Carceri, una polveriera lontana dai riflettori
Prosegue la campagna della Uil Penitenziari, che ha denunciato “una deriva di morte e violenza imboccata dal sistema penitenziario”. L’ultima settimana avrebbe confermato il drammatico quadro d’insieme: “Si era aperta con una rumorosa, quanto giusta e legittima, contestazione al Ministro Alfano da parte di detenuti di Piacenza – recita una nota del sindacato – si chiude con un gravissimo bilancio di morte e violenza. Con le aggressioni e i ferimenti di agenti penitenziari a Lanciano, Barcellona Pozzo di Gotto e Genova Marassi (verificatisi sabato scorso) sale a dieci il numero dei poliziotti penitenziari aggrediti e feriti da parte di detenuti o internati, di cui uno in maniera molto grave (Padova)”.
Va aggiunta al bollettino l’evasione di venerdì scorso di un detenuto italiano 40enne dal carcere di Augusta, oltre al suicidio di un 39enne detenuto francese nel carcere di Ariano Irpino (mercoledì 2 marzo), “i circa 25 tentati suicidi e le due vite strappate alla morte per impiccagione da parte di poliziotti penitenziari a Venezia e Rovereto. Sono, evidentemente, cifre da bollettino di guerra”, ha commentato amaramente il segretario generale della Uil Penitenziari, Eugenio Sarno, che ha aggiunto: “La deriva di morte e violenza che ha imboccato il sistema penitenziario italiano è sotto gli occhi di tutti, certificata da questi dati. Nonostante la costanza con cui si susseguono ferimenti ed aggressioni ad agenti penitenziari (27 gli agenti che dal 1 gennaio hanno riportato prognosi superiore ai cinque giorni) dobbiamo prendere atto di un offensivo, ingiustificabile ed ingiustificato immobilismo sia da parte dell’Amministrazione penitenziaria che dello stesso Ministro Alfano. E’ evidente – ha continuato Sarno – che queste violenze si alimentano anche attraverso le inumane, quanto incivili, condizioni di detenzione. Ma questo non può in alcun modo giustificare le aggressioni e i ferimenti dei nostri colleghi”.
Peraltro l’esame dei flussi penitenziari confermerebbe le preoccupazioni: da alcuni mesi, ha riferito lo stesso sindacato, il numero di presenze detentive si è stabilizzato tra i 67.400 e i 67.800 detenuti, con circa poco più di 42mila posti effettivamente disponibili. In questa stabilizzazione delle presenze per nulla avrebbe inciso la legge sulla detenzione domiciliare che avrebbe sortito effetti risibili: ammonterebbero a circa 1400 il numero dei detenuti che ne avrebbero beneficiato.
Oggi, festa della donna, lo stesso Sarno sarà in visita alla casa circondariale femminile di Rebibbia, anche per rimarcare la grave situazione degli organici della polizia penitenziaria: “La situazione delle donne in polizia penitenziaria è ben oltre la soglia dell’allarme rosso. E’ semplicemente insostenibile. Nonostante le difficoltà, però, a Rebibbia continuano ad essere distaccate poliziotte verso i palazzi del potere. Questo è un esempio lampante ed eclatante dell’illogica e scriteriata gestione del personale da parte dei livelli centrali del Dap. Già ora mancano agli organici della polizia penitenziaria circa seimila unità, con i nuovi padiglioni e i nuovi istituti il gap salirebbe a novemila. Eppure si continua ad esaltare e propagandare l’assunzione di circa 1800 unità, che chissà se e quando diverranno certezza”.


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