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La disoccupazione e l’inflazione crescono

Autore: . Data: mercoledì, 2 marzo 2011Commenti (0)

A gennaio nuovo record, il 29,4 per cento dei giovani è senza lavoro. L’inflazione invece è al più 2,4 per cento, il risultato peggiore dal 2008. Ma la cosa non sembra interessare i media ed il governo.

Secondo le stime provvisorie diffuse dall’Istat a gennaio la crescita del tasso di disoccupazione dei giovani italiani non si arresta e raggiunge quasi il 30 per cento. Nuova debacle da quando c’è la serie storica dei dati mensili, cioè dal 2004.

Per quanto riguarda il dato complessivo, il tasso di disoccupazione ‘per tutti’ è all’8,6 per cento per il terzo mese consecutivo e mostra una crescita di 0,2 punti percentuali su base annua. I disoccupati sono 2 milioni e 145mila unità, duemila in più rispetto a dicembre.

Intanto cresce anche l’inflazione. A febbraio è  stata al 2,4 per cento in più rispetto al febbraio dello scorso anno. Il record precedente apparteneva al mese di novembre del 2008.

Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti di Federconsumatori e Adusbef, hanno detto: “Come è possibile che, mentre i consumi sono in continua contrazione (del -6,5% negli ultimi 3 anni), i prezzi aumentino a questi livelli? Un andamento immotivato e ingiustificato, che trova una possibile spiegazione solo ed esclusivamente dell’esistenza di forti speculazioni”. La stangata conseguente alla crescita dell’inflazione sarà secondo i consumatori di 1.164 euro annui, e con le possibili ricadute della situazione internazionale potrebbe raggiungere anche 1.897 euro.

“Per questo – hanno concluso Trefiletti e Lannutti – anzichè discutere di federalismo e di modifiche alla Carta Costituzionale, è più che mai urgente e improrogabile un intervento determinato del governo: per contrastare qualsiasi tipo di speculazione, anche attraverso un blocco di prezzi e tariffe; per avviare una manovra di sostegno ai redditi delle famiglie a reddito fisso, attraverso un processo di detassazione”.

Danilo Barbi, segretario confederale della Cgil, da parte sua ha commentato: “Si confermano le nostre preoccupazioni circa l’inadeguatezza delle attuali politiche europee e dell’esito fallimentare delle manovre economiche del governo”.

Secondo il dirigente sindacale ”è ormai concreto, davanti a noi, il rischio della stagflazione (stagnazione più inflazione, ndr) una parola orribile che prospetta lo scenario più preoccupante per i lavoratori e i pensionati, e cioè che mentre si riduce l’occupazione e il reddito disponibile, contemporaneamente aumentano i prezzi”.

Per il rappresentante della Cgil ”il prevalere di un’idea di controllo del debito senza sostegni adeguati alla crescita in sede europea, insieme alle scelte del governo italiano che hanno prodotto una generalizzazione dei tagli alla spesa e agli investimenti, stanno producendo una crescita molto bassa mentre, per motivi internazionali e per gli interventi della finanza, stanno aumentando i costi dell’energia e dei beni alimentari”.

Barbi ha concluso: ”E’ sempre più necessaria una svolta delle politiche economiche e sociali del governo: senza una riforma fiscale che diminuisca il prelievo sui salari e sulle pensioni i lavoratori e i pensionati rischiano di essere esposti ad un aumento dei prezzi a partire dai beni di prima necessità. La Cgil non lascerà nulla di intentato per rivendicare il cambiamento”.

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