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Quando i preti decidono di sfrattare i contadini

Autore: . Data: venerdì, 14 gennaio 2011Commenti (2)

Il Capitolo di San Pietro vuole cacciare gli agricoltori dalla tenuta di tenuta Acquafredda, un’area a nord ovest di Roma, e loro scrivono al Papa.

Nel comprensorio, dichiarato riserva naturale, lavorano diverse piccole attività agricole. Alle imprese da anni è stato revocato unilateralmente il contratto d’affitto da parte della proprietà e da qualche giorno è arrivato agli affittuari anche un decreto di sfratto esecutivo. Immediate le proteste e la scelta di una singolare strategia di reazione. I contadini hanno inviato una lettera aperta indirizzata a Benedetto XVI e deciso di portare all’inquilino di San Pietro un cesto di prodotti tipici frutto del loro lavoro.

“Sua Sanita – si legge nella lettera indirizzata a Benedetto XVI – i contadini dell’Acqua Fredda a Roma Le chiedono di intercedere presso il Capitolo di San Pietro, proprietario della Tenuta, affinché non si abbia a perpetrare quella che secondo noi è una grande ingiustizia, sia sotto il profilo umano che morale. Il Capitolo di San Pietro sta ormai mettendo in atto gli sfratti esecutivi, apparentemente senza motivo, di noi contadini, sia dalle abitazioni che dai terreni che coltiviamo da quattro generazioni, rifiutando qualsiasi dialogo, come chiediamo da molti anni. Questo agire comporterà la chiusura di attività produttive esistenti da circa cento anni, lasciandoci senza casa e impedendoci di coltivare la terra, unica nostra fonte di sostentamento. Per altro in un periodo di grande difficoltà per tutto il Paese. Per queste ragioni chiediamo di incontrarLa per comprendere le motivazioni che hanno portato agli sfratti e cercare di trovare una soluzione più umana e benevola nei nostri confronti”.

Le ragioni dello sfratto non sono note, ma casi simili a quello di Acquafredda non sono rari e coinvolgono numerosi inquilini ospitati nell’ingente patrimonio immobiliare che la Chiesa cattolica possiede in Italia. In una recente inchiesta il quotidiano ‘Il Giornale’ ha stimato che le proprietà cattoliche raggiungono oltre il 20 per cento dell’intero parco case nazionale.

“Ventitremila – si legge nell’inchiesta – fra terreni e fabbricati (appartamenti, negozi, uffici eccetera) intestati a centinaia di entità diverse fra enti, diocesi, istituti, congregazioni, confraternite, società, tutte realtà comunque riconducibili al Vaticano. Un numero imprecisato di appartamenti per migliaia di unità. Quasi 600 palazzi fra istituti e conventi, 50 monasteri, più di 500 chiese, 22 conventi, 400 immobili fra case generalizie, cliniche private, ospizi, case di riposo, residenze private, scuole, seminari, oratori, una quarantina di collegi e via discorrendo. Un patrimonio continuamente aggiornato e incrementato dal trading immobiliare e da sempre crescenti lasciti e donazioni dei fedeli (su Roma, nel 2008, se ne registrarono la bellezza di 8mila). Calcolando per difetto gli esperti contano in oltre 115mila proprietà il vero tesoro vaticano in tutta Italia. Da brividi il suo controvalore di mercato. Secondo i responsabili del Gruppo Re (Re non sta per Real Estate bensì per Religiosi ecclesiastici) che assiste i ministri del culto nella gestione del loro immenso tesoro immobiliare se a metà degli anni novanta i beni delle missioni si aggiravano intorno agli 800 miliardi di vecchie lire, oggi dovrebbero valere dieci volte di più. Il patrimonio nazionale immobiliare della Chiesa raggiunge quasi il 22 per cento del totale italiano, proprietà all’estero escluse”.

La nuova strategia ‘di mercato’ alla quale sono state associate le proprietà cattoliche lascia riflettere, perchè molto spesso non tiene conto delle difficoltà degli inquilini non sempre in grado di poter trovare alloggi o soluzioni alternative. Intanto chissà come andrà a finire la storia dei contadini della tenuta di Acquafredda, per i quali lo sfratto diventerà esecutivo dal 25 gennaio. Saprà o vorrà il Papa convincere il Capitolo di San Pietro a desistere dai suoi propositi?

Davide Falcioni

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Commenti (2) »

  • Angelo ha detto:

    Sarebbe giusto, una volta per tutte che il vaticano applichi la regola “date a cesare ciò che è di cesare e a Dio ciò che di Dio” pagando regolarmente le tasse sugli immobili di cui è in possesso in tutta Italia.
    Occorrerebbe un decreto legge ad hoc, ma la classe politica ha il coraggio di toccare i “santi in paradiso”?, sapendo bene che finirebbe la campagna elettorale del vaticano!
    Una volta tanto chi della compassione ne fa tanto proclamo (a parole) ne abbia per questi poveri contadini, che chiedono soltanto di lavorare e pagare il canone d’affitto a loro dovuto; come loro DEVONO allo stato italiano il pagamento dell’I.C.I. e le tasse sulle loro tenute!!!!!!!

  • gennaro ha detto:

    Certo è che il motivo per il quale queste persone dovrebbero essere sfrattate non si dice………………l’importante è gettare l’esca no?

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