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Olocausto e altri orrori: è la Giornata della Memoria

Autore: . Data: giovedì, 27 gennaio 2011Commenti (0)

Si svolgono oggi in tutta Italia le commemorazioni della Giornata della Memoria, ricorrenza istituita nel 2000 per ricordare le vittime dell’Olocausto nazifascista. Il 27 gennaio del 1945, infatti, le truppe sovietiche dirette a Berlino scoprirono in Polonia il campo di concentramento di Auschwitz, dal quale liberarono i pochi prigionieri superstiti.

Da quel giorno, grazie alle testimonianze dei sopravvissuti, furono rivelati al mondo gli orrori del genocidio nazista, che coinvolse ebrei (si stima che circa sei milioni furono sterminati nei campi), ma anche malati di mente, oppositori politici, romanì e portatori di handicap. Insomma, tutti coloro che il Terzo Reich riteneva indegni di vivere e inutili rispetto al suo folle scopo.

Si trattò senza dubbio della pagina più buia del secolo scorso. Quasi ogni città ha organizzato un evento: incontri, dibattiti, spettacoli teatrali e proiezioni di filmati che coinvolgeranno anche le scolaresche.

Intanto a Roma, in questi giorni, sono comparse scritte contro la Giornata della Memoria ed altre contenenti insulti nei riguardi del presidente della comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici. Tutte siglate ‘Militia’, gruppo di estrema destra. Le scritte recitano: “27/01 non c’è memoria!” e “Pacifici (presidente della Comunità Ebraica, ndr) continui a meritare il fosforo bianco”. E ancora: “Israele non esiste” e “Niente memoria per le bugie”.

Sui muri di via Tasso, dove è situato il Museo storico della Liberazione, sono comparsi altri inquietanti messaggi: “27 niente memoria a via Tasso” e “via Tasso uguale bugia”. Qui aveva sede una prigione dove vennero torturati e interrogati non meno di 2mila antifascisti e partigiani, molti dei quali caddero poi fucilati a Forte Bravetta e alle Fosse Ardeatine.

Eppure la Giornata della Memoria potrebbe offrire importanti spunti di riflessione. In primo luogo, la Memoria non è patrimonio condiviso (come dimostrano anche le polemiche tutte italiane sul valore della Resistenza), inoltre sarebbe bene ‘salvarla’ dai rischi della ritualità. Al contrario, la devastazione che ha colpito centinaia di migliaia di persone durante il Secondo conflitto mondiale dovrebbe diventare ‘patrimonio genetico’ dell’umanità (a partire dalla ferma volontà di far vivere il ricordo dell’Olocausto), proprio per evitare che possa accadere ancora.

Le guerre del cosiddetto ‘nuovo ordine mondiale’, i rigurgiti integralisti in vaste aree del pianeta, le disuguaglianze crescenti e il drammatico corollario che accompagna tutto ciò ci inducono invece, troppe volte, a pensare il contrario. Ci inducono a pensare che “possa accadere ancora”.

E a margine di questa breve riflessione, va detto il ruolo del nostro Paese non è parso esemplare, stando a quanto hanno riferito, in merito al tema dei bistrattati diritti umani, associazioni come Amnesty International, Human Right Watch, a fianco all’Unione europea e all’Onu. Un esempio per tutti: i numerosi respingimenti degli immigrati clandestini in Libia, dove non di rado vengono incarcerati e torturati, se non abbandonati nel deserto del Sahara.

Ma il tema dei respingimenti non è l’unico a destare preoccupazioni. Proprio nei confronti dei romanì, sterminati a decine di migliaia nei campi di concentramento nazisti in quello che loro chiamano ‘Parajmos’ (‘divoramento’), proseguono le discriminazioni. In tutte le principali città italiane gli sgomberi procedono a ritmo serrato ed è davvero inquietante vedere (attraverso le lenti della cronaca) come le popolazioni cosiddette ‘nomadi’ (in realtà ormai stanziali) restino nell’immaginario collettivo un capro espiatorio, come un problema da estirpare. E la Memoria (fatte le debite proporzioni) torna ad Auschwitz, al “male” per definizione, alla più grande vergogna del Novecento.

Davide Falcioni

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