Allarme-terrorismo. Per chi protesta contro Marchionne
Allarme-terrorismo ieri mattina su tutti i principali quotidiani italiani. A Torino, infatti, domenica sono state rinvenute scritte contro Marchionne con al fianco una stella rossa a cinque punte.
Le scritte, per l’esattezza, recitavano “Marchionne fottiti” e “Non siamo noi a dover diventare cinesi ma i lavoratori cinesi a diventare come noi”. Un messaggio chiaro ed inequivocabile, nel quale qualcuno ha voluto affermare una paura: quella che il “modello Marchionne” possa dare un colpo di grazia ai diritti degli operai, imponendo loro orari di lavoro insopportabili e doppi turni in cambio di un piccolo aumento di stipendio. Con l’obiettivo di aumentare la produttività ed essere continuare ad essere competitivi sul mercato mondiale.
Eppure la protesta è stata immediatamente strumentalizzata e la maggior parte dei quotidiani non ha esitato un attimo a lanciare l’allarme, parlando del ritorno delle Brigate Rosse per colpa di quella stella rossa a cinque punte. Anche esponenti del Pd, come Cesare Damiano (capogruppo in commissione Lavoro), hanno preso le distanze dalla protesta dichiarando che “quanto accaduto a Torino è un atto gravissimo che deve essere condannato con forza”.
Bisognerebbe innanzitutto capire se sia vero che la stella a cinque punte rappresenti un simbolo terroristico. In realtà, come spiega Wikipedia, si tratta “in generale di un simbolo del comunismo o del socialismo che rappresenta allo stesso tempo le cinque dita della mano del lavoratore e i cinque continenti, il che si mette in relazione con l’internazionalismo della parola d’ordine marxista: Proletari di tutti i Paesi, unitevi!”.
Naturalmente si può non essere d’accordo con gli ideali comunisti, ma non si può affermare che vengono sostenuti solo da terroristi. Così come è assurdo sostenere che chi sceglie la protesta contro il diktat di Marchionne sia un pericoloso antagonista da tenere sotto controllo.
Davide Falcioni


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