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Bin Laden: misteri, chiacchiere e veline per giornali senza dignità

Autore: . Data: giovedì, 5 maggio 2011Commenti (0)

Una malattia pericolosa, la chiacchierite, sta travolgendo i media. La morte del capo terrorista è diventata un motivo per spararla grossa ed essere comunque lautamente retribuiti.

I giornalisti di tutto il mondo sono in fibrillazione e quelli italiani si stanno battendo da leoni per non sfigurare. La missione congiunta Cia-Navy Seal che ha violato una decina di norme internazionali e portato alla ‘terminazione’ di un testimone fondamentale per comprendere le connessioni più complesse del terrorismo contemporaneo sta riversando sui lettori di giornali o sugli spettatori di tg un numero incredibile di notizie non verificate.

“Obama ha utilizzato la moglie come scudo umano durante una violenta sparatoria”, ma anche “era disarmato al momento dell’irruzione dei corpi speciali”. Oppure: “Ecco il presidente americano mentre da l’ordine di uccidere Osama. Lo vedete mentre passa il bigliettino…”.

E’ chiaro che nessuno saprà per anni, se non mai, quali sono stati i passaggi reali dell’operazione Geronimo. Persino i giovanissimi lettori dell’Almanacco di Topolino sanno che esistono i ‘segreti’ e che il compito delle spie (la Cia) e delle teste di cuoio (i Seals) è non far sapere, non raccontare, non dire la verità.

C’è chi ha citato persino le parole pronunciate dal capo del commando dopo l’esecuzione di bin Laden (“Geronimo E-KIA”) o chi ha consumato litri di inchiostro su una immagine di Obama, Clinton e staff presidenziale immaginati (secondo non si sa quale fantasia)  nel guardare in una stanzetta stretta e spoglia (definita Situation Room e più simile ad una saletta tv di emergenza che ad un centro nevralgico di controllo e gestione delle crisi mondiali) l’azione dei temutissimi specialisti della marina Usa mentre assaltavano la casa del pericoloso capo di al Qaida.

Tuttavia i giornali vanno venduti e soprattutto riempiti. Così, per esempio, l’inviato negli Usa del Corriere della Sera, Guido Olimpio, riassumendo notizie già diffuse negli States, ma senza nutrire il minimo dubbio sulla loro veridicità, ha scritto: “La prima traccia. E’ il 2007, gli americani hanno in mano a Guantánamo e, nelle prigioni segrete della Cia, due uomini chiave. Khaled Sheikh Mohammed e Abu Faraj al Libi. La coppia di terroristi, sottoposta al waterboarding, parla. E gli 007 ricavano le indicazioni su un probabile corriere usato da Osama. E’ poco ma è un punto da dove partire. Due anni dopo scoprono la zona che frequenta. È nel Nord del Pakistan. Il team della Cia, conosciuto come “The Cadre”, composto da novellini e vecchi agenti richiamati dal servizio, analizza le informazioni. Serve pazienza. Che sarà premiata solo nell’agosto 2010, quando il campo di ricerca si restringe su Abbottabad, a 50 chilometri dalla capitale Islamabad. La filatura del corriere porta gli agenti ad un complesso costruito nel 2005, circondato da alti muri e costato 1 milione di dollari. Ci vive qualcuno di importante. Ma estremamente riservato. Non ha telefono, né collegamento Internet. Si vede di rado e poi – cosa strana – invece che buttare l’immondizia la brucia. La sorveglianza si fa più intensa. La Cia ricorre ai satelliti e probabilmente a velivoli spia. Quell’edificio costruito con una pianta a piramide nasconde un segreto”.

Il giornalista ha annotato serenamente che esistono “prigioni segrete della Cia” e che due “uomini chiave” sono stati torturati (“waterboarding”). Due orrori giuridici assoluti, che però nella narrazione da spy story del reporter diventano bruscolini. E gli agenti impiegati nelle indagini sarebbero stati “novellini” e “pensionati”, mentre chissà perchè la Cia avrebbe lasciato quelli “normali” a casa.

Sul piano pratico, poi, la cittadina di Abbottabad dista, secondo Google Maps, almeno 116 chilometri dalla capitale pakistana ed impegnerebbe (guarda foto), sempre a giudizio dei tecnici di Mountain View , quasi due ore di auto per raggiungerla. La misteriosa casa di bin Laden, inoltre, senza bisogno di far ricorso a tecnologie stratosferiche era regolarmente visibile sempre su Google, immortalata dal satellite utilizzato dal colosso informatico statunitense (guarda foto). E la mancanza di telefono? Ma esistono i cellulari terrestri, le chiavette ed i satellitari anche in Pakistan!

