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Il mondo è un illustre sconosciuto e il Sud del pianeta è quasi del tutto ignorato. E molte cose sono diverse da come appaiono.

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In Italia ormai il Palazzo e la società civile sono pianeti separati. Si deve cercare di restituire ai cittadini trasparenza.

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L’Italia avvolta in un silenzio che uccide

Autore: . Data: lunedì, 2 maggio 2011Commenti (0)

Il Paese è in pezzi, ma non si vedono i rimedi ad una crisi senza precedenti: i media ignorano la realtà, i partiti sono inadeguati ed i cittadini subiscono senza più reagire.

Da Milano a Palermo, passando per i vicoli sommersi dalla spazzatura a Napoli o per le periferie annichilite di Torino, da Nord a Sud l’Italia è in agonia. Esclusi i cosiddetti ‘vip’ (quelli veri, non gli opinionisti in tv), qualche manciata di liberi professionisti spesso disabituati alla consegna delle ricevute, non pochi politici ed una piccola compagnia di ricchi ad oltranza, il resto degli italiani è alle prese con guai seri.

Bollette a raffica, la benzina ad un euro e 60 centesimi, tasse e balzelli di ogni tipo, vigili urbani nel ruolo di vampiri, ticket e aumenti a volontà divorano miseri stipendi ormai insufficienti anche per l’essenziale. I servizi pubblici sono dissestati, la sanità è terreno di conquista dei partiti, l’istruzione mostra le ferite mortali prodotte da riforme demenziali, le città soccombono aggredite dal traffico e dall’incuria.

Uno scenario desolante sul quale, infine, incombono due drammi spaventosi: non c’è famiglia (media) che sappia cosa faranno ‘i giovani di casa’ nella vita, visto che non c’è lavoro. Non c’è nessuno che creda sia possibile trovare un’occupazione a 30, 40, 50 anni se si è stati licenziati da quella precedente.

Insomma, l’ex Belpaese è un corpo insano, alle prese con una patologia forse mortale. Ma non sembra si voglia cominciare a parlarne senza remore. Anzi, per la verità non se ne parla affatto.

I giornali o le tv sono impegnate nel dibattere su questioni marginali: il matrimonio dei principi inglesi, la beatificazione del Papa polacco, l’ultimo omicidio di grido, le avventure di Fabrizio Corona, i pettegolezzi dei salotti televisivi. E, naturalmente si chiacchiera di politica. Ma di quale politica? Forse quella che cerca di metter mano alla crisi? No di certo. Al centro delle cronache ci sono le leggi varate da Berlusconi per evitare possibili debiti con la giustizia, le manovre incomprensibili del Palazzo per sopravvivere a se stesso, il superfluo demagogico di facce impresentabili.

La coscienza dei cittadini intanto si è spenta. Si crede sempre meno a notizie quasi sempre manipolate, ci si interessa con fastidio alle vicende del ‘pubblico’. Nel privato, poi, le persone soffrono e rimuovono. Le preoccupazioni sono troppe, costanti come il gocciolare di un rubinetto rotto. Non si ha notizia di soluzioni credibili e per sbarcare il lunario dell’infelicità ci si aggrappa all’ultima puntata di Beautiful, si invoca il sollievo in un gratta e vinci, si confabula con un conoscente al telefono, si tifa per l’ultimo idiota da reality ed i più tecnologici dilagano su Facebook.

I partiti o i sindacati sono diventati uffici di collocamento o agenzie per il disbrigo delle pratiche. Compilano (a pagamento) la dichiarazione dei redditi, promettono (a vuoto) un lavoretto ‘cocopro’ in qualche ‘cooperativa’ fasulla, offrono mercanzia avariata. Di partecipazione, dibattito, passione politica ed ideali neppure a parlarne.

I governativi del Pdl si accalorano sull’ultimo ‘miracolo-patacca’ del Cavaliere (sulle puttane è meglio tacere), i celtico-padani di Bossi navigano sul battello sgangherato dell’odio per gli stranieri e l’opposizione si sconvolge per l’ennesima polemica tra Veltroni, D’Alema, Di Pietro o Bersani. Vendola sembra già in ribasso, il sindaco di Firenze, Matteo Renzi ed i suoi ‘rottamatori’ e le altre grandi ‘novità’ del centro sinistra sembrano destinati a tornare presto al biliardo del bar inopinatamente abbandonato. Fini ha già smesso di essere ‘salvatore della Patria’ e Casini non sarà mai capace neppure di imitare i geniacci della Dc di un tempo.

Un quadro ‘pessimistico’ della situazione? Di certo è arrivato il momento di uscire dal pantano, prima che sia troppo tardi. E per farlo è necessario non aver paura di guardare nel pozzo, perchè immaginare che questo buio maleodorante sia in realtà una spiaggia hawaiana è un crimine. Da condanna all’ergastolo.

Roberto Bàrbera

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