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Lampedusa, sfiorata l’ennesima tragedia. A Massa continua la protesta

Autore: . Data: lunedì, 9 maggio 2011Commenti (0)

La scorsa notte a Lampedusa si è rischiato un altro dramma dell’immigrazione clandestina: quasi 500 migranti coinvolti, a Cala Francese, proprio alle spalle del porto commerciale. Dopo che nel barcone si è rotto il timone, l’imbarcazione è rimasta incastrata tra gli scogli con il mare molto mosso, rischiando di capovolgersi.

Fortunatamente, il solerte intervento della guardia costiera e delle forze dell’ordine, subito prontamente coadiuvate da decine di volontari delle associazioni umanitarie per poter formare una vera e propria catena umana, ha consentito alle centinaia di migranti (tra i quali si contavano moltissimi donne e bambini) di mettersi in salvo.

Le operazioni di soccorso sono durate oltre un’ora e mezza e alcuni profughi sono stati salvati quando già erano in acqua e rischiavano di annegare, a causa delle onde e dell’impossibilità di raggiungere gli scogli per potersi mettere al riparo. Il buio, il panico e le grida hanno fatto il resto.

Agghiacciante e assai significativo il resoconto di un dispaccio dell’agenzia AdnKronos: “Una donna di colore cade in acqua e viene tratta in salvo dopo pochi istanti, ma appena arriva sugli scogli inizia a gridare: ‘Where is my baby, where is my baby, please?’. Vuole sapere dove è il suo bambino di quattro mesi. I fari illuminano il mare, ma non c’è traccia del bambino. La donna si accascia terra e continua a piangere. Poi un uomo indica un bambino sul barcone che sta per cadere in acqua e i finanzieri si fiondano per recuperarlo. Sono minuti concitati. Tutti urlano, tutti cercano di dare una mano per salvare il bambino che alla fine viene restituito sano e salvo alla sua mamma. Molti profughi riescono a risalire sugli scogli grazie alla catena umana, ma a causa del buio non vedono le falle d’acqua e qualcuno si ritrova con la faccia contusa, un altro si è rotto una gamba”.

“Il giovane tenente della Guardia di Finanza Davide Miserendino – si legge ancora – non ci pensa su due volte e si getta in acqua, tutto vestito, per prendere dei bambini caduti in mare. E’ bagnato fradicio, ma sembra non accorgersene. Si rigetta nel mare e continua la sua opera di salvataggio. Così come il commissario di Polizia, Corrado Empoli, che riesce a salvare diverse donne, tirandole su dagli scogli e bambini ancora piccoli. Sono quasi le cinque del mattino, ma è ancora buio fuori. Nel frattempo sono arrivate due motovedette di Guardia costiera e Guardia di Finanza che illuminano il barcone. Ma non basta. La luce è troppo fioca. Non si vede nulla. Due barchette e un gommone fanno su e giù dalla carretta per tentare di salvare almeno i bambini e le loro mamme. Tra loro ci sono anche dei pescatori lampedusani arrivati appena è scattato l’allarme. Si sentono solo le grida di terrore dei profughi a bordo che temono di morire proprio a un passo dal loro futuro. I profughi che riescono ad arrivare sugli scogli, bagnati fino al midollo, vengono soccorsi con coperte termiche”.

Quando tutto sembrava finito, si è scoperto che su un’ambulanza “ci sono quattro bambini senza genitori. Uno ha pochi mesi, un altro poco meno di un anno e due bambine di cinque-sei anni. I piccoli vengono portati all’Area marina protetta. Qui le mamme, terrorizzate, riabbracciano i loro figli dopo avere temuto per quasi due ore di averli persi. Mentre 24 donne in stato di gravidanza sono state ricoverate al Poliambulatorio di Lampedusa”.

Intanto, a svariate centinaia di chilometri di distanza, prosegue la durissima protesta di una decina di immigrati nella piazza centrale di Massa. I motivi della loro lotta sono stati già descritti da InviatoSpeciale (nell’articolo visibile qui): col passare dei giorni la situazione si è fatta piuttosto tesa, dopo che i migranti hanno deciso di percorrere la disperata strada dello sciopero della fame e della sete (interrotto soltanto nella giornata di ieri).

Il presidio permanente comunque prosegue e i migranti restano in attesa di ricevere risposte sulla possibilità di ottenere un permesso temporaneo. Intanto hanno incassato il sostegno dei lavoratori di due tra le principali aziende della zona, la Eaton (attualmente chiusa e al centro di una dura vertenza in vista di una possibile riapertura) e la Nca (Nuovi cantieri apuani), che si sono schierati al fianco degli immigrati e della loro lotta.

Il messaggio portato in piazza dai lavoratori è esemplare: “Il lavoro ci accomuna”. Non a caso i migranti hanno partecipato allo sciopero generale indetto venerdì dalla Cgil  e, dal canto loro, le tute blu sono salite sulle scale del Duomo ad esprimere la loro concreta solidarietà.

Importante anche l’apporto fornito agli stranieri da un pool di avvocati, tra i quali spiccano i legali della stessa Cgil e della Caritas, nel tentativo di affrontare e risolvere la vertenza alla base della protesta, ovvero le conseguenze della ‘sanatoria-truffa’. A tale riguardo, ha spiegato Michela Poletti, avvocato della Cgil, “sono stati aperti diversi filoni di indagine: si tratta di capire se i pubblici ministeri, titolari delle inchieste, riconoscono nei migranti persone offese, la cui testimonianza è necessaria al processo”. Se così fosse il pm “potrebbe chiedere un permesso di soggiorno per motivi giudiziari”. In caso contrario, sostengono ancora i legali, “dovranno essere percorse vie alternative, come ad esempio quella di un altro tipo di permesso di soggiorno, magari per motivi di protezione sociale”.

Continuano nel frattempo, le iniziative solidali organizzate davanti al Duomo da associazioni e collettivi giovanili (cui partecipano moltissimi cittadini comuni), anche al fine di stemperare il clima di tensione. E nonostante non siano mancate in questi giorni polemiche tra le varie anime della sinistra al governo della città – tenendo presente che il sindaco Roberto Pucci guida una giunta che va dal Pd a Rifondazione comunista e che non tutti hanno gradito le sue critiche a taluni caratteri illegali dell’occupazione messa in atto dai migranti – va altresì rimarcato che la decisione del primo cittadino di evitare il loro sgombero è stata accolta con favore.

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