Roma a fuoco ed infiltrati
La crisi genera disagio, ma è l’assenza della politica a scatenare la violenza. I presunti ‘agitatori’ sono nella fantasia di chi non vuol vedere la realtà.
Nel giorno della sfiducia mancata al governo Berlusconi, fuori dal Palazzo, nella Capitale, sfilavano 100mila persone. C’era di tutto nel corteo: terremotati abruzzesi e studenti, metalmeccanici e ricercatori universitari, artigiani e rappresentanti dei comitati dei cittadini vesuviani contro le discariche.
Anna Finocchiaro, presidente dei senatori Pd, ha detto: “Abbiamo chiesto che il ministro dell’Interno riferisca in aula su tre punti rispetto a quelli che ieri erano chiaramente degli infiltrati nelle manifestazioni di Roma: vogliamo sapere chi li manda, chi li paga e che vogliono. Di tutto abbiamo bisogno fuorchè di un ritorno al passato”.
Il sospetto che tra i manifestanti vi fossero degli ‘agitatori’ era stato generato da una serie di scatti pubblicati da ‘La Repubblica’, su ‘Facebook’, da altri numerosi quotidiani, nei quali si vedeva un’azione confusa nella quale un agente in ginocchio tenendo una pistola in mano era circondato da persone che lo stringevano in vario modo. Poco distante un ragazzo prima immortalato in altra foto con un badile in mano teneva delle manette in mano.
Noi stessi, ma in modo molto ‘sfumato’, avevamo sottolineato “la presenza di persone non identificate e delle quali non è chiara la collocazione politica, secondo la peggiore tradizione di piazza del Paese”.
Durante gli incidenti sono state fermate 23 persone, mentre il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, commentando a caldo i fatti aveva affermato: “E’ intollerabile e incredibile che dentro manifestazioni abbiano trovato spazio e siano riusciti a inserirsi teppisti, violenti e Black Bloc ben riconoscibili, e che sia stato possibile produrre devastazioni in pieno centro a Roma. Esprimo a nome del Partito democratico la solidarietà agli agenti di sicurezza aggrediti e feriti e vicinanza a tutti coloro che hanno manifestato in modo pacifico. Chiederemo chiarimenti al ministro degli Interni sui fatti avvenuti e come non sia stato possibile prevenire episodi e scontri così gravi”.
Subito è partita la litania degli ‘opinionisti’ televisivi, dei rappresentanti dei partiti, dei cronisti e dei commentatori politici, tutti impegnati a ricordare passati episodi drammatici della storia nazionale: anni di piombo, sessantotto, settantasette, Brigate rosse e terrorismo.
Misteriosamente nessuno ha associato però agli scontri romani la strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969, quella della Questura di Milano del 17 maggio 1973, quella di Piazza della Loggia del 28 maggio 1974, quella dell’Italicus a San Benedetto Val di Sambro del 4 agosto 1974, il rapimento Moro e l’eccidio di via Fani del 16 marzo 1978, il disastro di Ustica del 27 giugno 1980, le bombe del ‘Rapido 904′ esplose nella galleria presso San Benedetto Val di Sambro il 23 dicembre 1984. Solo per citare alcuni episodi di quella che alcuni definiscono “la strategia della tensione”.
Il lungo elenco di morti causati dallo stragismo ancora non ha, a distanza di decenni, ancora contorni chiari e rimangono misteriosi esecutori, mandanti e complici. Ma limpido è il motivo di quella scia di eccidi: impedire a tutti i costi il rinnovamento del Paese, la vittoria delle ‘riforme di struttura’ che volevano ridefinire il cuore stesso della democrazia italiana.
I ragazzi acciuffati a Roma l’altro ieri probabilmente non sono tutti protagonisti degli incidenti, perchè nel parapiglia è frequente che le forze dell’ordine fermino un po’ a caso, chi si stacca dal branco, rimane indietro, è meno esperto e non sa scappare al momento opportuno.
Dal lontano 12 dicembre del 1969 è innegabile che all’interno della ‘contestazione di sinistra’ si siano sviluppate forme violente, come non è possibile nascondersi che ci siano state infiltrazioni dei servizi segreti, della polizia o dei carabinieri, di individui ‘sotto copertura’ della destra neofascista collusa con ambienti dei cosiddetti ‘poteri forti’. Furono le stragi a generare quel tumore, non la mancanza di politica.
Le botte da orbi del terribile 14 dicembre dovrebbero essere osservate con attenzione, perchè sono altra cosa. Alcune centinaia di quei manifestanti erano arrivati all’appuntamento con caschi, scudi, oggetti contundenti. Altri si sono ‘riforniti’ strada facendo. Ed osservando le immagini si comprende come i protagonisti degli scontri fossero numerosi, ma comunque una infinitesimale minoranza della gioventù italiana, occupata dal Grande Fratello, sedotta dalle castronerie leghiste, impasticcata dal berlusconismo o semplicemente apatica.
Il complotto a Roma non c’era, le infiltrazioni sono una bufala, gli agitatori non erano necessari.
La violenza è esplosa per ‘solitudine’, ha attratto individui probabilmente senza alcuna formazione politica, genericamente ‘incazzati’, del tutto ignari di essere parte di un ‘blocco sociale’, ma convinti del proprio ‘individualismo collettivo’, sicuramente non Black Bloc.
Giovani tristemente abbandonati a se stessi, senza ‘riferimenti’, nutriti come anatre da foie gras dalla propaganda facile del rifiuto globale, ma privati da partiti irresponsabili della fantasia e delle utopie, della passione per la costruzione del ‘mondo nuovo’.
Se il terrorismo è stato battuto in Italia è perchè le forze democratiche furono capaci di isolare i criminali che si rifacevano ad una idea del comunismo interpretata con lo stesso delirio che spinge oggi gli integralisti a rileggere a modo loro la religione islamica. E perchè a sinistra si elaboravano proposte e strategie.
Il carburante che ha infiammato le vie della Capitale invece è stato il vuoto pneumatico di linee politiche credibili dei partiti della sinistra, la demagogia della destra, la superficialità di un sistema formativo nazionale (famiglie, scuola, università, giornali, televisione) non più capaci di mostrare un modello progressista per il futuro.
Vedere poliziotti sgangherati picchiare un manifestante scivolato mentre tentava di ripararsi in qualche modo dal fumo dei lacrimogeni o presunti ‘antagonisti’ rubare le manette ed il casco ad un agente rimasto isolato o tentare di rompere un vetro blindato infrangibile è stato avvilente. Oltre la violenza da condannare in modo assoluto, ma per la stupidità primitiva di quei gesti.
Ancora una volta, come accade da anni, la sinistra italiana non riesce a capire di essere essa stessa la genesi del fenomeno e non la vittima di trame oscure.
Perchè quei giovani ‘imbufaliti’ hanno bisogno di ideali e di proposte, di organizzazione ed istruzione alla politica, di esempi e di illusioni.
E tutto questo, al di là di ogni ragionevole dubbio, non c’è più in Italia e neppure si scorge oltre la nebbia un accenno di cambiamento.
Roberto Bàrbera
ps: liberati i presunti violenti, secondo il tribunale c’è da approfondire la dinamica dei fermi.


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