Gli italiani? Cittadini del mondo diventati razzisti
A molti italiani è piaciuto, storicamente, sentirsi ‘cittadini del mondo’ più che ‘italioti’. Ed è comprensibile, tenuto conto che il nostro popolo ha spesso viaggiato in cerca di diritti, dignità e fortuna. Dunque non occorrerebbe essere ‘buonisti’ né apprezzare termini quali ‘tolleranza’, ‘misericordia’ o ‘carità ’ per poter prendere coscienza dei drammi e delle tragedie che ci circondano dalle parti di Lampedusa. Ricorrere a certe parole, infatti, significa richiamare un senso di ‘pena’, di ‘superiorità ’. Mentre sarebbe molto meglio parlare in termini di uguaglianza assoluta.
Della storia ‘trucida’ che abbiamo studiato a scuola ricordiamo solo il dato statistico e le eventuali vittorie che somigliano quasi alle partite di calcio, perché nelle battaglie i morti sono numeri e non uomini, donne e bambini. Durante l’adolescenza di chi oggi non è più giovanissimo la guerra era quella fredda, mentre oggi, ai nostri figli, dobbiamo spiegare che quei bambini flagellati che vedono in tv non sono paffuti, viziati e coccolati come loro. Se prima si ricorreva però alla retorica dei bimbi poveri e sfortunati, così lontani ed entrati nelle nostre case soltanto attraverso la televisione, oggi la massa umana povera e diseredata accede fisicamente nei nostri territori. E allora abbiamo smesso di commuoverci per esternare tutta la becera umanità della protezione dei nostri averi, in quanto la povertà è una minaccia per i nostri privilegi e ci mette in uno stato di allerta generale.
Si è predicato bene e si razzola oggi malissimo, trincerati dietro ogni ideologia che giustifichi le nostre paure, per poter espellere senza anestesia questo cancro con metastasi che si chiama ‘immigrazione’. Uomini e donne brutti, sporchi e cattivi: non li vuole nessuno, c’è chi si augura che muoiano in mare, per eliminare il problema alla radice.
Ci siamo giustificati, a livello diplomatico, per le nostre missioni di pace, propagandate come necessarie a portare la democrazia là dove c’erano governi carnefici. Eppure abbiamo mantenuto sui loro troni tutti i sovrani che invece massacravano la popolazione e facevano affari d’oro con l’Occidente. Che i popoli abbiano avuto da soli la consapevolezza e l’ardire di ribellarsi non è piaciuto per niente ai fautori di un certo modo di pensare, perchè ora che si è compiuta la nemesi il problema è nostro e le certezze di superiorità e benessere basate sull’esproprio delle risorse, e addirittura anche dei territori ai popoli poveri, ci inducono alla sindrome del beduino: uniti contro l’esodo selvaggio.
Che tristezza vedere tanta parte del popolo italiano così solidale con i ricchi prepotenti che ci hanno espropriato di ogni idea e di ogni dignità umana, solo perché ci danno l’illusione di poter somigliare a loro in certe nefandezze come nell’arricchimento. Mentre si condanna e si vuole talvolta addirittura la morte di uomini, donne e bambini, che dovrebbero invece ricordarci i nostri padri e i nostri nonni quando scappavano dalla miseria in cerca di un futuro migliore.
Vuoi o non vuoi siamo tutti, ma proprio tutti, figli di emigranti e siamo altresì tutti genitori di migranti, perché i nostri figli super laureati e super masterizzati devono andare via dall’Italia se vogliono lavorare. E come ci dispiacerebbe se venissero trattati alla stregua dei migranti che invece approdano da noi. Evidentemente, allora, siamo “brava gente” soltanto quando ci conviene.
Donatella Petrino


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