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Il pasticcio del centrosinistra

Autore: . Data: martedì, 11 gennaio 2011Commenti (0)

Continuano le polemiche di tutti contro tutti. Vendola critica Bersani, i ‘rottamatori’ attaccano tutti, gli ex democristiani (popolari) tirano al centro. Uno sconcertante spettacolo di inadeguatezza.

Confcommercio è entrata nel club di chi da mesi denuncia una crisi economica nazionale senza precedenti e ieri, rispetto ai consumi, ha dichiarato che tra il 2008 ed il 2009 le famiglie italiane hanno dovuto spendere molto meno del passato, producendo un “pauroso salto all’indietro” e facendo tornare il mercato ai livelli del 1999.

I dati che riguardano l’occupazione spaventano, specialmente per i giovani, mentre il collasso delle infrastrutture, dei servizi, della sanità e dell’istruzione sono elementi chiarissimi per qualsiasi cittadino. Delle attività del governo per fronteggiare realmente la contingenza negativa non si ha notizia. Intanto, mentre la maggioranza discute del federalismo imposto da Bossi e di una misteriosa alchimia della quale nessuno comprende realmente la necessità se non chi, come la Lega, vuole separare alcune regioni del nord dal resto del Paese ed aumentare i centri di potere per allargare la propria base elettorale, l’opposizione litiga.

Bersani ha proposto un accordo ampio, il ‘patto repubblicano’, per sconfiggere il blocco Berlusconi-Senatùr. Si tratterebbe di una compagine capace di comprendere Fini, Casini, Pd ed altri. Vendola ha subito risposto: “E’ come parlare del sesso degli angeli”. Con altrettanta vaghezza il leader di Sel ha chiesto di mettere in piedi “una coalizione riformatrice che voglia mettere al centro l’Italia”.

Il segretario del Pd insistendo sulla necessità di dare una “risposta straordinaria” alla crisi ribatte sulla sua tesi di una “l’alleanza strategica”. Intanto ha ieri ha incontrato il capo della Fiom-Cgil, Maurizio Landini, impegnato nella impossibile battaglia per bloccare il nuovo contratto imposto da Marchionne, Cisl e Uil e che prevede forti limitazioni dei diritti di rappresentanza degli operai in cambio di un del tutto ipotetico mantenimento dei posti di lavoro. Ma siccome una parte dei democratici, quelli capitanati da Beppe Fioroni, ha ‘molta comprensione’ per le idee del capo della Fiat, Bersani ha visto anche Cisl e Uil.

Veltroni, da parte sua, prepara un ‘Lingotto due’, non pago dei danni già prodotti nel passato e che sono stati così evidenti da portarlo alle dimissioni dalla segreteria del partito. I cosiddetti ‘rottamatori’ guidati da Renzi e Civati, tanto per cambiare, sono contro tutti.

D’Alema, sempre meno consapevole dello stato di confusione che regna sovrano in Italia, ha detto sui rapporti tra Pd e Terzo polo: “Non capisco dove porta la tattica dell’Udc che non vuole andare con Berlusconi ma non vuole lo scontro” ed ha aggiunto: “Serve un governo costituente, Casini deve scegliere. Voglio vedere fino a che punto lui e Fini saranno coerenti”.

Immediato la replica negativa dei seguaci dell’ex presidente della Camera. Lorenzo Cesa ha sentenziato: “Vogliamo rimanere equidistanti da centrosinistra e centrodestra. La nostra posizione è netta; il nostro obiettivo quello di costruire un’alternativa a questo sistema che così com’è non funziona; le alleanze si costruiscono su obiettivi programmatici e valori comuni non per vincere solo le elezioni”.

I radicali e Di Pietro contribuiscono a rendere il tutto assolutamente ingestibile. I primi condividono la prospettiva di Bersani pur chiedendo lumi sul carattere delle riforme da realizzare, mentre Di Pietro giudica il Pd impegnato in un dibattito inutile e rifiuta l’idea delle primarie, però chieste a gran voce da Vendola.

L’incontenibile irragionevolezza dell’opposizione e la pervicace volontà della maggioranza nel tenersi abbarbicati alle poltrone stanno mettendo il Paese in ginocchio. Ma l’opinione pubblica, come un pugile suonato, continua a tacere.

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