Sul ‘puttanaio’ incombono le preoccupazioni
L’ultimo scandalo di Berlusconi inquieta Napolitano, il quotididiano dei vescovi ‘L’Avvenire’ ed i sindacati di polizia. E le opposizioni tuonano chiedendo le dimissioni di ‘Papi Silvio’.
Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in una nota ufficiale ha affermato di essere “ben consapevole del turbamento dell’opinione pubblica dinanzi alla contestazione, da parte della Procura della Repubblica di Milano al presidente del Consiglio, di gravi ipotesi di reato, e dinanzi alla divulgazione di numerosi elementi riferiti ai relativi atti d’indagine”.
Il Quirinale ha negato “che il Capo dello Stato abbia letto o comunque ricevuto – non competendogli in alcun modo – le carte”, ma ha voluto chiarire “senza interferire nelle valutazioni e nelle scelte politiche” il proprio auspicio affinchè “nelle previste sedi giudiziarie” si arrivi alla più ampia chiarezza e “si proceda al più presto ad una compiuta verifica delle risultanze investigative”.
Di eguale tenore le convinzioni della Sir, l’agenzia di stampa della conferenza episcopale italiana, che ha sentenziato: “Bisogna che si faccia chiarezza in termini stringenti, che la questione sollevata dalla procura di Milano abbia delle celeri risposte, così da non tenere sul filo la politica, le istituzioni, più ampiamente la governabilità ”.
In area cattolica è intervento ‘l’Avvenire’. Il direttore Marco Tarquinio nel suo editoriale ha scritto: “Anche solo l’idea che un uomo che siede al vertice delle istituzioni dello Stato sia implicato in storie di prostituzione e, peggio ancora, di prostituzione minorile ferisce e sconvolge”. Per il giornalista “in questi anni questo giornale ha ripetutamente ricordato a tutti – premier in primo luogo – che per servire degnamente nella sfera pubblica bisogna sapersi dare, e tener cara, una misura di sobrietà e di rispetto per se stessi, per ogni altro e per il ruolo che si ricopre”.
Apertamente solidale con il premier, però, Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli. A chi lo intervistava sui “peccati” del Cavaliere ha risposto: “Bisogna sapere che poi come in ogni uomo c’è anche del bene e bisogna evitare che venga rappresentata solo una parte dell’immagine, solo la parte ombrosa”. L’alto prelato, a titolo di cronaca, è stato iscritto dai pm napoletani insieme all’ex ministro Pietro Lunardi nel registro degli indagati per concorso in corruzione aggravata.
In fermento anche i rappresentanti delle forze dell’ordine. Sebastiano Di Luciano, segretario generale della Uilps (Unione italiana lavoratori polizia di Stato) ha detto: “Sinceramente non riesco a crederci. Non voglio fare un discorso di tipo politico, perché come sindacato noi siamo soltanto per la legalità . In un Paese democratico, con organi democratici - dalla magistratura alle forze di polizia - si deve agire nei confronti del presidente del Consiglio come si agirebbe verso un qualsiasi cittadino. Non ci sono legittimi impedimenti che tengano [...] Provo sdegno e riprovazione rispetto a questo vicende, a maggior ragione perché coinvolgono
un premier che può contare su un servizio di polizia di prim’ordine”.
Il sindacalista, forse non rendendosi conto della gravità generale della vicenda, si è detto indignato anche perchè secondo notizie di stampa le ragazze dei party al ‘Bunga bunga’ indossavano uniformi. “E’ un’offesa allo Stato e alla polizia”, ha precisato. D’accordo co lui Giuseppe Tiani, segretario generale del Siap: “Se venisse tutto confermato, saremmo di fronte ad un’offesa gravissima e gratuita agli uomini e alle donne che indossano, ogni giorno, la divisa. Una divisa che rappresenta l’unità dello Stato: è un simbolo e, se certe cose sono veramente accadute, sarebbe tutto molto degradante. La divisa non può essere usata come strumento di offesa per le donne. Ma sarebbe anche un’offesa anche nei confronti della Repubblica”.
