cronaca

I fatti senza distorsioni, opinioni o interpretazioni. Spesso la realtà è differente da come viene raccontata dai media.

esteri

Il mondo è un illustre sconosciuto e il Sud del pianeta è quasi del tutto ignorato. E molte cose sono diverse da come appaiono.

politica

In Italia ormai il Palazzo e la società civile sono pianeti separati. Si deve cercare di restituire ai cittadini trasparenza.

tu inviato

Gli articoli scritti dai cittadini e pubblicati dal nostro giornale. La libera informazione è libertà di espressione.

vivere

Diritti civili, convivenza pacifica, cultura, arte, spettacolo, salute, ambiente, sport, tecnologie, cucina: sono il cuore del millennio.

Home » politica, primo piano
Regola la dimensione del carattere: A A

Il Palazzo dell’immobilismo

Autore: . Data: lunedì, 7 febbraio 2011Commenti (0)

Berlusconi è riuscito a ricostruirsi una maggioranza in Parlamento. L’opposizione chiede le elezioni, ma non le vuole. Pannella minaccia il salto del fosso e su tutto la televisione del Cavaliere distribuisce morfina alle ‘masse’.

Il ‘puttanaio’ ha sette vite. Il premier, che fino a qualche mese fa si preparava al voto anticipato per portare a termine la sua missione e fondare infine e finalmente l’Italia spa con lui stesso nel ruolo di amministratore unico, dopo la rottura con l’alleato storico, Gianfranco Fini, e le note vicende festaiole ha scelto la strada della resistenza a tutti i costi.

La situazione generale del Paese è disastrosa? La crisi sta travolgendo tutto e tutti? Il tasso di moralità è sotto i livelli di guardia? L’intero ‘sistema Italia’ sembra avviato a folle velocità verso un declino irreparabile? Poco importa. Il presidente del Consiglio deve difendersi da processi incombenti e soprattutto deve proteggere le sue imprese, il patrimonio di famiglia, che nel caso di un cambio ‘al vertice’ porterebbe i ‘nuovi arrivati’ a mettere mano non solo al ‘conflitto di interessi’, ma anche (forse) al ‘monopolio’ di Mediaset e Publitalia.

Ed ecco allora che in soccorso di ‘Papi Silvio’ è arrivato il berlusconismo, ormai vera e propria ‘forma mentis’ trasversale, capace di attraversare tutti gli schieramenti politici. Lo sdegno che avrebbe attraversato qualunque Paese civile dopo le notizie del caso Ruby (e prima sulle vicende Tarantini-D’Addario o Noemi Letizia) in Italia non si è visto neppure con la lente di ingrandimento. I sondaggi hanno segnalato solo la crescita esponenziale di chi non sa più cosa pensare, non trova un solo motivo per interessarsi alle vicende politiche nazionali, si è chiuso in un individualismo esasperato e passivo.

Berlusconi aveva una maggioranza parlamentare schiacciante all’indomani delle elezioni del 2008 e subito aveva dato prova della sua pericolosità. I miracoli inventati (spazzatura napoletana,’casette’ del terremoto in Abruzzo, ‘salvataggio’ di Alitalia, raffica di ‘lodi’ per evitare le aule giudiziarie), incrociati con una agghiacciante serie di fatti inaccettabili (scandalo Protezione civile, veline in lista per le europee, negazione dell’esistenza della crisi economica, tagli lineari al bilancio, esplosione di fenomeni razzisti e xenofobi, ecc) hanno fatto scendere in modo irrilevante il consenso del centro destra e comunque non hanno ingrossato le file degli oppositori.

La compagnia di giro dei contestatori del premier, dai viola ai travaglisti passando per Grillo, così cari ad una parte della stampa ‘de sinistra’, sono fenomeni socialmente irrilevanti o comunque non costituiscono un blocco sociale rappresentativo. Le manifestazioni del fine settimana ne sono una testimonianza impietosa, occasioni di autorappresentazione che non hanno inciso per nulla sul quadro politico complessivo.

A mantenere immobile la situazione c’è la macchina propagandistica del Cavaliere, un aggeggio banale e dal funzionamento molto semplice. Il controllo dei due telegiornali più visti, Tg1 e Tg5, i programmi del pomeriggio, gli ‘approfondimenti’ di Porta a Porta e Matrix, le ‘fiction’ del tutto sganciate dalla realtà (dove sono finiti ‘La Piovra’ o il cinema di ‘impegno civile’) sono gli ingranaggi del meccanismo. Il target da colpire è quello dei teleutenti-elettori, un agglomerato sociale inedito ed artificiale che Berlusconi ha creato per ufficializzare il suo presunto rapporto ‘diretto’ con gli italiani.

I componenti del ‘popolo del televisore’ sono persone che non possiedono alcuna idea precisa su nulla perchè nulla sono messi in grado di sapere della realtà. Sono dipendenti da anni ed anni dalla televisione trash, preferiscono informarsi sull’ultimo fidanzamento tra un calciatore ed una ragazzotta senza qualità (ma ‘famosa’ perchè protagonista di non si sa quale comparsata in uno show scombiccherato), seguono ‘Uomini e donne’ di Maria De Filippi con la stessa intensità con la quale si appassionano alle parole di Barbara D’Urso o Alfonso Signorini. Un loro sottocomitato crede che Striscia la notizia o Le Iene siano prodotti di informazione.

