cronaca

I fatti senza distorsioni, opinioni o interpretazioni. Spesso la realtà è differente da come viene raccontata dai media.

esteri

Il mondo è un illustre sconosciuto e il Sud del pianeta è quasi del tutto ignorato. E molte cose sono diverse da come appaiono.

politica

In Italia ormai il Palazzo e la società civile sono pianeti separati. Si deve cercare di restituire ai cittadini trasparenza.

tu inviato

Gli articoli scritti dai cittadini e pubblicati dal nostro giornale. La libera informazione è libertà di espressione.

vivere

Diritti civili, convivenza pacifica, cultura, arte, spettacolo, salute, ambiente, sport, tecnologie, cucina: sono il cuore del millennio.

Home » cronaca
Regola la dimensione del carattere: A A

Disinformazione: ‘Il Giornale’ ed una querela di Davigo

Autore: . Data: venerdì, 4 febbraio 2011Commenti (2)

Il magistrato milanese ha chiesto chiesto i danni al giornale on line Legnostorto.com per un articolo che a suo parere lo diffamava. Il quotidiano della famiglia Berlusconi racconta i fatti. A modo suo.

Ha scritto ieri il giornale diretto da Sallusti: “Un apprezzamento diventa un insulto che costa caro: 100mila euro. Legnostorto.com sta per chiudere i battenti dopo che l’ex pm di Mani Pulite Piercamillo Davigo ha chiesto un maxi risarcimento agli autori del sito perché si è sentito diffamato da un articolo pubblicato dal portale che si occupa di giustizia”.

Poi la spiegazione dei fatti: “L’autore del pezzo, Vittorio Zingales, il 21 giugno 2009, pubblica su legnostorto un articolo dal titolo “Quel golpe che fece mezza fetecchia” e “Cova sotto la cenere”, in cui ipotizza che in realtà il crollo della Prima repubblica innescato da Tangentopoli sia stato orchestrato da “poteri forti industriali e bancari italiani ed anglo-americani”. Sono loro, insiste Zingales, i “veri organizzatori della rivoluzione”. L’obiettivo da colpire era “Bettino Craxi, costretto all’esilio in Tunisia, dove poi morirà tra la totale indifferenza dei nostri politici, eccezion fatta solo per pochissimi”. E i pm del pool di Milano? Che ruolo avrebbero avuto? Quello dei pupi? “E’ chiaro che un Borrelli, un Di Pietro, un Davigo, un D’Ambrosio (…) non possono avere nessuno spessore culturale per organizzare il golpe, e nemmeno il regista Violante che ha il compito di girare le piazze italiane e le procure per indicare di volta in volta il nemico da abbattere”. E’  in questo passaggio che scatta la denuncia per diffamazione, ovviamente al tribunale di Milano.

Cosa c’era scritto in realtà nell’articolo? Il pezzo di Zingales cominciava così: “L’anno 1992 è una data epocale per la storia dell’Italia. E’ l’inizio della rivoluzione togata-comunista per abbattere “in tutti i modi e con ogni mezzo” la classe politica italiana legittimamente e democraticamente eletta dal popolo sovrano. Si assiste ad un attacco simultaneo e feroce di tante procure italiane contro i politici ed i dirigenti non graditi. Da Milano partono i primi attacchi dei carrarmati togati che prendendo a pretesto la squallida figura di un truffaldino di mezza tacca, il famigerato Mario Chiesa ladro del PSI, sferrano un mortale colpo alla classe dirigente del pentapartito. Tutti i mezzi sono leciti, si compie la devastazione dello Stato di Diritto. Si incarcera incensurati, si torturano tanti innocenti ancora nella fase d’indagine preliminare, si fa un uso distorto ed inquisitorio della giustizia da fare invidia ai torturatori della Santa Inquisizione, si usa la carcerazione preventiva ad libidum come mezzo di pressione e di terrore. L’Inquisizione rosso-togata si scatena!”.

Diritto di cronaca? Diritto di critica? Le parole dell’autore descrivono una realtà secondo la quale numerosi magistrati della Repubblica si sarebbero impegnati nel mettere in atto, al soldo di ‘poteri forti’, un vero e proprio golpe, torturando innocenti e seguendo lo scopo di devastare lo Stato di Diritto”. Reati gravissimi, insomma.

