Primo Maggio, polemica sui negozi aperti
La manifestazione nazionale per il primo maggio di Cgil, Cisl e Uil si svolgerà quest’anno a Marsala. Nell’ambito delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia “le tre organizzazioni sindacali – si legge in una nota diffusa da Corso Italia – hanno deciso di festeggiare la festa dei lavoratori nella cittadina siciliana, in provincia di Trapani, teatro l’11 maggio del 1860 dello sbarco dei mille. Previsto il corteo e gli interventi dei segretari generali, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti.
Per quanto riguarda il tradizionale concerto, sul palco che verrà allestito come ogni anno a Piazza San Giovanni a Roma campeggerà lo slogan “La storia siamo noi. La storia, la patria, il lavoro”. E’ proprio questo il tema artistico scelto dai sindacati confederali: a condurre l’edizione 2011 del ‘concertone’ sarà l’attore e presentatore Neri Marcorè.
Tra gli artisti che si esibiranno: Enzo Avitabile FT Raiz & Co’ Sang, Bandabardò, Edoardo Bennato, Caparezza, Luca Barbarossa, Eugenio Finardi, Francesco de Gregori e Lucio Dalla, Modena City Ramblers, Gino Paoli, Daniele Silvestri, Subsonica, Paola Turci, Peppe Servillo & Fausto Mesolella, Edoardo de Angelis, Bandervish. Su un palco totalmente rinnovato anche il Maestro Ennio Morricone che dirigerà il brano “Elegia per l’Italia” da lui composto in occasione del concerto. Sempre sul terreno delle celebrazioni ascolteremo il “Nabucco”, “Bella Ciao”, “Volare” e l’“Inno di Mameli”.
Nel frattempo prosegue la polemica sull’apertura o meno degli esercizi commerciali, in concomitanza della festa dei lavoratori del 1 maggio: “Le festività non vengono più rispettate – ha protestato la Filcams-Cgil in una nota – e a subirne le conseguenze sono le lavoratrici ed i lavoratori del settore. Siamo sicuri che la formula del ‘sempre aperti’ aumenti l’occupazione e aiuti a risolvere la crisi economica del Paese?”.
La retorica domanda ha attraversato il duro botta e risposta tra il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, e il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso. “Io il primo maggio lavoro e lavoravo anche prima, quando gestivo una piccola azienda che si occupava di distribuzione di giornali”, ha affermato Renzi nei giorni scorsi.
“Se – ha proseguito – vale il principio che non deve lavorare nessuno mi sta bene, ma allora non lavorano camerieri, giornalai, e così via. A me non sembra uno scandalo tenere i negozi aperti in una città strapiena di turisti”. Renzi ha così spiegato la decisione di consentire l’apertura dei negozi il primo maggio, proprio “per dare la libertà di decidere di lavorare in un giorno del week end più visitato all’anno e questo tipo di opportunità – ha concluso – non nasce dal desiderio di far guadagnare tre lire in più ai commercianti ma di far sì che i turisti arrivino in una città che non è chiusa”.
La risposta di Susanna Camusso è giunta, oltrechè sulle agenzie di stampa, in una lettera pubblicata dal ‘Corriere della Sera’, anche per replicare alla presa di posizione del giornalista Dario Di Vico, che si era schierato con il primo cittadino di Firenze: “Le ragioni di chi lavora – ha argomentato Camusso – ed i valori insiti in alcune date meriterebbero da parte di tutti di essere prese sul serio”.
“Ma davvero – si è domandata tra l’altro Camusso – crediamo che le sorti dell’economia, del cambiamento, dipendano dall’apertura dei negozi il Primo maggio, mentre, per esempio, sul fisco si può rinviare da una campagna elettorale all’altra? Davvero è moderno negare la festa del lavoro, in altri casi il 25 aprile, come se fossero giorni qualunque? Dobbiamo immaginare che presto anche il Natale diverrà un attentato all’economia? O il trattamento è riservato solo alle feste laiche?”.
Allargando al merito sindacale, “potremmo citare – ha sottolineato il segretario generale Cgil – molti accordi sull’utilizzo di impianti ed investimenti, sono il fare quotidiano, sono accordi appunto, non ordinanze, con il rispetto delle condizioni dei lavoratori, con i riposi e le festività. È quanto abbiamo sempre proposto anche nel commercio, perché si eviterebbe l’effetto Cenerentola, rispettando e valorizzando il lavoro. In questo settore, fatto di nastri orari, part time non richiesto, frammentazione, che rende fragile il lavoro, tante, troppe commesse si definiscono invisibili. Non servirebbe, allora, un’attenzione di tutti, uno sforzo collettivo, per definire regole rispettose, più che crociate per cancellare la festa del lavoro? Infine – ha concluso Camusso – sappiamo che sarà ritenuto retrò, ma farsi sfiorare dal pensiero che non tutto è monetizzabile, che non tutto si può comprare, non sarebbe un bel segno per questo Paese? Consolidare dei valori, dei segni di identità del lavoro non farebbe bene a tutti?”.


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