Albanese, ‘Qualunquemente’ vada, sarà un successo
‘Qualunquemente’: così s’intitola l’ultimo film del comico lombardo, nelle sale dal 21 gennaio. Ed è già record d’incasso ai botteghini. Pino Guerrera affianca il noto attore in soggetto e sceneggiatura, con la regia di Giulio Manfredonia. Una produzione Fandango, in collaborazione con Rai Cinema, che si avvale di un cast sobrio, colorato, vicino al sentimento popolare, tra i cui nomi ritroviamo Sergio Rubini, Lorenza Indovina e Nicola Rignanese.
Un inno all’ilarità, una comicità sferzante, pungente, che fa pieno centro. Un riso amaro, quello che Albanese mette in scena con Cetto La Qualunque. Il suo rientro in terra calabra, dopo quattro anni di latitanza all’estero per reati patrimoniali, segna l’inizio di una nuova era per la cittadina di Marina di Sopra. La militanza politica del protagonista si tinge delle più esilaranti sfumature, che sposano semplicità ed acume, fino ad abbracciare la realtà.
Senza dubbio folkloristica la discutibile campagna elettorale, che fa breccia nelle coscienze dell’elettore medio, incattivito dai mali della società post-moderna. Uno scenario sapientemente esasperato in copione, che riflette le annose piaghe dell’Italia meridionale.
Promesse puntualmente disattese (e del resto inattendibili), minacce più o meno esplicite, slogan e striscioni a riempire le piazze, musiche e lustrini, posti di lavoro e “chiù pilu pi tutti”. Un programma politico che affascina giovani e meno giovani, che induce all’applauso, all’idolatria, all’emulazione.
Persona e personaggio, Cetto La Qualunque si pone al centro di nuove prospettive sociali, che lasciano intravedere benessere e guadagni facili, in barba a qualsiasi canone etico e morale. Valori tradizionali osannati e poi violati alla luce del sole, che inquadrano la famiglia, la cultura e la religione in un’accattivante ottica “fai da te”, facilmente plasmabile e senza dubbio plasmante. Studio, sacrificio, rettitudine e coerenza sembrano sostantivi desueti, che una mano avida ed avventata depenna dal dizionario della vita comune.
Specchio della nostra epoca, questo scorcio di Sud sul grande schermo, ci allieta e ci affligge al tempo stesso. Strappa una grassa risata ed offre al pubblico in sala uno spettacolo quanto mai attuale e a tratti deprecabile. Caricature e fumetti che richiamano problematiche di spicco nelle cronache, un ciak che dà inizio al film in onda tutti i giorni, al limite tra il serio ed il faceto, tra la realtà e la fantasia. Una pellicola che fa riflettere, una comicità di contenuto.
Un Albanese in gran forma, che lancia un messaggio subliminale a chi ha occhi per vedere ed orecchie per sentire. Un moderato, come lui si definisce, nonostante tutto. Un plauso all’attore ed uno al critico contemporaneo.
Ilaria Greco


Ottima recensione, viene voglia di vederlo anche a chi, come me, cerca qualcosa di più nel comico, nella farsa, quell’amaro in bocca che solo chi conosce in profondità la comicità sa gestire e porgere al pubblico. Il dubbio è sempre quello che poi, alla fine, a parte le grasse risate, il “grande pubblico” poco si sofferma sugli aspetti sociali… Complimenti e avanti così, Ilaria!
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