Secondo Zingales “all’attacco mortale sferrato dalla procura di Milano, che conduce persino al suicidio tanti innocenti che non hanno avuto nemmeno la possibilità di un primo giudizio, si susseguono quelli delle procure di Palermo, di Firenze, di Messina, di Venezia, di Catania, di Caltanissetta, di Napoli, di Salerno, ed altre ancora”. Il collaboratore di Legnostorto non ha dubbi, non usa alcun condizionale: “Non mi dilungo oltre nel descrivere la genesi di quello che considero un golpe cruento e senza precedenti, in quanto, ormai, esiste una vasta letteratura in merito, e tanti ormai si sono resi conto della aberrante storia”.

Chi sarebbero i tanti che si sono resi conto che una parte rilevante delle procure della Repubblica italiane avrebbe compiuto delitti tremendi? Non è chiaro.

L’articolo che ha indotto Davigo a reagire così continua: “Nessuno ne prevede le future conseguenze. Quando Craxi pronuncia il suo discorso in Parlamento, ormai è troppo tardi: la macchina da guerra è già inarrestabile. E’ chiaro che un Borrelli, un Di Pietro, un Davigo, un D’Ambrosio, ecc, non possono avere nessuno spessore culturale per organizzare il golpe e nemmeno il regista Violante che ha il compito di girare le piazze italiane e le procure per indicare di volta in volta il nemico da abbattere. Evidentemente, poteri forti industriali e bancari italiani ed anglo-americani sono i veri organizzatori della rivoluzione. Ed è proprio Bettno Craxi l’obiettivo più colpito e da colpire, tanto che è costretto all’esilio in Tunisia, dove poi morirà tra la totale indifferenza dei nostri politici, eccezion fatta solo per pochissimi”.

Ma il segretario del tempo del Psi nella sua corposa carriera di imputato ha collezionato condanne per 5 anni e 6 mesi per corruzione nel processo Eni-Sai, 4 anni e 6 mesi per finanziamento illecito e corruzione nella Metropolitana milanese, 4 anni e una multa di 20 miliardi di lire in primo grado per il caso All Iberian (pena prescritta in appello), 5 anni e 5 mesi in primo grado per tangenti Enel, 5 anni e 9 mesi in appello per il conto protezione (sentenza poi annullata dalla Cassazione), 3 anni in appello bis per il caso Enimont.

Secondo Wikipedia “12 maggio 1994 gli venne ritirato il passaporto per pericolo di fuga, ma era già troppo tardi perché Craxi, si seppe solo il 18, era già in Tunisia ad Hammamet, protetto dall’amico Ben Alì”. Il presidente tunisino è stato cacciato a furor di popolo poche settimane fa dopo anni di violenze, repressioni e furti.

‘Il Giornale’, nel raccontare la ‘persecuzione’ messa in atto da Davigo contro Legnostorto ha continuato: “L’escamotage giuridico in voga tra chi si sente “diffamato” da un articolo di giornale o da un servizio televisivo è quello di rivolgersi direttamente al giudice civile perché sia lui stesso ad accertare l’eventuale reato – penale – di diffamazione e perché stabilisca l’ammontare dell’indennizzo. Una specie di scorciatoia, lamentano i curatori del sito, che “consente anche di tappare velocemente la bocca ai giornali piccoli e basati sul volontariato, come legnostorto.com”, per i quali le cifre ipotizzate (100mila euro, ndr) sono ovviamente fuori portata”. Peraltro l’autore, dell’articolo, considerato “non solvibile”, non rischia di pagare neppure un centesimo. L’obiettivo è il sito”.

