Continua il balletto delle lettere al Corriere. Ieri il turno di Bersani
Gli italiani sono preoccupati e confusi, ma il premier ed il capo dell’opposizione duettano sul quotidiano milanese. E tra i distinguo nessuno sembra sapere cosa fare.
Lunedì era stato il turno di Berlusconi che con una lettera surreale al direttore del Corriere della Sera proponeva dopo mesi e mesi di insulti un ‘patto’ al leader del Pd.
Ieri Bersani ha risposto. Nella sua replica dopo aver occupato parole per spiegare che il Pd possiede “un’idea piuttosto precisa della situazione italiana e dei possibili e difficili rimedi” ed essersi compiaciuto di aver varato quando era ministro nel governo Prodi la “liberalizzazione del commercio, dell’elettricità , delle ferrovie e di un certo numero di mestieri e di attività economiche”, misure che tuttavia a nessun cittadino hanno portato il minimo vantaggio, il segretario del principale partito di opposizione ha anticipato: “Mi predispongo a proporre, assieme al mio partito, una scossa riformatrice che riguardi assieme democrazia ed economia. Una riforma della Repubblica che investa il funzionamento delle Istituzioni, la legge elettorale, un federalismo credibile, la giustizia e la legalità , la concorrenza e i conflitti di interessi, l’immigrazione, i costi della politica, i diritti, la dignità e il ruolo delle donne. Un nuovo patto per la stabilità , la crescita e l’occupazione, fatto di riforma fiscale, di liberalizzazioni, di norme sul lavoro, di riforma della pubblica amministrazione, di politiche industriali e dell’economia verde, di ricerca e tecnologia. Staremo al concreto e ci rivolgeremo con il nostro progetto alle forze sociali, all’arco ampio dei partiti di opposizione e a chiunque voglia discutere con noi”.
A quasi tre anni dall’insediamento del governo Berlusconi e dopo mesi in immobilismo e disastri prodotti da quell’esecutivo il Pd, nelle parole di Bersani, si ‘predispone’ a fare delle proposte.
Ma non solo. Per il segretario “per rivolgersi oggi credibilmente all’opposizione” Berlusconi dovrebbe poter parlare al Paese, ma siccome non può farlo per i noti motivi e l’Italia chiede al tempo stesso al premier “un gesto”, ovvero dimettersi, “se ci fosse da parte del Presidente del Consiglio la disponibilità a fare un passo indietro, tutti dovrebbero garantire, e ciascuno nel suo ruolo, senso di responsabilità ed impegno”. Se il “gesto” poi non ci fosse allora “il nuovo progetto per l’Italia dovrà essere presentato agli elettori”. In pratica elezioni anticipate.
Bersani insiste con il non comprendere che il problema non è Berlusconi, ma il modello del berlusconismo, consolidato intorno ad un partito, il Pdl, e ad un gruppo di potere che comprende tutti i dirigenti di quella forza politica. Con il supporto dei fedeli alleati della Lega.
Il vicesegretario del Pd, Enrico Letta, sul ‘dopo’ Berlusconi ha idee chiare e sul ‘dialogo’ ha detto: “Facciamolo con le persone responsabili di centrodestra. Perché oggi noi non abbiamo paura a dire che un programma di quel tipo, presentato da un governo guidato da Tremonti o un Maroni saremmo disposti ad appoggiarlo anche domani”.
L’inconsistenza dei leader ‘democratici’ è chiara, così come l’ambiguità di quel partito.
Il Cavaliere non farà mai un ‘passo indietro’, così come non lascerà mai Palazzo Chigi. Tremonti è il responsabile di una strategia anticrisi fallimentare, Maroni il protagonista di misure discriminatorie e violazioni dei diritti civili che chi hanno costretti a subire le critiche di mezzo mondo. Se l’opposizione non uscirà dalle stanze del Palazzo e non tornerà a parlare coi cittadini non recupererà mai il consenso di cui ha bisogno..
Non per accogliere firme contro il premier, ma per tornare ad ascoltare la voce del popolo, per ricostruire partiti in grado di rappresentare la società civile e non apparati di potere in qualche modo coinvolti nella pessima gestione della cosa pubblica.
Lo scambio di lettere di questi giorni sono la fotografia sconfortante di una incapacità a far politica da parte dei partiti del tutto inaccettabile.
E se Berlusconi, anche grazie al suo gigantesco apparato mediatico, ordina ai suoi collaboratori ed ai suoi elettori-tifosi di negare l’evidenza e impone di considerare la questione morale come fatto del tutto superfluo, l’opposizione (e quindi anche il Pd) insiste nel non dire con chiarezza che si deve tornare alle urne, ma solo dopo aver chiesto alle menti ed alle coscienze migliori del nostro Paese di mobilitarsi perchè si possa avviare un processo di rinnovamento della politica e dei gruppi dirigenti.
Cambiamento che non può avvenire con la farsa delle primarie, ma con la riapertura dei partiti al territorio ed ai cittadini. Non per scegliere candidati ‘precotti’, ma per tornare a discutere collettivamente del futuro della nazione.
Solo in questo modo il berlusconismo, non Berlusconi, potrà diventare solo il ricordo della stagione più nera della Repubblica.


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