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La ‘marcia del lavoro’ della Cgil

Autore: . Data: giovedì, 24 febbraio 2011Commenti (0)

E’ partita da Torino sabato scorso, per rilanciare il tema dei diritti e della democrazia e attraverserà tutta Italia, coinvolgendo soprattutto i grandi poli produttivi. La prossima tappa raggiungerà Venezia sabato prossimo.

Nel capoluogo veneto ci sarà una manifestazione regionale per le vie della città. Gli organizzatori sperano si ripeta il lungo serpentone che ha percorso le vie di Torino sabato scorso: 10mila persone guidate dalla locale Cgil che ha denunciato l’emergenza occupazionale in una Regione che nel 2010 ha registrato 186milioni di ore di cassintegrazione.

In testa al corteo lo striscione con lo slogan ‘Tutti per il lavoro, un lavoro per tutti’, seguito da migliaia di precari, ricercatori, lavoratori del pubblico impiego, delle cooperative sociali, delle scuole, delle aziende chimiche ed edili, metalmeccanici, provenienti da tutte le province piemontesi.

In piazza Carlo Alberto, il segretario regionale della Cgil Piemonte, Alberto Tomasso, ha chiesto “l’apertura di un tavolo permanente sulla crisi e per il lavoro nella nostra regione: partire da lì per tentare di governare tutti i processi coinvolgendo inevitabilmente il governo nazionale, iniziativa necessaria alla ricostruzione di una vera politica economica per la nostra regione”.

A suffragare la richiesta del sindacalista, gli interventi dei lavoratori che lo hanno affiancato dal palco: dall’insegnante precaria alla lavoratrice della cooperativa sociale, fino allo studente universitario, all’operaio tessile del biellese, alla dipendente metalmeccanica.

“Questo 2011 – commenta Fulvio Fammoni, della segreteria Nazionale della Cgil – rischia di essere molto difficile perchè molte aziende stanno finendo la cassintegrazione ed è in gioco il destino di tantissimi lavoratori. Il Governo non sta facendo quello che è necessario per dare garanzie, mentre la priorità di oggi dovrebbe essere un intervento fiscale come elemento di sviluppo”.

“Prima questo governo se ne va – ha infine polemizzato Fammoni – meglio è, perchè abbiamo bisogno di altro per poter gestire questo Paese”.

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