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Amianto nell’ex fornace abruzzese: un’interrogazione alla Camera

Autore: . Data: giovedì, 20 gennaio 2011Commenti (0)

Presentata alla Camera un’interrogazione parlamentare a proposito della mancata bonifica dell’ex fornace di Oricola, in Abruzzo.

Della vicenda dell’amianto nella ex fornace di Oricola, in provincia dell’Aquila, InviatoSpeciale si era già occupato in due articoli (leggibili qui e qui) scritto dal nostro lettore Virgilio Conti. Che ci ha opportunamente segnalato la recentissima presentazione alla Camera di un’interrogazione parlamentare, presentata dalla deputata Elisabetta Zamparutti, e rivolta ai ministri dell’Ambiente, della Salute e dell’interno, al fine di individuare una soluzione ad un problema che da anni assilla i cittadini di quel paese.

Il presupposto è la denuncia, da parte dell’Associazione Italiana Esposti Amianto, in merito alla “grave e persistente situazione di rischio e di possibile danno alla salute per i cittadini che vivono nelle vicinanze del sito ex fornace Corvaia di Golfarolo, comune di Oricola (Aq) per la presenza di amianto nel sito in questione che non è stato rimosso né il relativo territorio è stato bonificato”.

Il capannone di diecimila metri quadri in cemento/amianto, “aggredito da fattori antropici e naturali, è oggetto da circa un ventennio di sfaldamenti e crolli e che un cedimento definitivo accrescerebbe a dismisura l’amianto aerodisperso e risulterebbe verosimilmente devastante per la popolazione residente”.

E non si è provveduto “né alla copertura con teli impermeabili fissati al suolo dei materiali classificati come pericolosi né alla rimozione del materiale accumulato nel cavo delle lastre di copertura del tetto e sul terreno né, più in generale, ad adottare tutte le misure, preliminari e/o definitive, indicate da Arta per evitare che i materiali contenenti amianto fossero disturbati meccanicamente e/o aggrediti dagli eventi atmosferici”.

Dunque “la tardiva quanto inefficace messa in sicurezza tramite recinzione non pone alcun riparo alla diffusione delle pericolose particelle di eternit” in un sito “ubicato a ridosso di case abitate: le più vicine sono a 40 metri”, mentre “le microfibre dell’amianto disgregato e corrotto, diffuse nell’aria e veicolate dal vento, sono, se inalate, letali e cancerogene anche a distanze notevoli”.

Riguardo ai controlli, si legge ancora nell’interrogazione parlamentare, “le ispezioni e gli esami effettuati dall’Agenzia per l’Ambiente Arta Abruzzo hanno accertato e certificato la presenza di amianto in matrice friabile del tipo crisotilo o asbesto bianco e crocidolite o asbesto blu; il tempo trascorso dalle certificazioni Asl e Arta che riferiscono di gravi rischi e pericoli è di tre anni e mezzo”.

E a tal proposito “va considerato che il materiale analizzato e il rapporto di prova saranno conservati dal laboratorio Arta, dipartimento provinciale Teramo, per un periodo rispettivamente di 10 anni dalla data di esecuzione della prova analitica e per un periodo di 4 anni dalla sua emanazione”.

Non va dimenticato che “il tempo massimo di trenta giorni previsto dall’ultima ordinanza del comune di Oricola per lo sgombero e la bonifica è scaduto da tre anni” e che “il tempo trascorso dal sequestro penale e dalle prime notifiche sanzionatone è di due anni e mezzo” e quello trascorso dall’emanazione della sentenza del Tribunale di Avezzano è di un anno e considerato che la sentenza a cui si fa riferimento è stata impugnata ed il procedimento è passato dal tribunale di Avezzano alla corte d’appello dell’Aquila si preannunciano tempi lunghi, ulteriori proroghe e rinvii”.

Insomma: si profila così “uno scenario inaccettabile da parte di chi da decenni convive con l’amianto che necessita, a giudizio degli interroganti, da parte della pubblica amministrazione, l’esercizio dei poteri sostitutivi”. Ed emerge dunque “una situazione di grave inadempienza e inottemperanza, rispetto a quanto stabilito dall’autorità Giudiziaria, dalle ordinanze sindacali e dalle vigenti leggi in ordine a demolizione/rimozione delle strutture contenenti materiali pericolosi e amianto, lo smaltimento degli stessi e la bonifica del territorio”.

Da qui l’interrogazione vera e propria:  se il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare non ritenga di inserire la ex fornace Corvaia di Golfarolo “nei siti di bonifica di interesse nazionale” di cui all’apposito decreto del ministero dell’Ambiente e “quali altri provvedimenti intenda adottare per permettere alla messa in sicurezza e la bonifica in tempi certi e brevi”.

La speranza è che giungano finalmente risposte agli inquietanti interrogativi.

Foto Virgilio Conti

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