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L’Italia festeggia, tra polemiche e retorica

Autore: . Data: venerdì, 18 marzo 2011Commenti (0)

Benchè la comprensibile retorica che accompagna festeggiamenti solenni (come quello per il centocinquantenario dell’Unità d’Italia) abbia via via soffocato le polemiche, l’anomalia leghista al cospetto della Giornata del 17 marzo continua a far discutere.

Ieri, comunque, anche il premier ha respirato in prima persona il clima non proprio mite: in mattinata, appena giunto alla Basilica di Santa Maria degli Angeli, è stato contestato dalla folla assiepata dietro alle transenne: molti fischi, contrapposti ad alcuni applausi, e anche qualche grido per invocare le sue dimissioni. Dal canto suo, il capo del governo ha replicato soltanto con un sorriso tirato e un gesto di saluto con la mano.

Tornando al partito guidato da Umberto Bossi, ovvero alla formazione che rappresenta l’unica salda stampella al governo, è noto che non ha partecipato ufficialmente alle celebrazioni istituzionali di ieri. Il movimento ha infatti scelto di trascorrere la giornata “sul territorio” per sancire la contrarietà al giorno festivo e si è limitato a garantire un’autorevole rappresentanza (guidata dallo stesso Bossi), per non rendere troppo eclatante (al cospetto degli alleati di governo) la palese insofferenza.

Ma le due pagine dedicate ieri dal quotidiano ‘La Padania’ all’evento hanno lanciato un messaggio piuttosto chiaro e indicativo: “150 anni di centralismo, che guasti”. Sotto il titolo, spalmato su due pagine, lo speciale è stato dedicato significativamente agli ‘sprechi d’Italia’: “Festeggiamo l’addio ai parassiti, uniti nel federalismo”, ha esplicitato il giornale della Lega.

A quel punto, non ha suscitato scalpore l’assenza dei capogruppo di Camera e Senato, Marco Reguzzoni e Federico Bricolo, alla seduta parlamentare di ieri. Un forfait abbondantemente annunciato nei giorni scorsi, con motivazione singolare, nel caso di Reguzzoni: “Non ci sarò – aveva spiegato – perché hanno deciso di chiudere gli asili e perciò sarò con i miei figli”.

Fatto sta che ieri la Lega è stata duramente attaccata non soltanto dalle opposizioni ma dallo stesso Pdl. Se l’Italia dei Valori, attraverso Leoluca Orlando, ha chiesto alla magistratura “di valutare se, in base alle gravi dichiarazioni di alcuni esponenti leghisti, sia possibile ravvisare il reato di vilipendio alla bandiera italiana” e ha denunciato “quest’indegno modo di comportarsi, compreso quello dei due capigruppo leghisti, che hanno disertato le cerimonie in Parlamento”, dall’altra parte va registrata la dura presa di posizione di Romano La Russa, coordinatore milanese del Pdl: “Speravo – ha polemizzato – che oggi (ieri, ndr) qualche rappresentante della Lega si presentasse a rendere omaggio alla bandiera degli italiani. Purtroppo hanno invece confermato il loro atteggiamento vigliacco e meschino, standosene a casa, senza onorare i propri eroi caduti anche per la libertà dei lombardi”.

In realtà proprio “a casa” i leghisti non sono rimasti. A Milano, capeggiati dall’eurodeputato Matteo Salvini, hanno ieri allestito una scrivania all’ingresso della Galleria Vittorio Emanuele, per distribuire bandiere con la croce di San Giorgio. E sono stati duramente contestati da una trentina di cittadini (bollati come “squadristi” dallo stesso Salvini) al grido di ‘Viva l’Italia’, “Vergognatevi”.

E’ toccato allora al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, puntellare i principi dell’unità del Paese: “Reggeremo alle prove che ci attendono, come abbiamo fatto in momenti cruciali del passato – ha auspicato ieri – perchè disponiamo anche oggi di grandi riserve di risorse morali e umane. Ma ci riusciremo ad una condizione: che operi nuovamente un forte cemento nazionale unitario, non eroso e dissolto da cieche partigianerie, da perdite diffuse del senso del limite e della responsabilità. Non ha nulla di riduttivo – ha detto ancora il Capo dello Stato – legare patriottismo e Costituzione: una Carta che rappresenta tuttora la valida base del nostro vivere comune, offrendo, insieme con un ordinamento riformabile attraverso sforzi condivisi, un corpo di principi e valori in cui tutti possono riconoscersi”.

Napolitano ha inoltre invitato i cittadini a nutrire “motivi di orgoglio per quel che 150 anni fa nacque e si iniziò a costruire; motivi di fiducia nella tradizione di cui in quanto italiani siamo portatori”.

Paolo Repetto

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