Giustizia italiana e falsi problemi
“La vera riforma epocale? Sarebbe occuparsi dell’organizzazione degli uffici giudiziari”. Lo ha affermato ieri il procuratore capo di Milano, Edmondo Bruti Liberati, intervenendo ad un convegno nel capoluogo lombardo. Il magistrato, nel suo intervento, ha fatto riferimento al ddl di riforma della giustizia, dopo aver precisato di non voler esprimere giudizi in merito.
Ma Bruti Liberati ha comunque sottolineato di avere “sentito dire che si può varare una riforma epocale perché sono stati affrontati i problemi di organizzazione giudiziaria”. Mentre “la vera riforma epocale sarebbe proprio occuparsi di organizzazione”.
Dal canto loro, i ministri del governo Berlusconi interessati continuano ad intervenire in merito alla “rivoluzione” giudiziaria. Ieri i responsabili dei dicasteri della Giustizia e dell’Innovazione, Angelino Alfano e Renato Brunetta, hanno sostenuto – nel corso di una conferenza stampa a palazzo Chigi – che verranno destinate risorse fino a 50 milioni di euro per l’attuazione del Piano straordinario per la digitalizzazione della giustizia. Un progetto che partirebbe ”immediatamente” e dovrebbe esser completato completato in 18 mesi.
Il Piano, hanno spiegato, è rivolto a 466 Uffici giudiziari e punta alla digitalizzazione degli atti, alle notifiche ed ad pagamenti on-line. L’obiettivo dichiarato sarebbe “ridurre i tempi del processo ed i costi di gestione e funzionamento amministrativo, facilitare il lavoro dei magistrati e degli operatori, liberare risorse umane preziose, semplificare la fruizione dei servizi da parte di cittadini e imprese”.
“Noi puntiamo non solo a piantare il seme della rivoluzione digitale – ha precisato Alfano – ma anche a raccogliere il frutto”, cosa che con le riforme costituzionali è ”un attimino più difficile”. Attraverso il suo I-Pad Alfano ha inviato – nel corso della conferenza stampa – una mail a oltre 800 uffici giudiziari chiedendo loro di aderire al protocollo per la digitalizzazione e di rispondere in tempi rapidi, così da avviare tutte le procedure necessarie. ”A cominciare da oggi pomeriggio (ieri, ndr) – ha detto Alfano – metteremo on-line chi ha risposto e chi no”.
La “rivoluzione” dovrebbe ridurre, secondo Brunetta, “fino al 30% del tempo di durata” dei processi. In virtù di una ”sfida virtuosa” che a sua volta porta ad una ”accelerazione” dell’organizzazione e dell’efficienza nei singoli uffici.
Per l’opposizione si tratta comunque di fumo negli occhi. Il tema vero, quello delle “riforme” volute dal premier, divide frontalmente gli schieramenti. Ieri, in un’intervista alla ‘Stampa’, l’esponente del Pd Rosy Bindi ha attaccato lo stesso Alfano: “La loro non è una riforma della giustizia, ma una riforma costituzionale sulla magistratura, che non porterà ai cittadini alcun vantaggio nel medio periodo: mancano interventi sull’organizzazione, sulle risorse, sulle procedure civili e penali. Un cambiamento profondo nei rapporti tra potere politico e giudiziario si può fare solo se si condividono i principi di autonomia e indipendenza della magistratura. Non dicendo di essere disposti a qualche piccolo cambiamento e basta”.


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