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Parole e immagini del ‘nostro tempo’. Da precari

Autore: . Data: lunedì, 11 aprile 2011Commenti (1)

Cortei in tutt’Italia, sabato, organizzati da comitati e associazioni giovanili, con l’appoggio dei sindacati di base e della Cgil. Per rivendicare diritti e respingere la condizione di invisibili. Il racconto e le immagini della manifestazione romana.

Il punto di partenza è un dato drammatico, diffuso ieri dalla Cgia di Mestre ma già noto nella percezione comune: in Italia i precari ammontano a quasi 4 milioni e poco più della metà è ubicato nelle regioni del centro-sud. Tra il 2008 (inizio stimato della fase acuta della crisi economica) e il 2010 sono aumentati del 4%.

Ipocritamente parlando, sono definiti ‘lavoratori atipici’ e si concentrano innanzitutto nei settori della ristorazione, degli alberghi e nei servizi pubblici e sociali. Circa il 38% , sostiene la Cgia, ha la licenza media e tra gli under 35 il livello retributivo mensile netto è di 1.068 euro: un importo “inferiore del 25,3% rispetto a quello di un lavoratore a tempo indeterminato che svolge le stesse mansioni”.

Poi ci sono i numeri esemplificativi diffusi dal comitato promotore delle oltre cento manifestazioni: sono 45mila i laureati che ogni anno lasciano l’Italia, il loro disamore per il nostro Paese costa ogni anno – secondo la stima dell’Ocse – circa sei milioni di dollari. E sono soltanto il 30% le giovani famiglie che riescono ad acquistare una casa. Mentre il lavoro familiare delle giovani donne dura mediamente (stavolta la fonte è l’Istat), 5 ore e 47 minuti, che andrebbe sommato a qualche part-time (forma di inquadramento normalmente imposta) sotto ricatto e iper-precario.

Dati emblematici, preoccupanti per tutti tranne che per la classe politica, che si è tenuta alla larga dal corteo romano di sabato, eccezion fatta per una discreta delegazione del partito vendoliano, Sinistra Ecologia e Libertà, e per alcune decine di rappresentanti della Federazione della sinistra e dell’Italia dei Valori. Presenza assai modesta, se si considera che l’oggetto del contendere si chiama ‘precarietà’, ovvero la principale emergenza in atto nel Paese. Tenendo presente inoltre che il principale partito di opposizione, il Pd, ha brillato per la sua assenza, nonostante gli attestati di solidarietà verbale espressi alla vigilia.

“Siamo noi i veri clandestini”, recitava il cartello indossato da quattro ragazzi vestiti a lutto, appostati a margine del corteo per essere certamente notati: una frase forte e forse volutamente odiosa (alla luce della recentissima tragedia nel canale di Sicilia che ha causato la morte di 250 migranti etiopi e somali) ma che certamente ha reso l’idea dello stato di degrado in cui versano milioni di esseri umani senza futuro: ricercatori, precari della scuola, larga parte del ‘popolo delle partite iva’ e ‘bamboccioni’ assortiti appena diplomati o laureati.

“Rivendichiamo diritti, riaffermiamo il valore dei giovani, chiediamo un Paese che investa sulla ricerca e sulle nuove generazioni”, aveva spiegato il comitato promotore alla vigilia. E agli slogan del serpentone che ha attraversato Roma, da piazza della Repubblica fino al Colosseo, ha fatto eco la musica amplificata dai camion. Balli, abbracci e proteste, sorrisi, rabbia e tanta voglia di cambiare il mondo.

Testo e foto di Paolo Repetto


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Commenti (1) »

  • Elena Bibolotti ha detto:

    non mi meraviglia affatto l’assenza della sinistra.

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