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Suicidi in carcere: un appello a Napolitano

Autore: . Data: mercoledì, 18 maggio 2011Commenti (0)

“Dopo aver ascoltato, condiviso ed apprezzato il senso del messaggio inviato dal Presidente Napolitano alla Polizia Penitenziaria in occasione del 194° del Corpo, non possiamo non rivolgere al Capo dello Stato un accorato appello perché sensibilizzi il Governo ed il Parlamento a ricercare quelle soluzioni idonee atte a frenare la deriva di morte e violenza che connota, nella sua inefficienza, il sistema penitenziario italiano”.

Così il segretario generale della Uil Pa Penitenziari, Eugenio Sarno, si è rivolto al Presidente della Repubblica dopo i suicidi dell’altro ieri a Torino e Viterbo.

“A Torino – ha precisato Sarno – abbiamo dovuto registrare il 21° detenuto suicida in cella di questo 2011. A Viterbo a suicidarsi è stato un assistente capo della polizia penitenziaria che si è tolto la vita con un colpo di pistola di ordinanza: è il terzo poliziotto penitenziario suicida quest’anno, il 19° nell’ultimo quinquennio, Crediamo siano numeri molto più che eloquenti, rispetto ai quali il Governo, il ministro della Giustizia e i vertici del Dap avrebbero l’obbligo civile e morale di intervenire. Purtroppo al di là degli impegni non mantenuti e delle inutili dichiarazioni di stati d’emergenza nulla cambia e nulla si fa per cambiare. Per questo – ha affermato Sarno – facciamo appello alla sensibilità del Presidente Napolitano perché solleciti maggiora attenzione sul dramma penitenziario”.

Le proteste si susseguono anche in altri penitenziari. A Verona, riferisce sempre la Uil Pa, sono stati appiccati tanti mini roghi, a Roma i detenuti hanno minacciato di non rientrare dall’ora d’aria: “Tutto questo infiamma il clima nelle frontiere penitenziarie, gli operatori in servizio nelle prime linee sono stanchi, demotivati, arrabbiati e sfiduciati. Alla sempre maggior presenza di detenuti corrispondono contingenti sempre più esigui dei baschi blu”.

Ad una tale emergenza operativa, il Dap risponderebbe con il continuo depauperamento degli organici “sottraendo, oramai siamo quasi a duemila, uomini e donne dagli istituti penitenziari per destinarli a sedi non penitenziarie; oramai un solo agente è chiamato alla sorveglianza di centinaia di detenuti. Soli ed abbandonati, impossibilitati a svolgere le proprie funzioni”.

Questa è la realtà “che il Ministro Alfano vuole continuare ad ignorare – denuncia Sarno – fingendo di non sapere che su tutto il territorio è un fiorire di manifestazioni di protesta da parte dei poliziotti penitenziari. Ostinatamente continua a negare un momento di confronto, chiesto a gran voce da tutti i sindacati  Purtroppo per lui i fatti, gli accadimenti e le cronache  testimoniano, impietosamente, il fallimento delle politiche penitenziarie di questo Governo:  a cominciare – è la conclusione del sindacalista – da un piano carceri tanto fantasma quanto inutile per finire ad una attività legislativa pleonastica perché non aiuta e non risolve le tante criticità in cui sprofonda il sistema”.

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