Lo scandalo della legge sull’omofobia
Continua lo scontro parlamentare. L’unica certezza è che non se ne farà nulla.
Duro scontro ieri mattina alla Camera sulla legge contro l’omofobia. Ieri si è aperta la discussione generale, con maggioranza e opposizione su posizioni opposte.
Nettamente contrari al testo, nell’ultima formulazione di Paola Concia, si sono dichiarati Pdl, Lega e Udc, mentre a favore si sono espressi Pd, Idv e Fli.
Concia, del centro sinistra, ha difeso il testo: “Onestamente – da detto – dopo quasi mille giorni che il provvedimento in esame è all’ordine del giorno e dopo tanti tentativi, da parte mia, di arrivare a una mediazione, l’impressione è quella di avere davanti un muro di gomma”.
Il ministro Mara Carfagna, sempre più vicina alle posizioni di Fli che a quelle di Berlusconi, si è apertamente schierata con l’opposizione, denunciando che “per ogni soluzione offerta alle obiezioni sollevate se ne sollevavano delle nuove”.
La parlamentare del Pd ha invece sottolineato di avere inserito nel testo “l’estensione dell’aggravante” prevista per le aggressioni a omosessuali e transessuali anche “ad altre categorie di soggetti discriminati per età , sesso, ovvero disabilità ”, sulla base del Trattato di Lisbona.
Concia ha insistito: “Un testo condiviso che possa arginare il fenomeno, secondo me, continua ad essere un obiettivo raggiungibilissimo e continuerò a perseguirlo tenacemente e generosamente insieme al mio partito”.
La legge, probabilmente, non passerà mai. Il centro destra e Casini sono arrivati a presentare ben tre pregiudiziali di costituzionalità .
Enrico Costa, della maggioranza, ha sostenuto che sul provvedimento sembrerebbe “emergere una netta contrarietà di questo Parlamento, o quanto meno della sua maggioranza, rispetto a norme penali volte a contrastare condotte omofobiche”.
Il deputato del Pdl ha giustificato la lotta senza quartiere scatenata da Pdl, Lega e Udc contro i diritti degli omosessuali con la tradizionale demagogia. Costa ha affermato che “la posizione della maggioranza e della commissione Giustizia che in questo momento rappresento è ben più complessa e sicuramente non è di chiusura rispetto all’esigenza di garantire adeguate forme di tutela ai soggetti che sono vittime di reati in ragione della loro omosessualità ”.
Per il deputato non c’è “la volontà di affossare il lavoro fin qui svolto, con tanta passione, dall’onorevole Concia, ma di verificare se vi sono le condizioni per portarlo a termine. Per fare ciò è necessario che i proponenti si sottraggano alla tentazione di ottenere una legge manifesto”.
Secondo il parlamentare berlusconiano “il problema è che non è ben chiaro quanto tempo occorra per trovare soluzioni adeguate”.
Ai bizantinismi di Costa ha fatto eco il ben più esplicito Giorgio Stracquadanio, che ha fatto rilevare come la legge “è ideologica, ghettizzante, illiberale e violenta nei suoi esiti”.
E non solo. Il pasdaran fedelissimo del Cavaliere, ricordando un episodio di intolleranza subito da Concia e dalla sua compagna per le strade di Roma, è arrivato a dire: “La violenza che ha colpito Paola Concia e la sua compagna ed è la stessa violenza che colpisce le nostre donne oggi in campagna elettorale, che vengono costantemente additate come puttane e che sono state additate come puttane da manifestazioni intere in questo Paese”. Forse Stracquadanio si riferiva alle protagoniste delle festicciole al Bunga Bunga del Cavaliere, manon è chiaro.
Insomma, tra parole al vento si prepara l’ennesimo nulla di fatto.


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