Sallusti e la libertà di stampa
Il direttore de ‘Il Giornale’ grida allo scandalo per le perquisizioni della sua redazione e dell’abitazione di una cronista. Ma si sbaglia.
Ha scritto il direttore del quotidiano della famiglia Berlusconi: “Il braccio violento della magistratura ieri ha colÂpito noi del ‘Giornale’. Una bravissima colleÂga, Anna Maria Greco, è staÂta svegliata da poliziotti inÂviati da una pm di Roma. Gli uomini della Procura soÂno entrati nella sua camera da letto, l’hanno fatta spoÂgliare e hanno eseguito una perquisizione corporale. Sotto la sua biancheria cerÂcavano le fonti di una notiÂzia, quella che la cronista ha portato e pubblicato sul ‘Giornale’ nei giorni scorsi. Come mai tanta ferocia? Semplice, la notizia non riÂguardava Berlusconi, non svelava segreti personali di qualche politico di centroÂdestra, ma interessava Ilda Boccassini, la pm di Milano impegnata nella caccia al premier sul caso Ruby”.
Il giornalismo deve essere prima di tutto obiettività . L’articolo della “bravissima collega” aveva colpito il pm di Milano, Ilda Boccassini, che sta indagando sulle festicciole del premier.
Nel pezzo si era riesumato un fatto del 1982 che riguardava il giudice. Boccassini aveva dato un bacio per strada ad un giornalista di sinistra ed il procuratore capo di Milano aveva per questo chiesto al Csm un procedimento disciplinare.
Tiziana Maiolo, che non può essere sospettata di simpatie per i ‘rossi’, ha raccontato sul ‘Secolo d’Italia’ quell’episodio lontano nel tempo.
“Ilda Boccassini – ha ricordato Maiolo – non era solo un giovane Pubblico ministero, in quel 1982 in cui avvenne il ‘fattaccio’, era anche una bella ragazza, molto corteggiata e molto normale. E molto normalmente era stata vista per strada, in una zona non molto lontana dal palazzo di giustizia di Milano, mentre si baciava con un ragazzo. Casualmente il ragazzo era un giornalista. Casualmente era di Lotta continua (oggi lavora in un quotidiano economico) e veniva ogni tanto al Palazzo di Giustizia. Lì i due si erano conosciuti e forse invaghiti. Bisognerebbe ricordare che cosa era il 1982 e chi era il procuratore capo di Milano Mauro Gresti, rigido conservatore un po’ bacchettone, per immaginare quel che oggi sarebbe inimmaginabile. E cioè perché sia stato fatto un ricorso al Csm (in seguito archiviato) per denunciare come scandaloso e lesivo della dignità della magistratura un bacio dato per strada”.
La ‘notiziona’ lanciata dal Giornale secondo la ricostruzione di Maiolo era uno “scoop che tale non è”.
Ma il ‘lavoro’ di Anna Maria Greco, così si chiama “la bravissima collega” di Sallusti, non si era limitato alla scoperta di una ‘non notizia’. La cronista aveva inoltre collegato l’episodio del bacio con il terrorismo che insanguinava l’Italia negli anni ’80, lasciando intendere che Boccassini potesse aver avuto una vaga indulgenza verso gli assassini della lotta armata. Cosa del tutto fantasiosa se si ripercorre la carriera del giudice.
Il direttore del giornale berlusconiano ha anche aggiunto nel suo sdegnatissimo articolo: “E’ stato un atto di violenza privata ordiÂnato da una donna, la pm di Roma, contro un’altra donÂna in nome di un’altra donÂna (la Boccassini). Cioè la giustizia trasformata in un fatto personale, una squalliÂda e vigliacca vendetta, perÂpetuata con l’uso della forÂza dello Stato”.
I fatti sono completamente diversi. Il Csm, dopo la pubblicazione dell’articolo, aveva segnalato alla magistratura la violazione dolosa del proprio archivio, perchè i documenti relativi ai procedimenti disciplinari sono segreti.
L’azione della procura romana, quindi, è stata la conseguenza di una richiesta di indagini fatta dall’organo di autogoverno della magistratura e non il gesto estemporaneo di un altro giudice ‘vendicativo’. Ed in ogni caso, fino a parere contrario, i reati non riguardano il sesso, per cui in questo caso essere donne non vuol dir nulla.
