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I romanì, gli sgomberi e l’accoglienza

Autore: . Data: martedì, 26 aprile 2011Commenti (0)

I romanì sgomberati dal comune di Roma che, nei giorni scorsi, avevano trovato riparo nel chiostro della Basilica di San Paolo, sono stati trasferiti presso una struttura di accoglienza individuata dalla Caritas e gestita dalla cooperativa sociale Domus. Riceviamo e volentieri pubblichiamo la ‘lettera aperta al sindaco di Roma’, Gianni Alemanno, scritta dal Responsabile Immigrazione dei Giovani Democratici di Roma.

Signor sindaco,
sono giorni di festa per i cristiani, la Pasqua è la principale festa, eppure basta guardarsi intorno per vedere che quei valori, i valori dell’uguaglianza, della cristianità, della solidarietà, vengono calpestati in continuazione.

Roma è la capitale terrena del Cristianesimo, tra pochi giorni verrà beatificato Papa Giovanni Paolo II, il Comune sta propagandando la sua campagna di comunicazione, dove un Woityla sorridente ci chiede di darci una mano gli uni con gli altri. La città e i suoi cittadini devono dare il buon esempio, devono essere pazienti, perché gli occhi di milioni di fedeli in tutto il mondo sono rivolti verso noi.

Eppure, in queste stesse ore di festività pasquali, le quotidiane ingiustizie e i soprusi verso i più deboli hanno un’eco maggiore. Sono le voci dei più disperati: i nomadi che hanno occupato la Basilica di San Paolo fuori le mura e i giovani che si trovano nella Stazione Termini, arrivati da Lampedusa, dove aumentano gli sbarchi di uomini e donne che scappano dalla guerra e dalla povertà.

Di fronte a loro, anziché trovare solidarietà e aiuto trovano un muro di indifferenza, di cifre vuote, soprattutto se confrontate al numero di profughi che dieci anni fa, in seguito al conflitto nei Balcani, trovò il nostro Paese in prima fila nell’aiutare il prossimo.

C’è un verso nel Deuteronomio che recita: “Non lederai il diritto dello straniero o dell’orfano e non prenderai in pegno la veste dalla vedova.” Da cittadino faccio riferimento alla Costituzione Italiana che all’articolo 10 garantisce allo “straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana”  il “diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge” e alla  Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo che garantisce la dignità del migrante.

Qualche settimana fa il Mediterraneo è stato teatro dell’ennesima tragedia di un fenomeno che dura da millenni, una fossa comune di acqua e sale, dove uno dei tanti barconi che affrontavano il nostro mare si era rovesciato e le onde avevano restituito centinaia di corpi. Nonostante tutto i continui comunicati stampa diramati dal Campidoglio parlano di ‘tolleranza zero’ nei confronti dei migranti, Ci siamo preoccupati dell’arrivo di poche centinaia di nordafricani, poche decine di persone per ognuno dei municipi di di Roma, municipi popolati da centinaia di migliaia di persone, con strutture e aree in grado di sostenere un “peso organizzativo” di questa portata.

Signor sindaco, più che l’incapacità dell’amministrazione capitolina è evidente la volontà di ignorare il fenomeno, di vivere l’immigrazione, anche nella sua declinazione più dolorosa, come un ostacolo capace di inclinare la popolarità di fronte ai propri elettori. Purtroppo non è così, e i cittadini, le associazioni, i militanti dei partiti politici che si sono recati a dare una mano ai più deboli lo hanno capito. Vede signor sindaco, accogliere queste persone non è solo una pratica di buona amministrazione, è un dovere di fronte al quale la città di Roma non può voltare le spalle.

Stefano Bellu

“E ti ricorderai che sei stato schiavo nel paese d’Egitto; perciò ti comando di fare questo”. (Dt 24:22)

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