In Egitto sempre più forti ombre integraliste
La cosiddetta ‘rivoluzione democratica’ era un miraggio. Le formazioni islamiste si rafforzano mentre i militari costruiscono trame oscure per mantenere il potere.
Il vescovo copto di Luxor, Joannes Zakaria, riferendosi agli episodi di violenza che hanno segnato la coesistenza tra i fedeli cristiani e quelli islamici ha detto che “i musulmani salafiti che si sono resi protagonisti degli attacchi sono fomentati da schegge dei vecchi servizi segreti di Mubarak, che prima li usavano per combattere i Fratelli musulmani e oggi li usano per creare un clima di tensione. Si tratta di azioni che hanno un fine politico, quello di aumentare le tensioni e far rimpiangere il regime precedente”.
Per il religioso “bisogna considerare che oggi sia i salafiti, sia i Fratelli musulmani e gli integralisti del Jihad vogliono prendere le redini della rivolta, capeggiarla, guidarla. Mubarak aveva messo al bando gli estremisti. Dopo che il presidente è andato in esilio ed è stato riaperto l’aeroporto, sono tornati in Egitto circa tremila fondamentalisti egiziani che si erano rifugiati in Afghanistan, in Bosnia e anche in Iran”.
Al momento della grande protesta popolare, “i cristiani e i musulmani stavano insieme. E sulla piazza Tahir, quando i musulmani pregavano i cristiani si mettevano attorno a loro, per proteggerli – ha concluso Zakaria -. Ma, caduto Mubarak, adesso ogni gruppo cerca di appropriarsi della rivoluzione. In altri Paesi a maggioranza islamica è molto diffusa l’identificazione del Cristianesimo con l’Occidente. In Egitto questo è più difficile, la nostra è una Chiesa antichissima, ’copto’ significa egiziano, eppure miseria e ignoranza facilitano le semplificazioni, anche da noi. Bisogna poi tener presente che i copti sono impegnati in una testimonianza molto attiva, sono presenti sulla scena pubblica”.
I segnali di un pericolo di espansione delle formazioni islamiste era chiaro fin dai primi giorni della ‘rivoluzione democratica’, come con troppa approssimazione molti commentatori chiamarono i moti egiziani. Così come la ‘caduta’ dell’ex presidente non ha per nulla indicato un percorso certo in direzione della formazione di una nuova leadership nazionale.
Il futuro egiziano si annuncia quanto mai incerto.


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