cronaca

I fatti senza distorsioni, opinioni o interpretazioni. Spesso la realtà è differente da come viene raccontata dai media.

esteri

Il mondo è un illustre sconosciuto e il Sud del pianeta è quasi del tutto ignorato. E molte cose sono diverse da come appaiono.

politica

In Italia ormai il Palazzo e la società civile sono pianeti separati. Si deve cercare di restituire ai cittadini trasparenza.

tu inviato

Gli articoli scritti dai cittadini e pubblicati dal nostro giornale. La libera informazione è libertà di espressione.

vivere

Diritti civili, convivenza pacifica, cultura, arte, spettacolo, salute, ambiente, sport, tecnologie, cucina: sono il cuore del millennio.

Home » esteri, primo piano, report
Regola la dimensione del carattere: A A

Neocolonialismo giornalistico

Autore: . Data: mercoledì, 23 febbraio 2011Commenti (0)

Secondo alcuni ‘democratici’ in Nord Africa sarebbe avvenuto un ‘mutamento antropologico’ indotto dalle ‘tecnologie e dallo sviluppo’. L’Occidente non rinuncia a considerare il proprio modello come l’unico sistema funzionante. Per questo è il responsabile dei malanni del pianeta.

Le rivolte del Nord Africa di queste settimane erano prevedibili e non è detto che siano state ‘aiutate’. Povertà, disoccupazione, sottosviluppo, corruzione, oligarchie violente sono ‘mali endemici’, tanto antichi quanto abituali a Sud del mondo. Ma non normale amministrazione.

In un articolo singolare, ieri, il quotidiano del Pd ‘Europa’ ha pubblicato un contributo a firma Simone Verde nel quale si sosteneva che il ‘silenzio di Al Qaeda’ sulle rivolte in corso si spiegherebbe con “un sondaggio del Washington Institute della settimana scorsa: in caso di elezioni libere, soltanto il 15 per cento degli egiziani voterebbe per i Fratelli musulmani e, in caso di presidenziali, soltanto l’un per cento sosterrebbe un candidato islamista”.

Il giornale dopo questa improbabile constatazione aggiungeva: “Segno che anche i più conservatori, pur volendo una società vicina alla tradizione, non vorrebbero vivere in un regime fondato sulla sharia. Cosicché le rivolte in corso e le società che ne sono protagoniste, composte da giovani che aspirano al consumismo, alle libertà e allo stile di vita occidentale, sono per il terrorismo islamico una pessima notizia e la materializzazione di un timore originario: che la globalizzazione, assieme alle merci, porta con sé la cultura edonista delle società di mercato, la penetrazione dello stile di vita occidentale, dei suoi valori e del suo immaginario, responsabili di una mutazione antropologica del mondo musulmano tale da mettere in discussione equilibri di potere tradizionali”.

Come è noto le società del Sud sono molto diverse da quelle del Nord. Hanno strutture diverse, sono organizzazioni legate a strutture claniche nelle quali (per i musulmani) la appartenenza religiosa ha un valore determinante. L’Islam comprende due gruppi principali: i sunniti, la corrente di maggioranza, e gli sciiti.

Le differenze tra le due dottrine sono profonde, ma quello che dal punto di vista pratico ha un valore centrale e che distingue sciiti e sunniti è la funzione delle autorità religiose. Il mondo musulmano non ha una gerarchia ecclesiastica come la Chiesa cristiana e quindi non esiste una ‘catena di comando’ che orienta i credenti. Secondo i sunniti, alla guida spirituale e politica della comunità può essere chiamato chiunque abbia una buona capacità religiosa. Gli sciiti sono invece convinti che le guide debbano essere solo i discendenti diretti del profeta Maometto.

Gli sciiti potrebbero essere tra il 10 ed il 20 per cento degli 1,3 miliardi di islamici del mondo. Di questi, circa 120 milioni (sia persiani sia arabi) vivono in Medio Oriente. Sono maggioranza religiosa in Iran, Iraq, Libano, Azerbaigian e Bahrein e rappresentano una significativa minoranza in Afghanistan, Pakistan, Siria, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Sono considerati dai sunniti dei ‘blasfemi’, tanto che in alcuni Paesi vengono perseguitati o subiscono forme di emarginazione.

Per comprendere l’importanza di queste appartenenze ed il ruolo delle guide spirituali si deve tener conto che lunedì scorso Yusuf al-Qaradavi, un importantissimo imam sunnita di origine egiziana, ha emesso una fatwa (un decreto religioso) nella quale chiedeva ai fedeli-soldati libici di uccidere Gheddafi “per liberare la Libia da lui”. “Chiunque nell’esercito libico sia in grado di sparare un pallottola a Gheddafi dovrebbe farlo”, ha detto il religioso, un uomo di 82 anni che tiene sermoni nella televisione al Jazira e raggiunge la cifra record di 40 milioni di telespettatori.

