Precari e disoccupati. In scena all’Università
‘Università+giovani=lavoro’. L’equazione non è così intuitiva di questi tempi, ma è abbastanza significativo che abbia rappresentato lo slogan di recenti manifestazioni avvenute negli atenei italiani.
A Camerino, nelle Marche, è accaduto in occasione di un convegno affollato da giovani, laureandi e laureati: il momento di confronto con i rappresentanti delle imprese in merito all’avvicinamento al mondo del lavoro è diventato l’occasione per discutere di precariato e disoccupazione.
Da qualche tempo sindacati e associazioni del settore non si limitano a denunciare il tasso elevato di giovani senza lavoro, bensì denunciano anche i numerosi rapporti di lavoro basati solo su stage non retribuiti o su contratti a progetto con salariali inadeguati.
L’Università di Camerino ha voluto affrontare l’argomento nel corso di quell’iniziativa ad hoc (svoltasi presso lo storico Palazzo Capitani di Ascoli Piceno), dove numerosi studenti hanno potuto presentare i propri curriculum, sostenere colloqui di lavoro e conoscere da vicino le realtà aziendali.
Sono circa quaranta le aziende che hanno partecipato a questo meeting e si è appreso che i profili maggiormente ricercati sono quelli relativi ad architetti, ingegneri, farmacisti e laureati in economia. Mentre soltanto cinque fra le quaranta aziende che hanno aderito al convegno hanno segnalato l’urgenza di laureati in discipline giuridiche, smentendo la vecchia leggenda secondo cui l’iscrizione alla facoltà di giurisprudenza aprirebbe strade professionali. Anche questo settore, al pari di altre facoltà umanistiche, non offre evidentemente grandi sbocchi ai neolaureati.
Un altro aspetto particolare, e non certo gradevole, lo si è appreso visitando lo stand della Banca Popolare d’Ancona: l’iter di selezione è rivolto ‘ad ambosessi con spiccate doti commerciali’. E se in precedenza si veniva assunti come impiegati di sportello con stipendio fisso, oggi per avere il contratto a tempo indeterminato (ammesso che poi lo si ottenga) bisogna prima superare un lungo periodo di collaborazione commerciale come ‘promoter’ bancari, attività che di solito prevede una minima retribuzione fissa, più le provvigioni che variano a seconda della capacità del collaboratore di portare nuovi clienti alla banca.
Segno dei tempi, caratterizzati da una drammatica fase di recessione economica (nata oltreoceano partendo proprio dalle banche), acuita dal malgoverno. Da qui la difficoltà ad intravedere vie d’uscita per lo sterminato popolo di precari.
Marco Chinicò


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