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Il suicidio del Cavaliere

Autore: . Data: lunedì, 24 gennaio 2011Commenti (1)

L’inchiesta su Berlusconi prosegue, ma gli esponenti del Pdl occupano ogni spazio televisivo negando con inedita violenza fatti ormai accertati. Un strategia senza prospettive.

Lo spettacolo avvilente di avvocati, giornalisti, ministri, esperti di ogni genere che in ogni programma televisivo urlano e distorcono i fatti è diventato un tormentone inaccettabile.

L’articolo 96 della Costituzione recita: “Il presidente del Consiglio dei ministri ed i ministri, anche se cessati dalla carica, sono sottoposti, per i reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione del Senato della Repubblica o della Camera dei deputati, secondo le norme stabilite con legge costituzionale”.

Il ‘Tribunale dei ministri’ invocato dai difensori del premier ha giurisdizione quando i reati compiuti da membri dell’esecutivo avvengono, per dirla in parole semplici, quando questi ultimi ‘sono in servizio’ e solo in quel caso.

‘Papi Silvio’, quando telefonò alle 2.21 della notte tra il 27 ed il 28 maggio dello scorso anno al capo di gabinetto Pietro Ostuni della questura di Milano, disse: “Dottore, volevo confermare che conosciamo questa ragazza, ma soprattutto spiegarle che ci è stata segnalata come parente del presidente egiziano Mubarak e dunque sarebbe opportuno evitare che sia trasferita in una struttura di accoglienza. Credo sarebbe meglio affidarla a una persona di fiducia e per questo volevo informarla che entro breve arriverà da voi il consigliere regionale Nicole Minetti che se ne occuperà volentieri”.

Quella prima chiamata, con la balla colossale della parentela eccellente, fa parte di un ‘pacchetto’ di 24 telefonate intercorse tra l’entourage di Berlusconi e la questura. La protagonista dell’intervento era come è noto l’allora diciassettenne Karima Heyek, in ‘arte’ Ruby Rubacuori.

Grazie a quelle pressioni, contravvenendo all’esplicita richiesta del magistrato incaricato di seguire il caso, la ragazza, accusata di furto, fu affidata a Nicole Minetti e non inviata in un centro di accoglienza.

Per questo motivo i pm di Milano hanno deciso di indagare il premier per concussione.

Wikipedia spiega nel seguente modo in cosa consiste questo genere di violazione della legge: “La concussione (dal latino concussio,-onis, derivato da concussus, participio passato di concutere, estorcere) è il più grave dei reati contro la pubblica amministrazione. E’ un reato proprio in quanto può essere commesso dal pubblico ufficiale o dall’incaricato di pubblico servizio. La condotta incriminata consiste nel farsi dare o nel farsi promettere, per sé o per altri, denaro o un altro vantaggio anche non patrimoniale abusando della propria posizione”.

La domanda semplice da porre è questa: il presidente del Consiglio quando telefonò alla questura di Milano era nell’esercizio delle sue funzioni, ovvero faceva gli interessi dello Stato, o agiva da normale e semplice cittadino? E quando inventava la ‘balla Mubarak’ a che titolo parlava?

In questi giorni una delle più accuse più dure rivolte dai seguaci del Cavaliere agli inquirenti è quella di aver violato la privacy del premier. Ma un presidente del Consiglio ha diritto ad un ‘privato’? Non è un diritto dei cittadini conoscere nei particolari la vita di chi guida il Paese per sentirsi protetti e sicuri?

E comunque se la ragazza Ruby fa parte del ‘privato’ del cittadino Silvio Berlusconi, tanto da indurlo a sentirsi ‘perseguitato dai magistrati’ per le indagini in corso, è evidente che le telefonate in questura erano fatte per motivi ‘personali’, non certo per questioni di Stato.

Ed allora cosa c’entra il ‘Tribunale dei ministri’?

Da anni Berlusconi non risponde a nessuna domanda sulle sue frequentazioni e si diletta nella preparazione di videomessaggi che ricordano le pratiche di qualche dittatore sudamericano da operetta. E nei casi D’Addario e Letizia le ricostruzioni fornite dal Cavaliere sono varie e discordanti tra loro.

Per l’altra minorenne, la napoletana Noemi, numerosi organi di stampa rilanciarono all’epoca una frese attribuita a Miriam Bartolini, nota come Veronica Lario, e moglie separata del premier: “La strada del mio matrimonio è segnata, non posso stare con un uomo che frequenta le minorenni”.

Sulle feste a luci più o meno ‘rosse’ che si sarebbero tenute nelle varie case di Berlusconi le testimonianze sono diverse, alcune molto circostanziate.

E’, allora, è ragionevole negare tutto, urlare alla persecuzione, attaccare i giudici, non rispondere alle domande degli inquirenti?

Per qualunque persona di buon senso no, poichè si può nel tempo arrivare a ‘perdonare’ comportamenti incauti, ma non si dimenticano mai le menzogne di qualcuno.

Santanchè, Carfagna, Casellati, tutte donne, in modi diversi hanno partecipato a programmi tv o rilasciato interviste nelle quali la strategia del negare tutto e ad ogni costo appariva evidente.

Lo stesso hanno fatto avvocati del Pdl, ministri e giornalisti vicini al premier, tra i quali Paolo Liguori, che venerdì sera durante il Tg3 della notte, ha materialmente impedito qualunque discussione sull’argomento, anche grazie alla ‘benevolenza’ del direttore della testata, Bianca Berlinguer, che non è stata in grado di frenarne le intemperanze.

Ma qual’è il motivo che sta generando questa linea suicida? Il Pdl senza Berlusconi è destinato ad implodere e nel suo eventuale crollo decine di ‘beneficati’ non solo perderebbero ‘il posto’, ma anche scomparirebbero per sempre dalla scena pubblica, rischiando in seguito un non poco probabile isolamento anche di tipo personale.

Negare, urlare, travisare la realtà allora è scelta obbligata, l’ultima spiaggia. In passato questa strategia ha premiato, ma questa volta le cose potrebbero essere diverse.

Perchè Ilda Boccasini ed i suoi collaboratori sono magistrati esperti e, proprio per l’esperienza di altri processi, non avrebbero mai chiesto il ‘rito abbreviato’ se le prove non fossero così forti da poter resistere alla forza mediatica del Cavaliere e delle sue truppe.

Così prima o poi quello che ancora c’è negli armadi milanesi e che ancora non è noto rischia di travolgere il castello difensivo di Berlusconi. Perchè le ragazze coinvolte nell’affaire potrebbero aver conservato non pochi ‘ricordini’ delle memorabili serate. Ed allora davvero non ci sarà più scampo per ‘Papi Silvio’, per i suoi collaboratori e per chi non ha saputo abbandonare la nave prima del naufragio.

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Commenti (1) »

  • Massimo ha detto:

    Ottimo articolo, chiaro e preciso.
    Spero che molte persone riusciranno a leggerlo perchè dalla televisione non viene fornita una spiegazione chiara della questione (tranne alcune trasmissioni naturalmente).
    Un esempio su tutti è che molte persone non sanno neanche perchè il presidente del consiglio è indagato; inoltre almeno il 50% degli italiani sono convinti che i magistrati di Milano siano parziali quando da Costituzione la loro imparzialità e indipendenza è grantita dal CSM. La scusa della cospirazione comunista ha decisamente stufato…

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