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Vauro e la vignetta contro il Papa: una santa indignazione?

Autore: . Data: martedì, 25 gennaio 2011Commenti (0)

La vignetta presentata dal disegnatore Vauro, in una recente puntata di ‘Annozero’, ha scatenato un vespaio di polemiche.

La causa: l’irriverente accostamento tra le presunte licenziosità di Silvio Berlusconi e la pedofilia clericale. Nel disegno, il Santo Padre parlando del premier dice: “Se a lui piacciono tanto le minorenni, può sempre farsi prete”.

Le reazioni sono state risolute. In particolar modo coloro che hanno come punto di riferimento spirituale la persona di Papa Ratzinger, si sono sentiti offesi e infangati. Il quotidiano d’ispirazione cattolica ‘Avvenire’, in un duro editoriale ha titolato: “Non si possono infangare i preti”.

Don Maurizio Patriciello, un parroco della diocesi campana di Aversa, ha scritto: “Sono un prete. Un prete della Chiesa cattolica. Uno dei tanti preti italiani. Seguo con interesse e ansia le vicende del mio Paese. Sono un prete che lavora e riesce a dare gioia, pane, speranza a tanta gente bistrattata, ignorata, tenuta ai margini. Un prete che ama la sua Chiesa e il Papa. (…). Sono un prete, non sono un pedofilo”.

Il rammarico e l’amarezza di don Patriciello sono condivisibili. Forse è proprio nelle parole del parroco che si può intravedere la causa dell’atteggiamento di Vauro. Probabilmente il vignettista, a differenza di don Maurizio, non ama né la Chiesa né il Papa. La pedofilia clericale potrebbe essere una della ragioni di questo mancato amore.

Da segnalare anche l’iniziativa giudiziaria intrapresa dal sito cattolico ‘Pontifex’, che ha presentato una denuncia, a firma del suo direttore Bruno Volpe, alla questura di Bari contro l’autore della vignetta, ipotizzando il reato di “offesa a capo di stato estero”. Reazione comprensibile, ma forse giuridicamente discutibile ed anche non del tutto in linea con i precetti cristiani. Infatti Gesù disse (dal Vangelo di San Matteo 5: 11 -12): “Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi”.

I limiti giuridici della denuncia potrebbero essere due. Il primo, perché non tiene conto della sentenza n. 9246/2006 della Prima sezione penale della Corte di Cassazione, in cui viene redatta  la definizione giuridica della satira e della sua finalità. La sentenza afferma che la satira è “quella manifestazione di pensiero talora di altissimo livello che nei tempi si è addossata il compito di castigare ridendo mores, ovvero di indicare alla pubblica opinione aspetti criticabili o esecrabili di persone, al fine di ottenere mediante il riso suscitato, un esito finale di carattere etico, correttivo cioè verso il bene”.

Il secondo è la formulazione del reato. La vignetta non “offende” il capo dello Stato Vaticano, ma la confessione religiosa che il Papa Ratzinger rappresenta, cioè la Chiesa Cattolica. Quindi, nella vignetta di Vauro, al massimo si può ipotizzare il reato contemplato nell’articolo 403 del codice penale (“Offese a una confessione religiosa mediante vilipendio di persone”), che prevede una multa da 2.000 a 6.000 euro.

Ma la di là di qualsiasi considerazione rimane il fatto che tentare di limitare il diritto di espressione non appare tollerabile e forse questo è l’errore più grave che si può ravvisare nell’iniziativa di ‘Pontifex’. Ragioni a parte.

Alberto Senatore

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