Fiat, l’incognita del futuro
“L’utilizzo della rete italiana è al 54 per cento, e se consideriamo la capacità tecnica scende al 37, mentre negli altri impianti in Europa i parametri per misurare la saturazione si sono attestati rispettivamente al 126 e 78 per cento”. Accostando questi numeri, l’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, ha preso le mosse per giustificare a posteriori gli accordi imposti a Pomigliano e Mirafiori e ribadire che le misure ‘lacrime e sangue’ non sono sufficienti.
Intervenendo durante l’assemblea degli azionisti del colosso dell’Auto, il manager italo-canadese è tornato sul “divario” tra i livelli di produttività subito prima di ribadire i motivi alla base della joint venture con Chrysler, che servirà a produrre nuovi ‘suv’ dal terzo o dal quarto trimestre del prossimo anno: 280 mila vetture all’anno, secondo gli auspici.
Ciononostante (come prevedibile) l’anno in corso si prospetta difficilissimo: “Ci aspettiamo un miglioramento generale dei mercati – ha sostenuto Marchionne – a eccezione di quello delle autovetture in Europa, la cui performance sarà influenzata negativamente dai cali previsti in Italia e in Francia”. L’obiettivo è raggiungere nel 2014 un fatturato di 64 miliardi di euro, quasi il doppio dell’anno scorso, che potrà arrivare a oltre 100 miliardi con Chrysler. Riguardo ai dividendi, la politica per quest’anno resterà invariata e prevede per Fiat Spa una distribuzione nell’ordine del 25% dell’utile netto consolidato, con il pagamento minimo di 100 milioni di euro.
Marchionne non ha evitato di tornare sull’argomento delle indiscrezioni dei giorni scorsi, diffuse dall’agenzia Reuters a proposito del possibile spostamento della sede del quartier generale del gruppo (da Torino a Detroit): “Non abbiamo deciso completamente niente e non c’è nessuna tempistica. Non è nella mia agenda”.


Lascia un commento