in egual misura, questa rincorsa all’essere belli e giovani contro la natura. Gli stessi adolescenti – precisa Falcetta – sono confusi e travolti da tutto questo, basti pensare alle notizie di ragazzine che si fotografano le tette in cambio di una ricarica telefonica o ragazzini che ti dicono che in America è ‘cool’, fico, conoscere una coetanea in un bar se è immediatamente probabile poter avere un rapporto sessuale con lei; come se il corteggiamento, gli sguardi, la seduzione mentale fossero tempo perso. Noi dobbiamo far loro capire quale sia il valore di certe emozioni che, se provate alla loro età, rimangono dentro come solida base di crescita e formazione nel rispetto altrui e di se stessi”.

Alle figure più “tradizionali” vanno aggiunto quelle degli stalkers “virtuali”, i cyberstalking: “L’impatto sulla vittima – spiega a riguardo l’avvocato Falcetta – a mio parere è equivalente, se non addirittura superiore, perché se non sai chi c’è dall’altra parte dello schermo, probabilmente hai anche più paura”.

Perché, chiediamo al legale, molte denunce cadono nel dimenticatoio? “Per disattenzione, sottovalutazione, superficialità, poca conoscenza degli strumenti legislativi anche da parte di alcuni operatori: solitamente le stesse vittime di stalking, almeno per la mia esperienza, rimangono assai deluse da avvocati e magistrati nel loro insieme, mentre trovano sincera e concreta solidarietà umana, oltre che professionale, nel personale di polizia e carabinieri, nel loro spirito di servizio”.

Giulia Salfi

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