La Gelmini e le facoltà “inutili”: una studentessa fa causa al ministero
Il ministro della Pubblica istruzione Mariastella Gelmini non finisce mai di stupire. Come è noto ai telespettatori del programma ‘Ballarò’, qualche sera fa la donna ha finalmente rivelato, in diretta, la considerazione che ha per l’università italiana, in particolar modo per la facoltà di Scienze della Comunicazione.
Secondo la ministra, la riforma della scuola vorrebbe dare “maggiore peso specifico all’istruzione tecnica e all’istruzione professionale, perché il ministero ritiene che piuttosto che tanti corsi di laurea inutili in Scienze delle Comunicazioni o in altre amenità, servano profili tecnici competenti che incontrino l’interesse del mercato del lavoro”.
Infine ha aggiunto: “I corsi in scienze delle comunicazione non aiutano a trovare lavoro, perché sono più richieste lauree di tipo scientifico, lauree che in qualche modo servono all’impresa”. Per farla breve, secondo la titolare del dicastero gli studenti di Scienze della Comunicazione stanno perdendo il loro tempo.
Le dichiarazioni non sono però passate inosservate e la studentessa Simona Melani ha pensato di fare causa al ministero, annunciando la sua decisione in una lettera aperta che pubblichiamo di seguito. Non prima di chiederci che cosa succederebbe se altre migliaia di studenti seguissero il suo esempio. (Davide Falcioni)
“Gent.ma Ministro Gelmini,
ho 25 anni, sono laureata in Scienze della Comunicazione e mi sto specializzando in pubblicità.
Molte volte mi sono sentita dire, un po’ per scherzo e un po’ sul serio, che il mio era un corso di laurea “facile” e che un mio trenta in Sociologia o non valeva neanche la metà di un 25 preso da uno studente di giurisprudenza in diritto penale o di un 18 in Anatomia.
Ho risposto sempre con il sorriso sulle labbra a chi dubitava dell’utilità dei miei studi: ho risposto lavorando di giorno e studiando di notte, ho risposto trovando sempre degli ottimi lavori, senza raccomandazione e nei quali ho messo a frutto i miei studi.
Dall’aria che tira, mi pare di capire che su un’eventuale Arca di Noè, non ci sarebbe spazio per noi poveri professionisti della comunicazione. Non per me, né per i creativi, né per gli stagisti che a centinaia lavorano nelle aziende dell’impero mediatico del Presidente del Consiglio. Noi non serviamo, le nostre lauree non servono.
Sono inutili anche tutti quei comunicatori, esperti di immagine creativi e chi più ne ha più ne metta che in questi anni non solo hanno permesso l’aumento esponenziale del fatturato delle aziende del Presidente del Consiglio, ma che lo hanno anche supportato nella sua discesa in campo e che studiano le sue mosse e quelle del suo partito.
Le sue parole a Ballarò, poche e passate forse in sordina ai più, “abolire le lauree inutili in Scienze della Comunicazione” sono state come un colpo di pistola. Se lo dice il ministro, mi sono detta, sarà vero. Io mi fido delle istituzioni, sa?
E allora come mai permettete il proliferare di università private che chiedono 30.000 euro per un master in comunicazione? O è truffa o è circonvenzione d’incapace. In entrambi i casi, un reato.
Ho frequentato l’università pubblica, il mio corso di laurea è stato autorizzato dal ministero da lei presieduto. Quindi io sono stata truffata dallo Stato. E pretendo un risarcimento.
Ho fatto un breve calcolo: 5 anni di tasse, di affitto – sono una fuorisede – di libri, di abbonamento ai trasporti, bollette e spese varie fanno circa 10.000 euro. Se a questo ci aggiungiamo il danno biologico – studiando la notte e lavorando di giorno, il mio fisico ne ha risentito – e i danni morali e materiali arriviamo a 20 mila euro. Che ho intenzione di chiedere all’Università di Palermo e al Ministero dell’Istruzione. Io in cambio chiedo l’annullamento della mia laurea e mi impegno a reinvestire i soldi del risarcimento in una bella laurea in giurisprudenza. E in un biglietto A/R per Reggio Calabria. Sa com’è… per l’abilitazione.
Sono certa che, nell’eventuale causa, Lei mi fornirà tutto il supporto e l’appoggio possibili. Cordialmente,
Simona Melani”.


Perchè questo giudizio su scienze della comunicazione? Forse perchè ha avuto un boom all’inizio e il mercato italiano non è riuscito ad assorbire tutte queste persone e quindi le percentuali dei disoccupati sono cresciute in proporzione al gran numero di iscritti. Eppure le statistiche hanno numeri simili a tutte le altre facoltà umanistiche. In Italia settori innovativi che in Europa offrono posti di lavoro a più non posso, come il marketing, la pubblicità, le comunicazioni e le politiche sociali e pubbliche, la conservazione e la trasmissione dei testi in digitale, le telecomunicazioni, richiedono queste lauree. In Italia non si è ancora capita la differenza tra grafica e contenuto per creare una campagna pubblicitaria, o un messaggio qualunque e i nuovi media arrancano ad affermarsi economicamente. Però l’economia di una nazione non può basarsi unicamente sul messaggio “MADE IN ITALY”. Ormai la pasta la sanno cucinare dovunque e i cinesi hanno imparato a cucire come le sarte di Valentino. Forse tra gli autori che si studiano a scienze della comunicazione c’è troppa gente ancora viva? Forse la ministra non sa neanche lontanamente quali siano le discipline che si studiano a scienze della comunicazione?Forse non gliene frega niente che li dentro ci siano già migliaia di studenti? Sappiamo di certo che l’Italia è un paese vecchio e gente come la Gelmini si aggrappa alla cosa più facile da dire, per difendere il qualunquismo che le permette persino di governare. Il suo commento vale quanto una battuta in autobus sulle mezze stagioni che non esistono più. Agli studenti di scienze della comunicazione il suo giudizio non interessa, detto da lei potrebbe essere un elogio. Interessa questo qualunquismo disarmante che pur di giustificare l’arretratezza del nostro paese si tappa occhi orecchie e bocca. A scienze della comunicazione si impara anche a parlare e riconoscere un discorso vero da uno presunto vero. Forse non va bene…Se vuoi comunicare meglio passare per canali autorizzati, altro la scuola di Toronto qui c’è la scuola di Emilio Fede e Bruno Vespa
E’ inutile scandalizzarsi tanto….queste si sa che sono lauree inutili al 99%, ma cosa vuole fare causa??? a cosa?? Sono facoltà basate sul nulla, solo discorsi e fumo, le aziende cercano ben altro aprite gli occhi ragazzi, le università italiane sono fabbriche di illusioni e basta il mondo del lavoro ha una velocità diversa svegliatevi invece di studiare IL NULLA!
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