Immigrati senza cure mediche. Da Milano un’indagine
Nonostante la legge consideri la salute un diritto inalienabile per ciascun individuo, anche per chi è privo di permesso di soggiorno, così come previsto dalla ‘Turco-Napolitano’ del 1998 (la quale ha stabilito che le cure mediche “essenziali e urgenti” devono essere garantite anche agli immigrati irregolari attraverso il codice Stp, Straniero Temporaneamente Presente, valido sei mesi), la realtà è ben diversa.
Le singole Regioni applicano diversamente la norma da una realtà all’altra e la Lombardia, benché ospiti il numero di stranieri più alto d’Italia, risulta tra le peggiori. Già nel giugno 2010, riporta ‘Famiglia Cristiana’, un rapporto sulla ‘tutela della salute degli immigrati nelle politiche locali’ diffuso dalla Caritas di Roma citava proprio Lombardia, Basilicata e Calabria come le Regioni “con un livello non adeguato di assistenza, fornita solo dal pronto soccorso, o da ambulatori di volontariato non convenzionato, comunque senza una direttiva regionale che uniformi l’assistenza e garantisca livelli assistenziali adeguati”.
La conferma della mancata applicazione della normativa sanitaria per i cittadini stranieri irregolari in Lombardia giunge da un’indagine (resa nota sempre da ‘Famiglia Cristiana’)presentata a Milano dal Naga, associazione di oltre 300 volontari che dal 1987 garantisce un’assistenza legale, sanitaria (più di 15.000 visite ambulatoriali all’anno) e sociale gratuita a stranieri e romanì.
“I cittadini stranieri irregolari che necessitano di assistenza – hanno osservato Guglielmo Meregalli e Stefano Dalla Valle, i medici che hanno coordinato la ricerca – soffrono una doppia malattia: quella organica e quella derivante dal mancato accesso alle cure”.
Per cinque mesi, tredici medici hanno verificato la prassi quotidiana dei singoli ospedali milanesi. Il campione sono stati 560 pazienti dell’ambulatorio dell’associazione, in prevalenza provenienti dall’Egitto, Marocco, Senegal, Sri-Lanka, Bangladesh, Tunisia, Romania e Perù.
Il punto cruciale è proprio il rilascio del codice Stp: il 61,6% dei pazienti inviati dal Naga agli ospedali con la richiesta di cure essenziali ha ricevuto una risposta negativa, a discrezione del singolo ospedale e, spesso, del singolo operatore. Se dal 2007 il San Paolo è l’unico ospedale con un ambulatorio dedicato agli irregolari, al San Raffaele e al Cto l’indagine rileva una “chiusura totale”.
Il Naga ha dunque lanciato tre proposte all’Asl di Milano e alla Lombardia: iscrivere i cittadini irregolari alle liste dei medici di base; applicare in modo omogeneo la normativa e il rilascio del codice Stp in tutte le strutture sanitarie, garantendo anche i successivi percorsi diagnostici e terapeutici; promuovere una campagna di informazione rivolta al personale sanitario e agli stranieri.


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