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Giappone, oltre l’emergenza

Autore: . Data: lunedì, 4 aprile 2011Commenti (0)

In Giappone stanno fiorendo i ciliegi. E’ un evento talmente importante che ogni anno telegiornali e quotidiani locali non mancano di aggiornare la popolazione sulla Sakura-zensen (il “fronte dei ciliegi”), una sorta di mappa meteorologica della fioritura, che ha inizio nelle regioni più a sud e si propaga verso il nord dell’isola.

E’ il periodo dell’Hanami (“guardare i fiori”), una tradizione antica ma ancora molto sentita tra i giapponesi, che si radunano sotto questi alberi per ammirarne la bellezza e per celebrarla con canti, danze e pic-nic consumati su grandi teli azzurri.

La fioritura dei sakura rappresenta al tempo stesso la rinascita e la morte, la rinascita perché coincide con l’equinozio di primavera e con l’inizio di un nuovo anno scolastico e lavorativo, la morte perché il fiore di ciliegio dura pochissimi giorni, non appena raggiunge l’apice del suo splendore si stacca dal ramo e viene trasportato dal vento. Ed è proprio in questa pioggia di petali il vero senso dell’Hanami: un modo delicato e simbolico di ricordare che la vita, nella sua fugace bellezza, è destinata a finire e che questa consapevolezza non dev’essere motivo di tristezza bensì di sprone per sfruttarne al meglio ogni istante.
Mai come quest’anno questo rito simbolico rappresenta in pieno il popolo giapponese, colpito lo scorso 11 marzo dalle disgrazie del terremoto e dello tsunami che hanno mietuto migliaia di vittime in una tragedia di proporzioni inenarrabili e minacciato da un pericolo ancora più grave come quello nucleare.
Una leggenda giapponese narra che in origine il colore dei fiori di ciliegio fosse bianco ma in seguito all’abitudine di seppellire sotto i ciliegi i samurai caduti in battaglia la pianta, nutrita dal sangue di quei nobili guerrieri, tinse i suoi petali di rosa. La vita procede per cicli ed ad ogni morte segue una rinascita.

Ed è ciò che auguriamo allo sfortunato popolo del Sol Levante, la cui dignità e compostezza hanno commosso il mondo. La strada è lunga e la ricostruzione non facile ma parliamo di un popolo che ha già dato prova di coraggio e determinazione risollevandosi dopo la devastazione operata da ben due bombe atomiche, un popolo in cui il senso di identità di gruppo fa sì che anche in situazioni di emergenza il singolo individuo pensi alla collettività prima che a se stesso, secondo lo spirito degli antichi samurai che ancora fortemente lo pervade. Un popolo che non dev’essere lasciato solo.

“Cadono i fiori di ciliegio
sugli specchi d’acqua della risaia: stelle,
al chiarore di una notte senza luna”.
(‘Haiku’ dell’artista giapponese Yosa Buson)

Giuliana Acanfora

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