Berlusconi-Ruby, giudizio immediato. Ed è patto con la Lega sul processo breve
Lo ‘scambio’ tra il premier e Bossi? La spinosa questione giudiziaria in cambio del federalismo: l’esame del testo riprenderà in commissione Giustizia alla Camera martedì prossimo.
Sono due i temi caldi che agitano in questi giorni i sonni del premier Berlusconi e si incrociano sul terreno del dibattito politico-parlamentare: l’evoluzione del caso-Ruby e il testo del provvedimento sui tempi del dibattimento (il cosiddetto ‘processo breve’).
Sul primo versante, la procura di Milano, stralciata la posizione di Berlusconi (avendo valutato di separarla da quella degli altri indagati, tra i quali Nicole Minetti, Emilio Fede e Lele Mora), inoltrerà oggi la richiesta di giudizio immediato per concussione e prostituzione minorile per il premier. Lo ha annunciato il procuratore di Milano, Edmondo Bruti Liberati, ma non è esclusa l’ipotesi che le contestazioni in merito ai due presunti reati vengano a loro volta separate.
Riguardo invece alla vicenda giudiziaria, l’altra sera (nel corso di una delle consuete cene ad Arcore), lo stesso premier e il leader leghista Umberto Bossi hanno fatto il punto sullo stato della maggioranza e sulle condizioni per poter provare a insistere sulla strada dell’attuale governo: il senatur avrebbe chiesto di scongiurare pericolose sindromi di ‘galleggiamento’, ricevendo rassicurazioni dal Cavaliere.
Chiacchiere a parte, il ‘patto’ di questo scorcio di legislatura sarebbe il seguente: tra i progetti ad alto tasso di rilevanza politica, il famoso ‘federalismo’ merita una corsia del tutto preferenziale – proprio per evitare lo strappo in ciò che rimane della maggioranza – mentre nello stesso tempo l’agenda delle priorità deve prevedere il processo breve.
Ecco allora che il testo del provvedimento sui tempi del dibattimento è stato prontamente calendarizzato: il presidente della commissione Giustizia della Camera, Giulia Bongiorno, ha infatti accolto la richiesta avanzata del capogruppo del Pdl Enrico Costa, e l’esame del testo riprenderà martedì prossimo.
Immediatamente la Lega ha cercato di ‘capitalizzare’ politicamente gli ultimi fatti, per bocca di Roberto Calderoli che ha spiegato: “La Lega nord non staccherà la spina del governo perché vuole rimanere per fare le riforme”. Ossia il federalismo, “che si porta a casa in due mesi”.
Meno sbruffone, invece, il clima a casa Berlusconi, dove il premier con i suoi più stretti collaboratori hanno fatto il punto sull’evoluzione critica dell’inchiesta milanese: oltre al ministro della Giustizia, Angelino Alfano, a palazzo Grazioli era presente l’avvocato Niccolò Ghedini, che alla richiesta di rito immediato per il premier ha replicato assai duramente: “Viola le norme della Costituzione”.
In merito ai tempi, l’orientamento dei pm di Milano sarebbe dunque quello di chiedere il rito immediato, quello che permette di saltare l’udienza preliminare quando vi sia “una prova evidente”, per entrambi i reati (tra i quali, evidentemente, anche quello di prostituzione minorile).
Sarà comunque il Gip Cristina Di Censo a decidere entro cinque giorni, a partire da oggi (termine comunque non perentorio), se far processare Berlusconi per l’accusa di avere abusato dei suoi poteri, in qualità di presidente del Consiglio, allo scopo di far rilasciare Ruby nella notte tra il 27 e il 28 maggio 2009 dalla Questura di Milano e affidarla a Nicole Minetti (qui il reato ipotizzato è concussione) e di avere avuto rapporti sessuali ad Arcore con la escort marocchina quando lei era minorenne (prostituzione minorile, appunto).


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