Massimo D’Alema sabato scorso ha attaccato “un governo che si regge sulla corruzione di parlamentari esibita, sulla menzogna e sulla manipolazione dell’informazione” ed ha concluso: “dobbiamo reagire”. Il leader del Pd aveva ragione. Salvo che su un punto: si è rivolto ad un partito che lui stesso ha contribuito a rendere inesistente ed ha omesso di ricordare come la Waterloo nel comparto dell’informazione ha un corresponsabile diretto, il centrosinistra, da decenni assente non solo in quel settore, ma del tutto ignaro delle problematiche connesse all’innovazione. Fu lui stesso, quando era presidente del Consiglio, ad avviare un processo di privatizzazione della Telecom che ha reso l’Italia forse l’unico Paese occidentale nel quale la proprietà dei sistemi telefonici è totalmente straniera. Per fare un esempio.

Mentre il mondo si occupava di disegnare il futuro, la sinistra italiana era impegnata nella discussione sul ‘partito leggero’ o quella sui ‘movimenti di opinione’. Poi dopo un accanito lavoro preparatorio Veltroni, il Lingotto ed il Pd hanno raggiunto l’obiettivo di dissolvere definitivamente qualunque articolazione democratica fosse ancora presente sul territorio. La conseguenza è stata la scomparsa della capacità di ascolto e di organizzazione, per cui oggi i gruppi dirigenti del partito di Bersani e delle altre forze presunte riformatrici sono del tutto avulsi dalla realtà ed i militanti o i simpatizzanti di quello schieramento sono una tribù separata dal complesso della società nazionale.

Se i ‘capi’ pensano di capire cosa stia accadendo leggendo i fondi dei giornali, la ‘base’ si eccita durante le serate ‘Santoro’, si annoia guardando l’insopportabile Ballarò di Giovanni Floris, si dilania nel dover decidere chi è il ‘più bravo del reame’ tra il Tg3 di Berlinguer ed il notiziario de La7 di Mentana e aspetta con trepidazione la ripresa di Report. I più tecnologici credono, infine, che ‘la rivoluzione’ si faccia su Facebook e si adoperano con passione nella costruzione di improbabili reti di amici virtuali.

Uno scenario apocalittico, nel quale i ‘tifosi’ di Berlusconi si oppongono ai ‘tifosi antiberlusconiani’ e manca un qualsiasi progetto ideale (non tecnico-economico) per tirar fuori il Paese dai guai.

Intanto, il radicale Marco Pannella, che non accetta in nessun modo di andare in pensione, ha cominciato a dar segni di nervosismo e mostra bislacche attenzioni per il centro destra, forse preparando l’ennesimo saltafosso di questa legislatura. Difficilmente Bonino e qualche altro parlamentare gli renderanno facile l’impresa, ma lo spettacolo avvilente di una ulteriore frattura nel centro sinistra non è da escludere.

In sintesi. Il Cavaliere grazie ai teleutenti-elettori, all’attaccamento di alcuni parlamentari al sostanzioso stipendio ed alla sinistra disastrata ha potuto ricostruirsi una pur risicata maggioranza alla Camera e non mostra alcuna intenzione di voler fare un ‘passo indietro’.

Sull’altro fronte l’idea di andare al voto è uno specchietto per le allodole. Prima di tutto perchè l’esito potrebbe di nuovo dar ragione a ‘Papi Silvio’ e poi perchè la ‘grande coalizione’ contro il premier è una armata Brancaleone non solo senza generali e sergenti, ma piena di caporal maggiori (da Di Pietro a Rutelli, Da Fini a Casini, da Vendola a Bersani) assolutamente inadatti a guidare uno schieramento che prima di tutto ha bisogno di trovare in se stesso la dignità per realizzare un accordo serio e stabile in nome di valori condivisi.

Ieri, per svelare senza pietà il pericolo della palude italiana, Berlusconi ha pronunciato una delle frasi più surreali della sua intera carriera politica. Nello stesso tempo in cui voci insistenti confermerebbero l’esistenza di foto nelle quali lo si vedrebbe nudo e circondato da aspiranti figuranti televisive lui ha detto: “Mentre da noi alcuni magistrati perseverano nell’intromettersi in modo illegittimo nella vita privata dei cittadini e i giornali appaiono concentrati solo a guardare queste vicende, come dal buco della serratura, nel mondo, e più precisamente alle nostre frontiere, stanno avvenendo cambiamenti epocali”.

Ma quale investigatore americano, tedesco, francese, inglese, danese, canadese, australiano, svedese, ecc. potrebbe immaginare il proprio capo del governo mentre telefona ad una questura per ‘aiutare’ una minorenne accusata di furto? E quale cittadino di quei Paesi crederebbe alla favola della ‘nipote di Mubarak’? E quale direttore di giornale in tutto il mondo potrebbe trovarsi sulla scrivania le immagini del proprio premier settantacinquenne, senza vestiti e con la pancia al vento mentre fa il bunga bunga con delle fanciulle anche loro ignude?

Specialità italiane e nessuno è autorizzato a ritenersene escluso.

Stampa articolo (o crea PDF)
Fai una donazione a InviatoSpeciale
Condividi o invia per e-mail


Informativa

Commenti disabilitati.

InviatoSpeciale è un quotidiano on line di Informazione, Politica e Cultura, pubblicato dall'Associazione Onlus The GlobalvillageVoice,
registrato al Tribunale di Bari, numero 1273, del 24 aprile 2008