Ecuador, la Chevron condannata per danni ambientali
La sentenza emessa da una corte dell’Ecuador, che ha condannato la Chevron al pagamento complessivo di oltre 9 miliardi di dollari per danni ecologici, è destinata a fare scuola. Almeno nelle intenzioni degli ambientalisti.
La multinazionale del petrolio è accusata di aver deturpato per decenni una parte della foresta amazzonica ecuadoriana con pesantissime conseguenze nei confronti dell’ambiente e della salute della popolazione locale. La causa – iniziata nel 1993 – era stata intentata dalle comunità indigene contro la società petrolifera Texaco (poi assorbita dalla Chevron nel 2001), ma i fatti risalgono anche al precedente trentennio.
L’accusa aveva richiesto addirittura 27 miliardi di dollari, dopo aver depositato un corposo dossier sull’inquinamento delle acque e sull’aumento dei casi di tumore tra la popolazione.
Seppur in misura parziale e molti anni dopo, le ragioni dell’accusa sono stare riconosciute dal giudice che ha emesso la sentenza, Nicolas Zambrano: 8,6 miliardi di dollari l’ammontare del risarcimento per i danni provocati più un miliardo di dollari che la Chevron dovrà pagare alla ‘Amazon defense coalition’, l’associazione che raggruppa i promotori della querela.
Chevron farà ricorso, ritenendo la sentenza “illegittima e inapplicabile”. Comprensibilmente soddisfatta, invece, l’accusa: “E’ la prima volta che un popolo indigeno fa causa a una multinazionale nel Paese in cui i crimini sono stati commessi e ottiene giustizia”, ma al contempo l’avvocato sceso in campo in difesa delle popolazioni indigene, Pablo Fajardo, afferma che i danni provocati dalla società petrolifera sono ben maggiori: «Abbiamo intenzione di presentare ricorso perché riteniamo che il risarcimento non sia sufficiente. Secondo un rapporto recentemente presentato in tribunale i danni potrebbero ammontare a 113 miliardi di dollari”.


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