Beni culturali, l’accusa dei sindacati: “Governo inadempiente”
“Il mercato è bloccato”, secondo quanto hanno denunciato ieri i sindacati di categoria Feneal-Uil, Filca-Cisl e Fillea-Cgil. Annunciati anche emendamenti al decreto ‘milleproroghe’.
“L’assenza di iniziativa del Governo in materia di regolamentazione del settore dei Beni culturali e del Restauro ha avuto come effetto un’impasse del mercato, sia sulle procedure di affidamento dei lavori che sul reclutamento della mano d’opera”.
Così, in una nota, Feneal, Filca e Fillea, le categorie di Cgil, Cisl e Uil che organizzano i lavoratori del restauro e dell’archeologia. A detta dei sindacati, dopo la sospensione del bando per la selezione dei requisiti per la qualifica professionale del restauratore e del collaboratore restauratore di Beni culturali, tutti gli attori del settore – enti locali, lavoratori ed imprese – si aspettavano una immediata convocazione da parte del MiBac per affrontare il tema decennale della disciplina del settore, convocazione però mai arrivata.
“Il ritardo del Governo nell’aprire un confronto sul comparto”, affermano i sindacati, lascerebbe oggi tutti gli operatori del settore in un limbo “che paralizza e condiziona le effettive e già scarse opportunità di lavoro. Le tappe di questa normativa, poi interrotta, hanno condizionato le procedure di affidamento lavori e di reclutamento della mano d’opera nonostante l’iter del bando non sia ancora concluso”.
Dalle tre categorie giungono quindi da un lato la richiesta al Ministero di convocare le parti sociali e le Regioni “per trovare insieme le soluzioni più appropriate per far ripartire le attività di restauro e conservazione con professionalità qualificate e riconosciute”, e dall’altro l’invito alle stazioni appaltanti ed alle imprese alla “responsabilità rispetto alla valutazione dei titoli professionali, vista la complicata situazione determinata da una normativa vigente che è ancora oggetto di revisione”.
Feneal, Filca e Fillea hanno infine annunciato la presentazione di alcuni emendamenti al decreto ‘milleproroghe’, in corso di conversione in legge, per chiedere di “apportare alcune modifiche sui termini temporali dell’articolo 182 del codice dei Beni culturali, almeno per arginare l’attuale paralisi del settore”.


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