Immigrazione, l’Ue boccia l’Italia. L’ira di Maroni, preoccupato Napolitano
Il consiglio Ue ha respinto la proposta italiana di protezione temporanea per i profughi dai Paesi del Nord Africa. Pochi giorni fa Berlusconi aveva sostenuto che “se l’Europa non ci aiuta è meglio dividersi”. Sulla stessa linea, ieri, il ministro Maroni. La preoccupazione e il monito del presidente Napolitano.
La Commissaria per gli Affari Interni Cecilia Malmstrom ha infatti definito “prematura” una ratifica della proposta italiana per far fronte all’emergenza-immigrazione. In sostanza, una bocciatura. La maggioranza dei Paesi rappresentati in consiglio ritiene peraltro che la direttiva possa essere utilizzata ma che “non siamo ancora al punto di farlo”.
Prima dell’incontro, il ministro dell’Interno Roberto Maroni aveva lanciato il guanto della sfida alle istituzioni continentali: “Vedremo se esiste l’Europa unita e solidale o se è solo un’espressione geografica”. E alla fine dell’incontro, Maroni si è risposto da solo: “Meglio soli che male accompagnati, mi chiedo se ha senso rimanere nell’Unione europea”.
Poche ore prima Giorgio Napolitano aveva fatto sentire la sua voce, per prevenire ‘istinti’ antieuropeisti: “Il mio animo – ha affermato il Presidente della Repubblica – è per un impegno forte dell’Italia in Europa affinché il nostro Paese continui tenacemente a perseguire una visione comune ed elementi di politica comune anche sul tema dell’immigrazione. Tutto questo senza nemmeno prendere in considerazione posizioni di ritorsione o dispetto o addirittura ipotesi di separazione”.
Il presidente della Repubblica lo ha detto, al rientro dalla missione a Budapest, al ministro degli Esteri Franco Frattini. Il capo dello Stato era evidentemente preoccupato in seguito alle dichiarazioni del premier di fronte alle difficoltà opposte dall’Unione europea e da alcuni Paesi membri a cospetto della richiesta italiana di condividere con l’Italia il problema del forte afflusso di immigrati dalle coste nord-africane. E quanto accaduto ieri pomeriggio in sede europea non può che aver acuito i suoi timori.
“L’Europa – aveva invece affermato il presidente del Consiglio – o è qualcosa di vero e di concreto, oppure non è. E allora meglio ritornare a dividerci e ciascuno a inseguire le proprie paure e i propri egoismi”.
Il premier, l’indomani a Lampedusa, aveva confermato l’intenzione di “esigere che l’Europa condivida con noi l’accoglienza”, perché “quello dell’immigrazione deve essere un problema europeo: l’Europa non potrà sottrarsi”. Invece sta accadendo ciò che ci si poteva immaginare, alla luce della scarsissima credibilità del governo italiano nel contesto continentale. Si apre ora uno scenario assai complesso, difficilmente affrontabile da un esecutivo in grave difficoltà e da un parlamento concentrato ad affrontare i problemi giudiziari del premier.


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