Zingales, per corroborare la sua tesi, nell’articolo incriminato ha anche affermato: “E’ proprio con Mani Pulite che lo stile del reality show si afferma e trionfa presso la gente comune, con tutti i suoi ingannevoli messaggi subliminali. In questo marasma si salvano solo i camaleonti che tradiscono e si rifugiano nel Pci o sotto le ali dei togati-bombardieri. L’elenco di questi Giuda è lungo e tanti occupano tuttora posti di rilievo (Amato, Prodi, Dini, Garattini, Ciampi, Scalfaro, ecc..) Il plotone d’esecuzione è istituito per tanti e tra questi, vittima accuratamente scelta da eliminare c’è il Funzionario di polizia Bruno Contrada, poliziotto integerrimo e grande combattente della mafia e dei poteri occulti. La nascitura DDA non poteva avere tra i piedi un personaggio scomodo come Contrada. Inizia una lotta senza quartiere nei confronti di Contrada che diventa una persecuzione degna del peggiore Torquemada. Il Dott.Contrada è messo sotto processo, incarcerato (e la galera la fa! eccome!) lo accusano solo delinquenti sapientemente indottrinati che erano stati più volti arrestati dal nostro valoroso Contrada, che vogliono solo evitare la galera a vita e che riceveranno benefici in danaro e la libertà”.

Sempre da Wikipedia: “Il 24 dicembre 1992, (Contrada, ndr) venne arrestato perché accusato di concorso esterno in associazione di tipo mafioso (estensione giurisprudenziale dell’art. 416 bis Codice penale) sulla base delle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia (tra i quali Gaspare Mutolo, Tommaso Buscetta, Giuseppe Marchese, Salvatore Cancemi) e rimase in regime di carcere preventivo fino al 31 luglio 1995. Il primo processo a suo carico, iniziato il 12 aprile 1994, si concluse il 19 gennaio 1996, quando, al termine di una requisitoria protrattasi per ventidue udienze, il pubblico ministero Antonio Ingroia chiese la condanna a dodici anni. Il 5 aprile 1996 i giudici disposero dieci anni di reclusione e tre di libertà vigilata. Il 4 maggio 2001 la Corte d’Appello di Palermo lo assolse con formula piena. Il 12 dicembre 2002 la Corte di Cassazione annullò la sentenza di secondo grado, ordinando un nuovo processo davanti ad una diversa sezione della Corte d’Appello di Palermo. Il 26 febbraio 2006 i giudici di secondo grado confermarono, dopo 31 ore di camera di consiglio, la sentenza di primo grado che condannava Bruno Contrada a 10 anni di carcere e al pagamento delle spese processuali. Il 10 maggio 2007 la Corte di cassazione ha confermato la sentenza di condanna in appello”.

Insomma, Davigo ha voluto colpire la libertà di pensiero di qualcuno o ha semplicemente difeso la propria dignità personale e professionale anche in nome e per contro di cittadini che hanno diritto ad una informazione obiettiva ed indipendente?

In una fase così drammatica per la vita politica italiana la riflessione sui diritti e sui doveri della stampa è diventata improcrastinabile. Perchè non c’è libertà senza conoscenza. Ma conoscenza dei fatti, non di una realtà deformata dalla demagogia.

Stampa articolo (o crea PDF)
Fai una donazione a InviatoSpeciale
Condividi o invia per e-mail


Informativa

Commenti (2) »

  • STEFANO ha detto:

    Siete Voi che siete disinformati o non volete vedere al di l’ del vostro naso. E non vi chiedete perche una sola parte politica non ha mai risposto dei propri finanziamenti illeciti? Se proprio si è suicidato Gardini, unico che era in grado di dire a chi fu consegnato il miliardo di lire in via delle Botteghe Oscure? ecc…

  • STEFANO ha detto:

    Il golpe, quella volta, c’è stato e stava anche per riuscire al 100%; peccato che la “gioiosa macchina da guerra” dell’epoca ha trovato una montagna insormontabile davanti a se’!

Lascia un commento

Usa il modulo sottostante per commentare. Se sei già registrato, effettua il log-in. Puoi anche abbonarti ai commenti di questo articolo via RSS.

Tag HTML consentiti:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

InviatoSpeciale è un quotidiano on line di Informazione, Politica e Cultura, pubblicato dall'Associazione Onlus The GlobalvillageVoice,
registrato al Tribunale di Bari, numero 1273, del 24 aprile 2008