Nel regno del dittatore Gheddafi in quadro confuso e contraddittorio secondo fonti di intelligence non del tutto confermate, ma rese pubbliche in una dichiarazione del ministro degli Esteri italiano, Frattini, “si stanno affermando ipotesi di emirati islamici nella Libia orientale”.

Al giornalista di Europa nessuno ha spiegato che Al Qaeda non esiste, ma è piuttosto un marchio col quale in modo semplicistico si identifica la costellazione di gruppi antioccidentali di origine integralista e che i Fratelli Misulmani egiziani o tunisini sono organizzazioni composite, rimaste al bando per decenni, delle quali sono largamente ignoti gli equilibri interni e che comprendono frange radicali e settori moderati. Verde è arrivato a citare inoltre un sondaggio realizzato in un contesto nel quale anche il più esperto specialista avrebbe difficoltà nella composizione di un campione affidabile ed ha trascurato il fatto che i Fratelli Musulmani sono al momento l’unica organizzazione che possiede una struttura reale e c’è da supporre in parte anche clandestina.

Ma non solo. L’analista di area Pd sostiene che ad ispirare le contestazioni ci sia una aspirazione “al consumismo, alle libertà e allo stile di vita occidentale” e “che la globalizzazione, assieme alle merci, porta con sé la cultura edonista delle società di mercato, la penetrazione dello stile di vita occidentale, dei suoi valori e del suo immaginario, responsabili di una mutazione antropologica del mondo musulmano tale da mettere in discussione equilibri di potere tradizionali”.

A Verde è sfuggita la forte impronta nazionalista che ha pervaso la protesta egiziana e non è venuta in mente la ricaduta della crisi finanziaria mondiale, che non ha solo devastato le economie dei Paesi ricchi, ma ha letteralmente messo in ginocchio quelle dei Paesi del Sud. Dato mai presente nelle cronache dei media occidentali ‘alla moda’.

Solo a titolo informativo, secondo la Fao i prezzi dei generi alimentari nel dicembre scorso hanno raggiunto i massimi storici dopo ben sei mesi di crescita sistematica. L’indice ha raggiunto un valore medio di 215, superando del 4 per cento la stima di novembre 2010 e del 25 quella di dicembre 2009. I prezzi dei cereali in particolare sono saliti del 6 per cento rispetto allo scorso novembre e del 39 in confronto all’anno precedente.

Per quanto riguarda la diffusione delle tecnologie e della rete, in Egitto secondo ‘Internet World State’ che classifica il Paese come “il sedicesimo più popoloso al mondo”, le connessioni raggiungono il 21 per cento della popolazione. In Europa la media è al 58,4, gli Usa sono al 77, 4. Nel Medio Oriente Israele tocca il 71 per cento, L’Iran il 43, l’Arabia Saudita il 38, gli Emirati Arabi quasi il 76, il Bahrain l’88. Insomma, la favola della rivoluzione organizzata dal popolo di Facebook si fonda sul nulla o sulle ‘impressioni’ di reporter occidentali non troppo attenti.

Sui modelli di ‘vita occidentali’ o per quanto riguarda ‘l’edonismo’ al giornalista di Europa non è stato raccontato che negli ultimi anni è sempre più complicato trovare o poter consumare alcolici nei ristoranti del Cairo. In alcuni di questi se prima gli avventori potevano portare con se una bottiglia di vino e consumarla al tavolo, oggi una pratica di questo genere è sconsigliata. Le ragazze, anche figlie di genitori ‘laici’ ricorrono al velo sul capo, cosa che spesso le madri non fanno.

Il ‘mutamento antropologico’ del quale si continua a discutere, insomma, è il frutto di una forma sottile di neocolonialismo, che ignora come nelle società del Sud del mondo l’atteggiamento verso l’Occidente si va facendo sempre più ostile.

Il durissimo conflitto libico dovrebbe indurre tutti a maggior cautela, così come le ‘certezze’ sulle ‘rivoluzioni democratiche’ in Egitto e Tunisia forse dovrebbero essere per il momento lasciate in stand by. Per evitare di dover scoprire domani che le oligarchie deposte o le dittature in crisi sono state sostituite con altre oligarchie o dittature egualmente crudeli, ma anche per nulla ‘edonisticamente all’occidentale’.

Stampa articolo (o crea PDF)
Fai una donazione a InviatoSpeciale
Condividi o invia per e-mail


Informativa

Lascia un commento

Usa il modulo sottostante per commentare. Se sei già registrato, effettua il log-in. Puoi anche abbonarti ai commenti di questo articolo via RSS.

Tag HTML consentiti:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

InviatoSpeciale è un quotidiano on line di Informazione, Politica e Cultura, pubblicato dall'Associazione Onlus The GlobalvillageVoice,
registrato al Tribunale di Bari, numero 1273, del 24 aprile 2008