Stragi in Siria
Ritrovare fosse comuni di presunte vittime del regime. Ma a differenza di quello che è successo per la Libia la comunità internazionale sta a guardare.
Il Paese medio orientale non ha petrolio o altre particolari ricchezze, per cui le vittime della repressione governativa non scatenano l’indignazione dei governi di Washington, Londra o Parigi (Roma è sempre al seguito) sempre pronta alla ‘missione’ in altri casi.
La polizia ha confermato di aver ritrovato cinque corpi in una fossa comune a Daraa, nel sud della Siria. Sarebbero membri del clan locale degli Abazid, a cui appartenevano anche i 15 ragazzini arrestati a fine febbraio dalle forze di sicurezza di Damasco perchè sorpresi a scrivere slogan anti-regime sui muri della loro scuola.
La notizia è stata diffusa dal quotidiano saudita ‘Asharq al Awsat’, che ha pubblicato anche la copia di rapporto inviato dagli inquirenti al governatorato della regione meridionale al confine con la Giordania.
Nei giorni scorsi alcuni cittadini di Daraa avevano parlato del rinvenimento di 26 corpi in due diverse fosse comuni, ma il governo di Damasco aveva ufficialmente smentito la notizia, accusando le tv satellitari panarabe di diffondere video ’contraffatti’.
Nella comunicazione, datata ’17 maggio 2011’, protocollata col numero 4103 e firmata dal primo dirigente Mustafa Dada, si precisa che lunedì scorso, su indicazione di un membro della famiglia Abazid, una pattuglia di polizia e una di vigili del fuoco hanno rinvenuto in un campo di grano a sud del cimitero cittadino, vicino la parte vecchia della città, cinque corpi sotto terra.
“Appartengono a Bassel Abazid e ai suoi quattro fratelli”, preciserebbe la comunicazione, che rivelerebbe anche l’autopsia avrebbe individuato in colpi di armi da fuoco la causa di morte.
Le vittime sarebbero state colpite alla testa e al petto ed il volto di uno dei fratelli risultava anche sfigurato.


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