Gli “alti muri” sono in realtà pareti di circa tre metri, forse anche più basse di quelle erette da chi vuol sentirsi al sicuro in qualche periferia campana o lombarda, mentre il cosiddetto ‘compound’ da un milione di dollari, ovvero la villa del terrorista, appare come un edificio orribile e rozzo, a differenza di altre case della cittadina, un luogo turistico tra boschi e montagne dove le misure di protezione e le palizzate ‘robuste’ non sono rare. Surreale infine immaginare il capo al-Qaida che nel tardo pomeriggio, furtivamente, esce di casa e brucia i resti del pranzo e le scatole di fagioli.

Perchè allora questo fiorire di interpretazioni, racconti fantastici, prosa da thrilling?  Il corrispondente dagli Stati Uniti della Stampa, Maurizio Molinari, dopo aver descritto con dovizia di particolari lo svolgersi della missione Geronimo ha spiegato: “La ricostruzione dei quaranta minuti che chiudono una caccia all’uomo durata 9 anni e 232 giorni è frutto delle notizie che vengono confermate dai portavoce del Pentagono ma fra lunedì e martedì alcuni dettagli vengono prima confermati e poi smentiti, facendo trapelare incertezze nella declassificazione e problemi politici. Anzitutto viene smentito il fatto che Bin Laden avrebbe “combattuto armi in mano”".

Da quando la ‘libera stampa’ prende per oro colato le ‘veline’ di Palazzo e le rilancia senza alcuna verifica? Non sono bastate le bugie sulle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein, spacciate persino davanti all’assemblea generale dell’Onu dal Segretario di Stato Usa di Bush, Colin Powell?

A testimoniare quanto sia complesso l’affaire bin Laden e come nel nostro Paese sia necessaria una riflessione profonda sul ruolo dell’informazione dalla Germania è arrivata una notizia che non ha tuttavia colpito l’attenzione dei media nostrani. Una bufera si è scatenata sul cancelliere Angela Merkel dopo una sua dichiarazione nella si compiaceva per l’uccisione di Osama bin Laden. “Mi rallegro per il fatto che si è riusciti ad uccidere Bin Laden”, aveva detto subito dopo la diffusione delle prime notizie.

Queste parole hanno provocato un’ondata di critiche da parte di numerosi esponenti religiosi e da parte dell’associazione dei giudici. “Come cristiana non vedo alcuna ragione di rallegrarsi se qualcuno viene intenzionalmente ucciso”, ha affermato Katrin Goering-Eckardt, presidente del sinodo delle Chiese Evangeliche e vice presidente del Bundestag, mentre dure critiche sono arrivate alla Markel anche da compagni di partito come Siegfried Kauder (Cdu), secondo il quale il cancelliere ha espresso “sentimenti di vendetta che non si dovrebbero avere. Questo è Medioevo”. Kauder ha aggiunto che “un’uccisione arbitraria non è ammessa dal patto internazionale sulle libertà civili e politiche”.

Anche la vice presidente dei deputati Cdu, Ingrid Fischbach, ha dichiarato al quotidiano ’Berliner Zeitung’ che “dal punto di vista cristiano non è giusto esprimere gioia per l’uccisione mirata di una persona”. Analoga la posizione di Martin Lohmann, portavoce del “Gruppo dei cattolici impegnati” all’interno del partito cristiano-democratico, secondo il quale “per un cristiano l’uccisione di una persona non può mai essere motivo di gioia”.

La ’Berliner Zeitung’ ha aggiunto che la dichiarazione della Merkel è stata registrata con “sconcerto” anche negli ambienti del Tribunale internazionale dell’Aja, davanti al quale Osama bin Laden avrebbe eventualmente dovuto rispondere dei suoi crimini. Severo anche il commento della “Nuova associazione dei giudici” tedeschi, che ha pesantemente condannato “la vergognosa gioia manifestata pubblicamente dal cancelliere, dal presidente della Repubblica e dal ministro dell’Interno sulla morte violenta” di Osama di Laden.

In un duro fondo il quotidiano berlinese ha attaccato a fondo il presidente Obama, “un cristiano che con la massima serietà ha spiegato che uccidendo Bin Laden è stata ’fatta giustizia’, come se non ci fossero la Costituzione americana, il diritto e la legge”. Con l’operazione contro il capo di Al Qaeda “uno Stato democratico ha scardinato il diritto a suo gusto. Deve essere questo il modello?”, si è chiesto il giornale, secondo il quale “l’aver gettato in mare il cadavere di Osama Bin Laden motivandolo con il cerimoniale islamico è uno scherno”.

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