Quindi Sallusti ha aggiunto: “Ormai siamo alla dittatuÂra delle Procure. Che deciÂdono che cosa si deve pubÂblicare sui giornali. Via libeÂrÂa a tutto quello che può inÂfangare Berlusconi e il suo governo, nulla che possa gettare un’ombra su lorsiÂgnori” ed ha anticipato una nuova ghiotta notizia: “I maÂgistrati hanno già tante imÂmunità , non saremo noi a rendere il loro scudo tombale. Scriveremo tutto ciò che riusciremo ad accertare, e penso anche molto presto”.
Si deve ricordare che l’ex direttore de ‘Il Giornale’, Vittorio Feltri, è stato sospeso per sei mesi dal Consiglio dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia dopo la pubblicazione di articoli contenenti documenti contraffatti (non si sa da chi) che colpivano la reputazione di Dino Boffo, direttore in quel momento del giornale della Cei ‘Avvenire’, colpevole di aver criticato Berlusconi.
L’idea che i giornalisti abbiano il diritto di scrivere qualunque cosa non ha nulla a che fare con la libertà di informazione. Tanto che esistono precisi reati che puniscono gli eccessi.
Tuttavia, questo aspetto non sembra essere chiaro neppure al segretario generale della Fnsi Franco Siddi, che è arrivato a sostenere: “Oggettivamente, non se ne può più. Nello scontro politica-magistratura non possono essere chiamati a pagare i giornalisti se danno notizie, ancorché su di esse e sulla loro valenza in termini di interesse pubblico, ciascuno possa avere opinioni diverse. La perquisizione di oggi a carico della collega de “Il giornale” Anna Maria Greco appare, allo stato, assolutamente incomprensibile, oltreché, nei fatti, pesantemente invasiva”.
Secondo il rappresentante dei giornalisti la pubblicazione di una ‘non notizia’ inserita in un articolo che tendeva alla chiara demolizione della credibilità di un magistrato della Repubblica che, guarda caso, è impegnato ad indagare su un presunto reato di favoreggiamento della prostituzione minorile messo in piedi da amici del presidente del Consiglio e forse anche dallo stesso Capo del governo, al tempo stesso fratello del proprietario del quotidiano in questione, è una attacco alla libertà di informazione.
Così come sarebbe ‘giornalismo’ demolire spesso con argomentazioni fragilissime chi si ritiene ‘nemico’ politico.
I fatti, secondo questa corrente di pensiero, non contano e l’esposizione di opinioni del tutto disgiunte da elementi concreti sarebbe esercizio di libertà .
Non è così. In Italia sarebbero auspicabili invece misure di ‘censura’ nei confronti di quei giornalisti che hanno trasformato la stampa indipendente in altoparlanti di questa o quella forza politica.
Tanto che proprio Sallusti, per fare un esempio, partecipa in continuazione a programmi televisivi nei quali viene invitato come ‘rappresentante’ dello schieramento di centro destra e non come cronista al di sopra delle parti. E lo stesso avviene per altri giornalisti, anche di opposizione.
La differenza tra un quotidiano indipendente ed uno di partito non è difficile da comprendere, come è facile capire che le opinioni hanno tutte eguale diritto ad essere manifestate.
Ma le opinioni debbono essere legate a fatti veri e verificati, altrimenti viene meno il ruolo stesso della stampa.
Ma imporre indipendenza ad una casta nella quale l’appartenenza è motivo per ottenere non di rado promozioni, incarichi o lauti stipendi (o solo un’assunzione) non è impresa facile.
Così Sallusti può permettersi anche di ‘avvertire’ una intera categoria professionale, i giudici, che “molto presto” saranno pubblicati altri articoli, fatto che forse potrebbe indurre qualcuno a pensare ad una vaga minaccia.
Vorranno i giornalisti ed i loro organismi associativi abbandonare le difese della corporazione e riaffermare i principi della trasparenza, dell’indipendenza e dell’obiettività ?


A proposito della indagine ordinata dala procura di Roma nei riguardi della giornalista Anna maria greco, da uomo della strada mi chiedo se è corretto l’uso o abuso della inchiesta di cui sopra e se in caso di errore o documentato abuso, il PM non debba pagare di tasca propria un equo indennizzo cosi come fanno tutti i cittadini quandoviene accertato o documentata una violazione della Legge Ennio Sacco
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