Elezioni: il bipolarismo è defunto
In attesa dei ballottaggi e mentre i partiti si dilettano in analisi più o meno sconclusionate l’unico fatto certo è che la logica maggioritaria è finita.
Pisapia avanti a Milano va al ballottaggio dopo una inedita debacle delle armate azzurre al seguito dalla signora Letizia Moratti e comandate dal Cavaliere. A Napoli un caos senza precedenti, con il candidato del centro destra Lettieri che non stravince a mani basse nonostante i disastri combinati dalle amministrazioni di centro sinistra e quello del Pd che soccombe, superato da De Magistris. Nella ex rossa Bologna il povero esponente del Pd quasi mandato agli esami di riparazione da un rappresentante della Lega. Ed infine Torino, dove Fassino vince, ma perde ben 10 punti percentuali dalle ultime elezioni comunali nelle quali il suo collega (altrettanto ultra moderato) Chiamparino prese il 66,6 per cento.
Un quadro di incertezza generale nel quale continua a scendere l’affluenza alle urne, a dimostrare il disamore degli italiani per la politica, che mostra però un paio di aspetti inequivocabili.
Pisapia a Milano non è un uomo dell’apparato del Pd, quello che secondo Veltroni doveva essere non solo autosufficiente, ma addirittura l’unica forza politica parlamentare di centro sinistra. De Magistris a Napoli è un esponente dell’Italia dei Valori, neppure troppo ortodosso, ed ha liquidato senza troppe discussioni il povero e sconosciuto prefetto Morcone. A Bologna Massimo Bugani, del Movimento 5 stelle di Grillo, ha preso non pochi voti al candidato democratico Merola. A Milano Udc e grillini raggiungono quasi il 10 per cento. A Torino nonostante il ‘buon governo’ del centro sinistra il nuovo sindaco perde in percentuale.
Insomma, i due ‘partiti padroni’, il Pdl ed il Pd non riescono a tenere, non sono egemoni. Il centro destra del presidente del Consiglio senza la Lega di Bossi non avrebbe una maggioranza, il centro sinistra senza alleanze non l’avrà mai. Il centro di Casini, i seguaci di Fini, i chiassosi che seguono Grillo, le decine di altre formazioni locali di vario orientamento rappresentano decine di migliaia di cittadini che non vogliono piegarsi alla logica dei due blocchi piglia tutto.
Questo dato non solo mostra il coma del bipolarismo, ma anche del metodo maggioritario. Perchè se al secondo turno gli elettori saranno obbligati a ‘scegliere’ tra una parte o l’altra questo non vorrà dire che contemporaneamente ‘aderiranno’ ad una parte o all’altra.
Così continuerà a calare la partecipazione e forse già ai ballottaggi il numero di chi andrà alle urne sarà più basso.
Se i partiti italiani fossero in grado di rappresentare i sentimenti popolari dovrebbero riaprire la discussione sul ‘sistema’, tornando a ragionare sul proporzionale, sul parlamentarismo, sulla logica dell’accordo politico e non della sopraffazione dell’uno sull’altro a botte di ‘premi di maggioranza’.
E dovrebbero tornare a capire che le idee e gli ideali sono il carburante che fa funzionare la macchina della democrazia. Un propellente che non propone slogan o personalismi, ma pensieri: il liberalismo, il socialismo, l’ambientalismo, ecc.
Per tornare a sentir parlare politici che usano il Noi e non showman dall’Io fin troppo facile.


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