Fiat, altra grana per Marchionne: scioperi nell’indotto
Scioperi a scacchiera, ieri e oggi: è stata questa la risposta dei dipendenti della Ceva Logistics organizzatisi con l’Usb alla lettera che annunciava il trasferimento della sede da None, in Piemonte, ad Assago, nella cintura milanese.
Uno sciopero, si apprende, che comincia ad avere ripercussioni sulla produzione Fiat, a cominciare proprio dallo stabilimento Fiat di Mirafiori alla vigilia del referendum sull’accordo imposto da Marchionne. Tre giorni di blocco potrebbero infatti costringere il Lingotto a sospendere la produzione perché la società in questione assicura la fornitura dei pezzi di assemblaggio.
La lettera era arrivata ai primi 35 lavoratori pochi giorni fa: “Caro dipendente, dal 31 gennaio la sua sede di lavoro non è più a None, bensì ad Assago, in provincia di Milano”.
Tecnicamente si chiama “trasferimento collettivo” e riguarda in totale circa cento persone occupate alla Ceva Logistics, l’azienda che fa viaggiare i componenti necessari ad assemblare le automobili Fiat. I lavoratori in questione sono impiegati, tecnici e ingegneri, che lavorano quasi tutti nella cittadina della cintura, ma anche nelle altre due sedi di Rivalta e di Rivoli.
Metà della forza lavoro della Ceva di None è composta da donne, in buona parte mamme. Che difficilmente possono accettare un trasferimento a 175 chilometri di distanza. “Sulle lettere inviate – racconta una lavoratrice – non si fa menzione delle cause. Sappiamo per vie traverse che la riorganizzazione è dovuta a un grosso investimento che l’azienda ha fatto su un sistema di gestione satellitare che ha la sua torre di controllo proprio a Milano. Una torre che, in realtà, fino a sei mesi fa doveva essere costruita a Torino”.
Per la multinazionale della logistica sarebbe il proseguimento di un processo di abbandono del Piemonte iniziato già lo scorso anno. La Ceva aveva infatti in gestione la movimentazione di tutte le merci della Fiat. Ma a dicembre 2009 il Lingotto ha deciso di invertire la rotta delle esternalizzazioni iniziate negli anni 90 e di riprendersi, a partire dal 1 gennaio 2011, circa 2.900 tra carrellisti e addetti che lavorano nei suoi stabilimenti italiani. Tranne i 100 impiegati di None.


Lascia un commento