Ma per Tiani in ballo cè anche un altro problema: “Se è vero che nei festini sono state usate delle uniformi da poliziotte, bisogna chiarire se fossero vere o meno: nella prima ipotesi, infatti, saremmo di fronte alla violazione di una legge”.
Franco Maccari, segretario del Coisp, un sindacato che si richiama al centro destra, ha sostenuto: “Penso a vicende come quelle dei voli di Stato che hanno trasportato Mariano Apicella. Vicende che sono state archiviate. E’ scoraggiante vedere che le denunce, a volte, sono inutili”. Quindi il rappresentante degli agenti di area berlusconiana ha aggiunto: “A fronte dell’uso improprio di uomini e macchine per servizi di scorte e tutela, penso al 113 che spesso non ha auto da inviare ai cittadini. Sono in polizia da 27 anni, e una situazione del genere non l’ho mai vista. E’ chiaro che intorno al premier ci devono essere degli agenti a garantire la sua sicurezza. Mi chiedo però cosa facciano. Il problema non è solo della scorta del premier: oggi, in Italia, più di due terzi dei poliziotti usati nelle scorte non servono, e si configurano come uno status symbol”. Maccari ha quindi concluso in modo bellicoso rivolgendosi ai colleghi: “Rinunciate a qualche privilegio, come gli straordinari, e ribellatevi a questi servizi”.
Sul piede di guerra anche il Consap, che “si schiera a tutela della professionalità delle donne in polizia, vilipesa dai verbali delle intercettazioni che corredano la chiamata a giudizio del presidente del Consiglio”. Il segretario generale, Giorgio Innocenzi, ha precisato che “qualora queste indiscrezioni di stampa rivelassero un fondamento sarebbe un fatto gravissimo che colpisce l’alta professionalità garantita dalle donne in polizia. Sarebbe altresì evidente il profondo disagio dell’intera categoria, nell’indossare una divisa che sarebbe stata ridicolizzata di fronte all’opinione pubblica nazionale ed internazionale. In tema di scelte di Governo sulla sicurezza, quelle che più ci stanno a cuore, i fatti che stanno emergendo appalesano nel nostro presidente del Consiglio, una personalità sempre meno attenta all’agenda di governo, che si era evidenziata anche nell’assenza in occasione dei provvedimenti che hanno riguardato la sicurezza e la specificità delle forze di polizia, che mai come in questo periodo si sono sempre chiuse con inaccettabili penalizzazioni economiche ed operative”.
Sul fronte dei partiti ieri il Pd ha chiesto alla Camera le dimissioni di Berlusconi. Dario Franceschini ha detto: “Abbia un sussulto in quest’ultima fase della sua esperienza politica. Non dovrebbe fuggire dai giudici ma chiedere di essere ricevuto il prima possibile per chiarire la sua posizione. Vada a difendersi al più presto dalle accuse infamanti che gli sono rivolte” Quindi l’esponente del centro sinistra ha aggiunto che il premier dovrebbe permettere “al capo dello Stato, al Parlamento e alla sua stessa maggioranza politica” di indicare un nuovo Capo del governo. Il segretario del Partito, Pier Luigi Bersani, ha ironizzato: “Il mondo ci guarda, e visto che ce l’ha così intensa, Berlusconi si ritiri a vita privata”. Anche il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro, vuole le dimissioni.
Pier Ferdinando Casini, dell’Udc, ha affermato da parte sua: “Credo non serva minimizzare quello che sta uscendo e neanche prendersela con la magistratura per le modalità delle indagini, perché siamo alla sostanza e non più alla forma e io, se fossi il presidente del Consiglio, valuterei con serenità l’ipotesi di fare un passo indietro. Siamo sulla bocca di tutti, facciamo ridere il mondo” ha concluso. Per i sostenitori di Fini ha parlato Carmelo Briguglio, invitando il Cavaliere a “passare la mano, indicando anche un successore”.
Tutti, comunque, si sono ben guardati da prendere in esame l’ipotesi di elezioni anticipate.


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